Il giorno dopo sarai allegro come il giorno prima?

20 marzo 2021

(Una breve introduzione/5)

Stavo dicendo: basta che il giorno dopo tu sia allegro e contento almeno come il giorno prima, altrimenti, dopo aver gettato via diciotto delle venti pagine che hai scritto, vai a cercare anche quelle che hai scritto nei giorni precedenti per buttarne via altre quaranta o sessanta o… tutte quante!

A questo proposito, e cioè riguardo a sbalzi di umore, nervosismo, pessimismo, eccetera, ho letto che uno scrittore americano, famoso famoso, sosteneva che va bene scrivere quando si è ubriachi, ma poi, una volta sobri, occorre correggere quello che si è scritto; e pare che lui seguisse proprio questo metodo, e con ottimi risultati, visto che ha scritto pagine indimenticabili.

Ma io penso che allora, se lui doveva mettersi a bere, vuol dire che, anche se era famoso famoso, scrivere non gli bastava per farsi passare il nervoso.

Io, invece, bevo solo qualche birra o un po’ di vino, e forse è per questo che non riesco a scrivere libri di successo; anche se credo proprio non ci sia un collegamento diretto tra queste due cose, cioè tra scrivere e bere; un po’ come mi sembra non ci sia un gran collegamento tra questa introduzione e il nuovo romanzo che voglio scrivere. (continua… forse)

J. Iobiz

Prima di cominciare a scrivere

19 marzo 2021

(Una breve introduzione/3)

Prima di cominciare a scrivere, si dovrebbe stare del tempo senza leggere nulla, perché altrimenti viene fuori un modo di scrivere che non è il nostro, ma quello di qualcun altro, e chi ci conosce, quando legge quello che abbiamo scritto, se ne accorge subito. Ora, non è che se uno legge Proust poi scrive come lui; magari! Ma può capitare che ti accada la stessa cosa che si verifica per i dialetti, e cioè che se stai per tanto tempo in una città che non è la tua, e dove la gente parla in modo diverso da te, va a finire che anche te parli un po’ diverso da come parlavi prima, e un po’ più uguale alle persone che abitano in quella città.

Per questo motivo ho deciso che prima di iniziare a scrivere questo mio nuovo libro aspetterò qualche settimana, e in questo periodo starò senza leggere e senza scrivere niente, se non, forse, questa  breve introduzione.

Oppure potrei almeno abbozzare la prima e l’ultima pagina del libro e il resto mettercelo dopo, con calma, come sembra faccia uno scrittore famoso – ma che non è famoso per questo motivo, è famoso perché quando scrive un libro ne vende milioni di copie, e chissà come farà, dico io, a mettersi nei panni di tutte quelle persone che leggono i suoi libri, anche se, secondo me, quando sei famoso come lo è lui non importa più che tu ti metta nei panni degli altri, ma sono gli altri che si mettono volentieri nei tuoi.

Ora, forse, ho perso leggermente il filo del discorso e anche se questa è solo una bozza dell’introduzione, non vorrei che andasse a finire che invece di introdurre nel libro che voglio scrivere, introduce da qualche altra parte, che poi non so più neppure io come fare a ritornare all’inizio del libro, e uno che legge potrebbe dire, giustamente: «Sì, bella questa introduzione, ma cosa c’entra con il libro?».

(continua)

J.Iobiz

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