Gli uomini non conoscono mai il vero nome dei cani

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#42

I giorni, le settimane e i mesi sono passati velocemente. L’estate è scivolata presto nell’autunno e più tardi si è addormentata sotto una soffice coperta di neve: è la neve che è caduta due giorni dopo Natale. Il giorno di Natale lo abbiamo trascorso tutti insieme e Adele mi ha regalato alcune sue poesie; mi è parso di vedere per la prima volta nel suo sguardo una nuova luce, quella stessa piccola luce che è aumentata nei giorni successivi. Nella notte tra il ventisei e il ventisette dicembre è arrivata anche la neve.

Al mattino, quando ci siamo alzati, il vento era debole e se ne stava quieto tra gli alberi; gli alberi se ne stavano fermi in mezzo al bosco e presso i bordi dei campi, ciascuno al proprio posto. Il posto era bellissimo. Il cielo era pulito, la neve era pulita, come doveva esserlo anche l’acqua che vi stava raccolta dentro, che in primavera avrebbe ripreso a scendere a valle. Era come se tutto fosse ritornato vergine. C’era là fuori intorno a noi una montagna d’inverno così grande che io non ricordo di aver mai visto prima di ora; tutta così raccolta in un solo colpo d’occhio. Un’immensa montagna d’inverno fatta di neve, neve fresca e candida; miliardi di fiocchi caduti dal cielo, giù, giù, uno a uno, che si erano accomodati, uno accanto all’altro, in attesa della prossima primavera.

Le orme di Massimo Valerio restavano impresse nella neve e segnavano il suo passaggio come la scia di una nave che solca il mare; ma il mare non sta mai fermo né di notte né di giorno e neppure d’inverno, e invece lì tutto era immobile. Immobile e silenzioso, silenzioso e immobile. Io chiamavo Massimo Valerio e lui correva da me per ripartire subito dopo.

A questo proposito, non mi pare di averlo ancora detto, ma Massimo Valerio Segugio Spinone mi ha rivelato che questo nome, quello con cui tutti lo chiamiamo, anche se secondo lui è un bel nome, non è il suo vero nome; mi ha confidato che il vero nome dei cani è un segreto che solo i cani conoscono. Gli uomini non sanno mai qual è il loro vero nome e si arrangiano inventandone alcuni che a loro piacciono; da che mondo è mondo le cose funzionano in questo modo: i cani lo sanno e rispondono ugualmente, specialmente se sono cani che hanno ricevuto una buona educazione come Massimo Valerio Segugio Spinone – che però non si chiama Massimo Valerio Segugio Spinone.

J. Iobiz

P.S. Io, Massimo Valerio, Pilade e Adele abbiamo trascorso insieme i giorni successivi, e posso confermare che l’umore di Adele è molto migliorato; ci ha raccontato molte cose della sua vita e, di fronte a tutta quella neve, ci ha detto che quando era piccola era una ragazzina molto precisa e diligente, e che le piaceva sciare; è stato suo padre a insegnarle a sciare. Da lui ha appreso molto bene tutti i movimenti che servono per fare le curve a destra e a sinistra e poter percorrere le discese, anche quelle che hanno molta pendenza. Siccome il padre di Adele era però una persona molto prudente, non le ha insegnato ad andare veloce ma ad andare piano. E siccome lei era una ragazzina molto diligente aveva imparato ad andare piano, anzi pianissimo; sciava così piano che sembrava che neppure si muovesse. E per questo motivo, quando voleva sciare non gli occorrevano neppure gli sci né la tuta né gli scarponi ma poteva farlo comodamente anche restando in paese e anche se non c’era la neve.

J. Iobiz

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