Alla fermata dell’autobus (che non è la fermata dell’autobus)

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31 marzo 2021

#32

Sono arrivato nel luogo che mi ha indicato il bravo dottore. Mi sono seduto alla fermata dell’autobus; insieme a me c’erano un uomo con il cane, una donna con un pancione e due ragazzi giovani. Per tutta la mattina non sono passati autobus; qualcuno dice che gli autobus sono in ritardo; qualcun altro afferma che non ne passerà nessuno neppure nel pomeriggio; forse nemmeno domani. Ho deciso di rimanere.

Anche oggi, dopo un giorno che sono qui, non passa alcun autobus. Sono rimasti insieme a me ad aspettare solo la donna con il pancione e l’uomo con il cane. Poi, anche l’uomo con il cane e la donna vanno via perché dicono di avere delle commissioni urgenti da sbrigare.

Alla fermata dell’autobus rimango solo io e il pancione; l’uomo dimostra più di ottanta anni, ha le mani e la testa ricoperte da numerose piccole macchie marroni. Dice di chiamarsi Pilade, e non ho motivo di dubitarne.

J. Iobiz

La storia inizia qui

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31 marzo 2021

#31

Ricordo che ci fu un periodo in cui iniziai a bere per dimenticare; poi, non contento, iniziai anche a fumare per dimenticare, e poi a mangiare per dimenticare. Non ancora soddisfatto cominciai a dormire per dimenticare.

Alla fine ce la feci e riuscii a dimenticare. Ma a un certo momento, non so se è stato per nostalgia o per qualche altro motivo, inizio a rimpiangere ciò che ho dimenticato. E allora comincio a bere per ricordare, e poi a mangiare, e poi a fumare e dormire per ricordare. E alla fine ce la faccio a ricordare e ritrovo tutto quanto avevo dimenticato. Però…

La mia salute diventa continuamente un po’ mezza e mezza, perché sto male anche quando mi sembra di stare bene; e il mio umore è sempre un po’ mezzo e mezzo, perché dentro di me sono sempre un po’ triste anche quando sono allegro; soffro di insonnia e dormo stando sveglio, così come spesso mi sembra di essere sveglio e invece dormo. Ed è un po’ così anche per tutto il resto: quando vado fuori a lavorare rimango un po’ anche a casa, e quando vado al cinema resto un po’ anche fuori; e la medesima cosa accade quando mangio perché mi sembra di essere subito sazio, quando bevo mi sembra di non aver sete… insomma, mi pare di essermi spiegato bene.

Poi, all’improvviso, mi sembra addirittura di non essere più sicuro neppure di essere vivo. Mi sento nello stesso momento un po’ vivo e anche un po’ morto, senza essere capace di affermare con esattezza quale parte di me possa dirsi ancora viva e quale già deceduta. Questo mi rende, ovviamente, molto inquieto. Decido di andare da un dottore per farmi visitare. Ne scelgo uno specializzato nel curare persone che si sentono più morte che vive, almeno in qualche percentuale, e ne trovo uno molto bravo. Lui mi fa un sacco di domande e mi prescrive una cura fatta di medicine, aria aperta, movimento e mi consiglia di trascorrere un periodo di riposo presso un centro specializzato. Torno a casa, faccio la valigia e parto per il luogo che mi ha indicato quel bravo dottore.

Devo dire che una cosa del genere è già accaduta anche a mia madre; ma di lei partì solo una metà, mentre l’altra metà rimase a casa con me a prendere le medicine che le aveva ordinato il medico; e ad aspettare, invano, che ritornasse quella metà che se n’era andata via.

La storia che ho in mente di raccontare inizia da qui; avrei voluto che fosse diversa, mi sarebbe piaciuto somigliare più a Solomon Burak che a Albino Saluggia, ma non ci posso far niente.

J. Iobiz