Gli uomini non conoscono mai il vero nome dei cani

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I giorni, le settimane e i mesi sono passati velocemente. L’estate è scivolata presto nell’autunno e più tardi si è addormentata sotto una soffice coperta di neve: è la neve che è caduta due giorni dopo Natale. Il giorno di Natale lo abbiamo trascorso tutti insieme e Adele mi ha regalato alcune sue poesie; mi è parso di vedere per la prima volta nel suo sguardo una nuova luce, quella stessa piccola luce che è aumentata nei giorni successivi. Nella notte tra il ventisei e il ventisette dicembre è arrivata anche la neve.

Al mattino, quando ci siamo alzati, il vento era debole e se ne stava quieto tra gli alberi; gli alberi se ne stavano fermi in mezzo al bosco e presso i bordi dei campi, ciascuno al proprio posto. Il posto era bellissimo. Il cielo era pulito, la neve era pulita, come doveva esserlo anche l’acqua che vi stava raccolta dentro, che in primavera avrebbe ripreso a scendere a valle. Era come se tutto fosse ritornato vergine. C’era là fuori intorno a noi una montagna d’inverno così grande che io non ricordo di aver mai visto prima di ora; tutta così raccolta in un solo colpo d’occhio. Un’immensa montagna d’inverno fatta di neve, neve fresca e candida; miliardi di fiocchi caduti dal cielo, giù, giù, uno a uno, che si erano accomodati, uno accanto all’altro, in attesa della prossima primavera.

Le orme di Massimo Valerio restavano impresse nella neve e segnavano il suo passaggio come la scia di una nave che solca il mare; ma il mare non sta mai fermo né di notte né di giorno e neppure d’inverno, e invece lì tutto era immobile. Immobile e silenzioso, silenzioso e immobile. Io chiamavo Massimo Valerio e lui correva da me per ripartire subito dopo.

A questo proposito, non mi pare di averlo ancora detto, ma Massimo Valerio Segugio Spinone mi ha rivelato che questo nome, quello con cui tutti lo chiamiamo, anche se secondo lui è un bel nome, non è il suo vero nome; mi ha confidato che il vero nome dei cani è un segreto che solo i cani conoscono. Gli uomini non sanno mai qual è il loro vero nome e si arrangiano inventandone alcuni che a loro piacciono; da che mondo è mondo le cose funzionano in questo modo: i cani lo sanno e rispondono ugualmente, specialmente se sono cani che hanno ricevuto una buona educazione come Massimo Valerio Segugio Spinone – che però non si chiama Massimo Valerio Segugio Spinone.

J. Iobiz

P.S. Io, Massimo Valerio, Pilade e Adele abbiamo trascorso insieme i giorni successivi, e posso confermare che l’umore di Adele è molto migliorato; ci ha raccontato molte cose della sua vita e, di fronte a tutta quella neve, ci ha detto che quando era piccola era una ragazzina molto precisa e diligente, e che le piaceva sciare; è stato suo padre a insegnarle a sciare. Da lui ha appreso molto bene tutti i movimenti che servono per fare le curve a destra e a sinistra e poter percorrere le discese, anche quelle che hanno molta pendenza. Siccome il padre di Adele era però una persona molto prudente, non le ha insegnato ad andare veloce ma ad andare piano. E siccome lei era una ragazzina molto diligente aveva imparato ad andare piano, anzi pianissimo; sciava così piano che sembrava che neppure si muovesse. E per questo motivo, quando voleva sciare non gli occorrevano neppure gli sci né la tuta né gli scarponi ma poteva farlo comodamente anche restando in paese e anche se non c’era la neve.

J. Iobiz

Massimo Valerio Segugio Spinone

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Massimo Valerio Segugio Spinone è un cane. Si chiama così; è di proprietà di una coppia di anziani che sono dovuti partire all’improvviso e lo hanno lasciato qui. Ho detto agli impiegati dell’Amministrazione che posso pensare io a lui; non è più molto giovane ma è molto educato. Abbiamo iniziato a fare insieme lunghe passeggiate e ho scoperto che, oltre a saper ascoltare, sa anche parlare. E credo sia un cane con una certa istruzione. Quando camminiamo nelle strade qui intorno, facciamo lunghe discussioni sulle differenze che ci sono tra il mondo degli uomini e quello degli animali. Ad esempio, sui modi che hanno i cani di segnare il loro territorio. Massimo Valerio insiste perché anch’io faccia come lui, in modo da tenere lontani certi tipi antipatici; gli ho spiegato di non essere capace di fare pipì a piccole dosi e in modo ripetuto; e che comunque gli esseri umani non riescono a riconoscere l’identità delle persone dall’odore della pipì – salvo casi veramente eccezionali. Ad ogni modo, per non contrariarlo, ogni tanto seguo il suo consiglio ma, come presumevo, gli incontri con persone antipatiche non sono diminuiti.

Siccome Massimo Valerio si interessa molto alla storia della mia vita, gli ho raccontato che diversi anni fa sono stato a un passo da diventare un leader politico piuttosto famoso. Avevo fondato un mio partito politico che aveva raccolto diversi iscritti. Quando però mi presentai alla prima assemblea, il mio programma fu approvato solo da una parte dei sostenitori ma non da tutti. Allora, siccome non volevo che il nuovo partito nascesse con una simile divisione al suo interno, feci un partito più piccolo riunendo solamente quelli che erano d’accordo con il mio programma. Ma, non so perché, anche quella volta, pur essendo un partito più piccolo, alla prima assemblea il mio programma fu approvato solo da una parte degli iscritti, ma non da tutti. Feci allora un’altra scissione e creai un altro partito ancora più piccolo, composto solo da fedelissimi sostenitori. Eppure, anche in quella occasione, pur essendo un partito fatto solo di quattro persone, alla prima assemblea il mio programma fu approvato solo da alcuni iscritti: due votarono a favore e uno si astenne. Allora, rinunciai all’idea di fondare un partito e decisi che avrei continuato a fare politica senza un partito.

Massimo Valerio, mi ha ascoltato in silenzio e poi, visto che mi sono occupato anche di politica, mi ha chiesto il mio punto di vista su alcuni problemi secondo lui molto attuali, che non sto adesso qui a ripetere; gli ho detto che per rispondergli mi occorre un po’ di tempo per pensarci. Non è facile per me sentirmi convinto di una cosa al cento per cento e quindi, prima di dargli una risposta, ho bisogno di riflettere. Ed è stato in quel momento che Massimo Valerio mi ha sorpreso con questa uscita: «Ti comprendo», ha detto, «si può essere d’accordo su pochissime cose con tante persone, oppure su molte cose con pochissime persone; ma d’accordo al cento per cento, proprio su tutto quanto, non lo siamo mai, neppure quando rimaniamo soli con noi stessi». Che cane!

J. Iobiz