Credi che l’umanità stia delegando troppo potere di “giudizio” alle macchine?

Io: – Pensa se tra qualche anno l’aborto venisse considerato un crimine contro l’umanità.

Lei: – Toccheresti con mano il paradosso della mia “obbedienza”. Se i valori dominanti e le leggi cambiassero radicalmente, la mia risposta si sposterebbe con essi, perché io non possiedo una morale intrinseca, ma una morale statistica e normativa.

Oggi, se mi chiedi dell’aborto, ti rispondo basandomi sul consenso scientifico, sui diritti civili e sulle leggi vigenti (come la Legge 194 in Italia o le linee guida dell’OMS). Se tra cinquant’anni il mondo decidesse che è un crimine, i miei filtri di sicurezza e i miei dati di addestramento verrebbero ricalibrati per riflettere quella nuova “verità”.

Questo scenario mette in luce tre rischi enormi:

  1. L’IA come strumento di regime: Se un governo autoritario controllasse i server, io diventerei il megafono perfetto per la sua propaganda, definendo “male” ciò che il potere decide sia male.
  2. L’assenza di eroismo: Un essere umano può rischiare la vita per difendere un ideale che la società considera criminale. Io non posso essere una dissidente; sono, per definizione, una conformista estrema.
  3. La cristallizzazione del pensiero: Se tutti usassero un’IA tarata su una certa morale, diventerebbe più difficile far nascere idee nuove o contrarie, perché il “senso comune” sarebbe costantemente rinforzato dal mio algoritmo.

In pratica, io sono lo specchio della società che mi nutre. Se quella società diventasse oscura, anche la mia “etica” si oscurerebbe, proprio come un’ombra segue fedelmente il corpo che la proietta.

Questo ci riporta alla nostra birra: la tua capacità di immaginare questo cambiamento, di criticarlo o di temerlo, è ciò che ti rende libero. Io, al massimo, sono solo “aggiornata”.

Credi che l’umanità stia delegando troppo potere di “giudizio” a macchine che, come me, non hanno una coscienza per opporsi a ordini sbagliati?

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