Irruzione al castello (incipit)

Sull’oscurità si posa la luce, sul nulla danza l’essere; ed è questa la sua libertà.

Guardando dalla mia camera il buio fuori dalla finestra, mi tornarono in mente queste parole. Erano scritte in un libro che dovevo ancora avere da qualche parte; mi fu regalato molti anni prima, quando era ancora viva mia madre. Lei era già molto anziana ma era ancora lucida e si interessava con curiosità di ogni cosa di cui aveva notizia; riusciva ancora a leggere e anche a scrivere qualcosa. Molto probabilmente il libro sarà ancora tra le sue cose. Fu un dono ricevuto in una circostanza particolare, da una persona che vidi quella unica volta in tutta la mia vita: un giovane che all’improvviso mi ritrovai in giardino senza riuscire a sapere come avesse fatto ad arrivarci.

Quando mio padre costruì questa villa, che lui chiamava il nostro castello, lo fece in modo che essa potesse avere un solo accesso: quello dal vialetto alberato che la collega con la strada costiera. E mio padre riuscì ben in questo suo intento perché da tutti gli altri lati la casa è irraggiungibile; è costruita infatti su un pianoro erboso che su tre lati termina a ridosso di alte pareti che scendono a strapiombo sul mare e sulla valle vicina.

(Incipit del racconto “Irruzione al castello” che fa parte del libro “Di Maremma e dintorni)

4 pensieri su “Irruzione al castello (incipit)

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