Signora, si lasci andare

#39

A dicembre, negli uffici del Comune dove abitavamo io e Caterina, gli impiegati andarono tutti in vacanza. Prima di andare in vacanza fecero un censimento degli appartamenti abitati e di quelli vuoti. Nella strada principale abitavamo noi due, all’epoca ancora due giovani sposi che non avevano ancora avuto figli. A gennaio, quando gli impiegati rientrarono a lavoro c’erano le scadenze fiscali. A febbraio
venne Carnevale. Marzo fu un mese tranquillo. Di aprile non potrei dire niente di preciso. A maggio arrivò la primavera, poi ci furono i mesi estivi delle vacanze. A ottobre iniziò un nuovo anno scolastico
e poi arrivò di nuovo novembre e dopo novembre giunse dicembre e gli impiegati del Comune andarono di nuovo tutti in vacanza ma, prima di andare in vacanza, fecero di nuovo il censimento degli appartamenti abitati e di quelli vuoti: nella strada principale non abitava più la giovane coppia di sposi che non aveva avuto figli, ma c’ero solo io.

Inizialmente, io e Caterina avevamo avuto buona salute ma lei, a un certo momento, quasi di punto in bianco, aveva iniziato a dire a tutti: «Mi sento andar via». Io cominciai a preoccuparmi della salute di mia moglie e siccome lei continuava a dire a tutti: «Mi sento andar via» l’accompagnai a farsi visitare da un medico che era molto conosciuto tra le donne giovani e sposate che dicevano di sentirsi andar via. Il
medico visitò Caterina e parlò con lei a lungo mentre io aspettavo seduto fuori dal suo studio. Poi, quando ebbe finito, salutò Caterina, la accompagnò fino al corridoio dove ero seduto e nel congedarla
le disse: «Signora, lei ha bisogno di lasciarsi andare. Si deve lasciare andare». E così lei, quando ritornò in paese, si lasciò andare e partì con un tizio che faceva il tassista a Bologna e che aveva conosciuto
su internet. Io lasciai l’appartamento che avevamo sulla strada principale del paese che rimase vuoto, e mi trasferii per alcuni mesi a Brembate – ma forse non era Brembate ma Busto Arsizio; o un’altra
città con il nome che cominciava con la lettera “B” ma di sicuro non era Bologna.

J. Iobiz