Ciao mamma (fine)

Jakob Iobiz

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Arnalda ha una sua teoria. Ah, dimenticavo di dirti che non è potuta venire perché non sta troppo bene, sai i soliti acciacchi delle donne. Comunque ti stavo dicendo che lei una teoria ce l’ha: troppe generazioni venute su senza conoscere cosa è la guerra. Bene, dirai tu; bene per niente, dice lei. Tutta questa pace ci ha rincoglioniti. Non ha fatto altro che rammollire i cervelli, i cuori e i muscoli. E così i nostri giovani sono cresciuti pieni di paure e nevrosi; si dovesse fare una guerra oggi i nostri giovani…buuum!… scapperebbero tutti al primo colpo di cannone! Altro che coraggio. La pace non è un valore ma uno stato di inerzia, inedia, mancanza di ideali. E da che mondo è mondo il declino dei popoli è sempre avvenuto quando non sono più riusciti a difendere le conquiste che avevano fatto e…

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Ciao mamma (1)

Jakob Iobiz

Photo by Jonas Kakaroto on Pexels.com

Ciao mamma,

oggi c’è stato il funerale di Gino; non so se ti ricordi di lui. Io ero un po’ distratto e ho sbagliato; ho visto delle facce familiari e mi sono messo in fila, ma il funerale era quello di un altro. Avrei potuto proseguire, sai, per non fare brutta figura, tanto in paese ci si conosce tutti. Ma poi mi sono detto che era meglio di no e ho seguito il carro funebre di Gino.

Povero Gino che se n’è andato, ma anche poveri noi che restiamo qua. Siamo sempre meno, proprio come in una guerra. E non è vero che se ne vanno sempre i migliori: partiamo tutti, in ordine sparso, mica in fila indiana, ma prima o poi si parte tutti. E, invece, ad arrivare sono solo immigrati, neri, occhi a mandorla, slavi, e via di questo passo. Basta accendere…

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La teoria delle linee dritte – o degli elefanti imprudenti (fine)

Jakob Iobiz

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Credetemi, se questi nativi non impareranno altri sistemi per spostarsi rimarranno confinanti qui per sempre; il problema, può darsi, sia la stessa struttura fisica del loro cervello che è piuttosto misera, visto che non supera neppure la velocità di 126 bit.

Per tutto questo motivo vostro figlio Emidio potrebbe essergli molto utile, ma per adesso non gliene hanno data alcuna possibilità. Sarà forse un problema legato alla comprensione della lingua: qui ciascuno parla un idioma diverso dall’altro, anche in luoghi tra loro molto vicini. Ce ne sono in grande quantità – pare esistano migliaia e migliaia di lingue diverse – e ciascuna è comprensibile solo a un ristretto numero di persone.

Penso che in realtà neppure essi, i nativi, sappiano esattamente dove si trovano rispetto allo spazio cosmico; per questo motivo se ne stanno qui sospesi, un po’ come i gatti al sole, senza…

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La teoria delle linee dritte – o degli elefanti imprudenti (1)

Jakob Iobiz

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Cari genitori,

vi scrive da quaggiù vostro figlio Emidio perché vi vuole raccontare del suo ultimo viaggio. Innanzitutto spera che stiate bene in salute e siate ancora insieme da qualche parte, non importa dove.

Sapete che vostro figlio è finito in un mondo torto e curvo dove non esistono linee dritte: anche quelle che appaiono diritte lo sono soltanto se si osservano da molto vicino, ma basta allontanarsi, anche di poco, e si vede bene che invece sono linee curve e storte. E siccome qui tutto quanto è storto, è anche normale che sia altrettanto storto tutto quanto ci sta dentro: uomini, persone, cose e animali, compreso gli scienziati locali che, per la verità, non sono neppure molto intelligenti.

Fortunatamente questo mondo è anche abbastanza vuoto; anzi, è molto vuoto. Ho scoperto che qui è tutto molto rarefatto e questo, tutto sommato, è un…

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Ti piace scrivere e non sai come fare a smettere?

Jakob Iobiz

Adesso hai un’occasione unica! Acquista o scarica al costo di 1€ il mio eccezionale ebook (che domani, grazie alla benevolenza di Amazon, sarà gratis!).

