La vera storia di Pietro Rigosi (Bologna, 16 aprile 1865) è l’incredibile fatto di cronaca che ha ispirato Francesco Guccini per la sua celebre ballata. All’epoca dei fatti, Rigosi era un giovane fuochista e ferroviere di 28 anni, sposato e padre di due bambine.
Il gesto drammatico avvenne il 20 luglio 1893. Le cronache del tempo (e la successiva narrazione politica) attribuiscono l’atto all’esasperazione per le dure condizioni di lavoro, le paghe misere dei ferrovieri e i profondi ideali anarchici dell’uomo.
Presso la stazione di Poggio Renatico (Ferrara), Rigosi approfittò di un momento di distrazione del personale e si impossessò della locomotiva numero 3541 della Rete Adriatica, appena sganciata da un treno merci.
Lanciò la motrice a tutta velocità — circa 50 km/h, una velocità impressionante per l’epoca — lungo i binari in direzione di Bologna.
Il suo intento simbolico era quello di scagliarsi contro un treno di lusso carico di passeggeri della ricca borghesia.
A differenza di quanto narrato romanticamente da Guccini (dove il macchinista muore nell’impatto), nella realtà Pietro Rigosi sopravvisse.
Il personale della stazione di Bologna, avvisato del pericolo imminente, riuscì a deviare la “locomotiva impazzita” su un binario morto poco prima dell’ingresso in stazione. La macchina si schiantò contro dei carri merci in sosta. Rigosi fu sbalzato fuori riportando gravissime ferite e subendo l’amputazione di una gamba, oltre a vistose cicatrici al volto, ma si salvò.
Dopo l’incidente, le autorità dell’epoca liquidarono politicamente il caso etichettando Rigosi come “pazzo” per sgonfiare la portata della protesta anarchica. L’uomo visse il resto dei suoi giorni lontano dai riflettori.
