La terra ferma non esiste, casomai esiste quella asciutta

[Tratto dalla nota biografica redatta da Arturo Maria Storti, posta in calce al romanzo di J. Iobiz]

L’esilio volontario che ha condotto Jakob lontano dalla città in cui è cresciuto, è iniziato molti anni fa, in una notte di luna piena – e c’è chi dice sia avvenuto all’una di notte in punto (forse in riferimento alla poesia del suo amico poeta D. Osvaldo Ardiles, “All’una di notte di una notte di luna”).

Jakob si era alzato dal letto e aveva svegliato i suoi genitori per annunciare di aver scoperto che:

« La terra ferma è solo un mito, nessuno l’ha mai vista, casomai esiste quella asciutta. Ma il vero  problema», aveva proseguito con tutta l’autorevolezza che già da giovane possedeva, «è nel nostro sistema: è certamente solare ma anche molto agitato, è tutto un rigirar di palle in movimento! Ed è per questo che in un anno solare non ci sono solo persone solari ma anche molti uomini e donne tenebrosi».

Aiutandomi con i riferimenti ricavati da alcuni studi biografici, mi è stato possibile appurare che, in realtà, i genitori di Jakob raccontarono in seguito che egli si era svegliato all’improvviso, circondato da mobili, tappeti, cornici e suppellettili varie che non riconosceva più e osservava con uno sguardo incredulo. Jakob disse:

«Mi  gira la testa, ma di questo sono felice; sarebbe molto peggio se lei, la testa, fosse fissa. Invece è libera come la Terra, che ferma nel cielo non può  restare, anche se è piena, certamente molto più della Luna». E anche qui c’è forse un riferimento ad un altro canto dell’amico poeta Ardiles:

… mi guardano increduli  immobili mobili,

arresi arredi e supini tappeti,

suppellettili varie e appese cornici… ecc.).

E così, all’una di notte di una notte luna Jakob Iobiz partì per il suo viaggio verso una meta ignota, come più tardi affermò:

«Come una specie di fossile lanciato da un missile decollato da qualche pianeta sconosciuto».