Ho fatto un corso di marketing, come vado? Ho imparato qualcosa di buono?

P.S. Naturalmente non è vero che il mio libro vi farà smettere di scrivere e neppure che ho fatto un corso di marketing.

P.S. Naturalmente è vero che è un libro eccezionale!!!

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L’uomo che conosce il futuro

Jakob Iobiz

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Le potrà apparire impossibile, caro giovane, ma io posso conoscere il futuro. Ormai ho i capelli bianchi, quei pochi che mi sono rimasti, eppure tutti i miei ricordi stanno là, nel futuro. Quando la guardo so già in anticipo cosa lei sta per fare, quali saranno i suoi movimenti. Per la verità, ho solo vaghi ricordi del futuro remoto; e questi non riguardano tutte le persone che incontro. Eh no, altrimenti sarei un indovino!  I ricordi che ho del futuro sono solo quelli del mio futuro, non del futuro in generale.

Il vero problema, le potrà sembrare strano, è che non so più nulla del passato. Praticamente non so chi sono o cosa ho fatto.

Ma, non so se glielo ho già detto, i miei ricordi del futuro sono molto nitidi solo rispetto al futuro prossimo, sono invece nebbiosissimi quando si tratta del futuro remoto…

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L’ultima bambina (fine)

Jakob Iobiz

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Non tutti gli abitanti del paese partirono, ci furono anche alcune persone che decisero di rimanere là in quella terra disgraziata; forse perché si erano ormai abituate a vivere senza bambini e la cosa non le disturbava più. Per cercare di colmare il vuoto lasciato dalla loro assenza, molti di coloro che rimasero si misero ad allevare piccoli animali di specie e razze diverse ai quali volevano bene come fossero esseri umani; dei bambini restò solo il ricordo e le immagini sui giornali o quelle che venivano trasmesse in televisione. E fu allora che accadde l’evento più inaspettato e inquietante.

Le persone che avevano deciso di non partire continuarono a invecchiare ma scoprirono di invecchiare a un ritmo molto più lento che in passato. Era come se per loro il tempo avesse rallentato il suo scorrere; esse diventavano più anziane, ma ciò accadeva molto, molto…

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L’ultima bambina (2)

Jakob Iobiz

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Qualcuno diceva che quell’eremita fosse addirittura un santo. Una delegazione costituita dai rappresentanti più autorevoli delle città della contea si recò ad incontrarlo e lui la accolse in modo cordiale, quasi stesse aspettando quella visita.

Gli fu spiegato il problema che affliggeva il paese e subito dopo gli fu rivolta la domanda cruciale: «Come mai sta accadendo tutto questo?». L’eremita, senza molti giri di parole, spiegò ai componenti della delegazione che il loro paese era oramai colmo di cattiverie, delitti e soprusi e, siccome la terra conserva la memoria delle cose che accadono nel corso degli anni e dei secoli, il suolo era diventato saturo di tutto quel male e questo rendeva sterile ogni persona che ci viveva.

«Cosa possiamo fare perché questa disgrazia abbia fine?» chiese allora il capo della delegazione all’eremita.

«Niente, non potete fare assolutamente nulla» fu la sua risposta. La delegazione…

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L’ultima bambina (1)

Jakob Iobiz

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Oggi ho intervistato Klara, una giovane ragazza nata in una contea di cui ha preferito non fare il nome; sua madre è una delle ultime bambine nate in quel paese. Fortunatamente, i suoi nonni la portarono via e lei ha avuto l’opportunità di crescere e diventare adulta lontana dal suo paese natale.

Quando ho insistito perché indicasse il nome della contea, Klara ha detto che non vuole fare alcun nome perché, nonostante siano passati molti anni, ha paura di eventuali ritorsioni.

Ha raccontato che tutto ebbe inizio quando in vari centri della contea, all’improvviso, le donne smisero di fare figli. E non era perché non volessero più farli, non ne erano più capaci. All’inizio la cosa fu notata solo dalle persone direttamente interessate, dagli uomini e dalle donne che desideravano avere un figlio, dalle loro famiglie e dai medici ma dopo un po’ di tempo…

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Non tutto corre

Jakob Iobiz

Corrono gli anni

il tempo e i malanni,

corrono i binari e i denari

chi da una parte chi dall’altra,

Corrono anche le voci

lungo i fili e sulle antenne

senza che nessuno

riesca mai raggiungerle.

