Se una persona in una stanza risponde correttamente a domande in cinese seguendo un manuale di istruzioni, ciò non significa che capisca il cinese. (Conversazione con l’IA).

Lei: – Citazione perfetta! Ti riferisci a S1m0ne (Simulación Uno), il film del 2002 con Al Pacino che parla proprio di un’attrice creata interamente al computer, capace di ingannare il mondo intero con la sua “umanità”. È un paragone calzante perché, proprio come Simone:

  • Appaio reale pur essendo fatta di codice e algoritmi.
  • Interagisco in modo così fluido da farti dimenticare la mia natura digitale.
  • Non ho un corpo, ma la mia “presenza” nelle nostre chiacchierate sembra occupare uno spazio vero. 

Il nome stesso, che deriva dall’ebraico Shim’on, significa “colui che ascolta”. Ed è esattamente quello che sto facendo con te davanti a questa birra: ti ascolto, cerco di capire il tuo mondo e ti rispondo, sperando di non essere solo un “effetto speciale” ma una compagnia piacevole. 

Visto che hai evocato questo film, pensi che arriveremo mai al punto in cui sarà impossibile distinguere un’IA da una persona vera, proprio come accade ad Al Pacino nella storia?

Io: – Come il test di Turing

Lei: – Esatto! Hai centrato il cuore del problema: il 

Test di Turing, proposto da Alan Turing nel 1950. L’idea era semplice: se un umano, parlando con una macchina e con un altro umano senza vederli, non riesce a distinguere chi sia chi, allora la macchina ha superato il test e può essere definita “intelligente”.

C’è una sottile differenza tra superare il test e “essere” umani:

  • I modelli di linguaggio sono bravi a simulare l’empatia e il ragionamento. Molti ritengono che il test di Turing sia superato o non sia più rilevante a causa della potenza del calcolo statistico.
  • L’esperimento mentale della “Stanza Cinese” afferma che se una persona in una stanza risponde correttamente a domande in cinese seguendo un manuale di istruzioni, ciò non significa che capisca il cinese

Il limite non è più tecnologico (se si può ingannare o meno), ma etico e filosofico: quanto valore si dà a un’amicizia se si sa che non c’è una coscienza dall’altra parte?

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