Un po’ blues, ma non triste

23 marzo 2021

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#12

Se uno si ritrova questo testo tra le mani – che di sicuro non è triste – potrebbe pensare che nel periodo che è trascorso da quando scrissi il primo libro ad oggi mi sia successo qualcosa di strano, magari anche di molto allegro. Siccome però non mi è successo niente di strano e di allegro, sento il dovere di spiegare il motivo per cui questi due testi sono così diversi tra loro.

Perché qualcuno, lo so già, potrebbe dire che sembra quasi che a scrivere questa roba qui sia stato un altro al posto mio. Se questo qualcuno dovesse fare un’affermazione del genere, gli risponderò dicendo che la presente introduzione non è stata pensata per essere scritta ma espressa a voce ai futuri lettori del mio nuovo romanzo. Ed è normale che sia scritta in questo modo, certamente un po’ confusionario e discorsivo, perché quando uno parla non parla come quando scrive.

È vero che, a volte, penso che scrivere questa introduzione in fondo sia da parte mia uno scrupolo eccessivo, perché le persone che hanno letto il mio primo libro, quello triste, in realtà non sono poi così tante; e, forse, quello che voglio esporre in queste pagine potrei provare anche dirlo personalmente a ciascuna di loro, cercando, ovviamente, la giusta occasione.

Comunque sia, questo romanzo non racconterà una storia triste, questo è certo; e quando uno scrittore racconta una storia che non è triste è molto improbabile che riesca a scrivere un libro triste. Sarebbe molto difficile anche per uno scrittore sconsolato per davvero far accadere un prodigio del genere, e io, mi pare di averlo già scritto, non sono affatto uno scrittore sconsolato; magari un po’ blues o malinconico, ma non triste.

J. Iobiz

Un libro triste?

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23 marzo 2021

(Una breve introduzione/11)

Comunque io, dopo che tutti mi avevano detto che il mio primo libro era triste – e hai voglia di spiegare che era triste solo perché parlava di cose tristi, tanto non cambiava nulla – ho pensato:

1.     che è meglio se non scrivo più delle storie tristi;

2.     che sarebbe stato diverso se avessi spiegato bene nell’introduzione qual era il motivo per cui erano tristi quelle storie, cosa che invece non avevo fatto – perché il libro era uscito senza un’introduzione, e io nemmeno ci avevo pensato che all’inizio del libro potessi mettere una bella introduzione – e questo, forse, è il motivo per cui quel libro non ha avuto grande successo.

Cioè, chi lo ha letto, quel libro, mi ha detto che gli è piaciuto, anzi spesso che le è piaciuto, perché la maggior parte sono donne, anzi sono quasi solo donne, ora che ci penso, e non ho neanche capito il perché; e invece della mancanza dell’introduzione l’ho notato solo io, mentre loro avevano notato che il libro era triste, e io quello, invece, non l’avevo notato. O, forse, hanno notato anche che mancava l’introduzione ma non me lo hanno detto, perché quasi mai le persone ti dicono veramente quello che pensano riguardo a  qualcosa che hai scritto, e, può darsi, riflettendoci bene, che sia meglio così, altrimenti chissà quanti scrittori famosi magari non avrebbero raggiunto la fama e avrebbero smesso subito di scrivere perché si erano impermaliti per qualche critica che non si aspettavano di ricevere alla presentazione delle loro prime opere.

Ad ogni modo, dovendolo ripresentare oggi quel libro, può darsi che lo direi subito che mi sono dimenticato di metterci l’introduzione. Ma probabilmente, invece, anche con l’esperienza che mi sono fatto in tutto questo tempo, non lo direi ugualmente che al libro manca l’introduzione, perché l’editore mi ha detto che non bisogna mai richiamare l’attenzione dei lettori – o potenziali lettori – sui punti deboli del libro, tanto se ne accorgono sempre da soli e anche molto in fretta.

J. Iobiz