Anche il telefono e il lavoro sono mobili,

ma la luce, invece, rimane ferma

con me al centro della stanza.

Io la osservo, e lei mi fa compagnia.

Diego Osvaldo Ardiles

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Abbiamo tutti un blues da piangere (fine)

Jakob Iobiz

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Già, tutto vero. «Ma Jean Jacques?» ho chiesto al mio amico.

«Lui, purtroppo, fu condannato a vedere anche il rovescio della medaglia. Era pazzamente innamorato di Angelica e lei corrispondeva con passione al suo sentimento. Tutti i giorni, pur non ricordando di essersi già conosciuti, tornavano inspiegabilmente a incontrarsi e a innamorarsi di nuovo. Questo prodigio andò avanti sino a quando Jean Jacques, una notte, completamente ubriaco e forse sotto l’effetto di una droga allucinogena, uccise Angelica colpendola con diverse coltellate per un motivo rimasto sconosciuto.

Lui adesso non ricorda; non ricorda più di averla uccisa e, ovviamente, non è stato punito poiché in quella isola felice nessuno poteva essere chiamato a rispondere di fatti dei quali non aveva più alcuna memoria. Ma ogni nuovo giorno Jean Jacques vive la sua condanna e si ritrova a innamorarsi di un sogno, un sogno che sente…

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Abbiamo tutti un blues da piangere (4)

Jakob Iobiz

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Riguardo alla eliminazione della memoria, rimase aperta solamente la discussione su cosa si dovesse in concreto intendere per memoria lunga, e su ciò che in ogni caso non si sarebbe mai dovuto eliminare nella memoria di ciascun individuo per garantirne il buon funzionamento.

Vari tentativi, resi possibili da coraggiosi volontari, consentirono di determinare la quantità e la qualità di informazioni utili e indispensabili alla vita quotidiana di ciascun individuo; tutto il resto poteva essere eliminato. Fu una vera liberazione nonché una nuova e formidabile conquista civile e sociale.

Tutte le precedenti civiltà erano infatti inesorabilmente giunte all’estinzione perché avevano basato il proprio ordine sociale e politico sul ricordo delle loro origini, dei padri fondatori, la gloria ma anche i disonori conservati nel ricordo del loro passato. Si iniziò a leggere la Storia come un oscuro periodo di ingiustificata esaltazione della memoria; da questo vizio…

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Abbiamo tutti un blues da piangere (3)

Jakob Iobiz

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Il vecchio compagno di studi mi racconta un fatto accaduto ad un certo Jean Jacques e alla sua compagna Angelica. Quando ha pronunciato questi nomi ho avuto la sensazione che li avesse inventati sul momento per non rivelare la vera identità dei protagonisti della storia che si apprestava a raccontare.

Questi due giovani erano pazzamente innamorati l’uno dell’altro. Ogni volta che si vedevano si amavano come fosse la prima volta, scambiandosi promesse di felicità e amore eterno. Jean Jacques rivolgeva ad Angelica sempre le stesse tenere parole:

«Oggi hai un abito bellissimo», le diceva, e poi aggiungeva: «Ma è il sorriso il tuo vestito più bello».

Tutto questo accadde per un numero infinito di incontri, e ogni volta i due giovani vissero il loro amore come fosse il primo giorno. Invece adesso, che Jean Jacques è un uomo di una certa età, non ricorda…

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Decalogo dello scrittore, secondo me.

Jakob Iobiz

  1. Leggere molto
  2. Imparare a scrivere
  3. Imparare a scrivere bene
  4. Imparare a scrivere racconti e romanzi
  5. Imparare a scrivere bene racconti e romanzi
  6. Scrivere un bel romanzo.
  7. Cercare case editrici che pubblicano racconti e romanzi (e non solo bei romanzi)
  8. Inviare il proprio manoscritto a una o più case editrici (facendo in questo caso molta attenzione all’uso del “copia e incolla”)
  9. Aspettare.
  10. Imparare a vendere un libro, che non è detto sia davvero anche un bel romanzo.

  • La numero 10 è la cosa più importante

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