Qualcosa da leggere…

Non sapete cosa leggere?

Avete comprato troppi libri e non sapete da quale iniziare?

State leggendo un libro che non vi piace molto?

Vi annoiate sotto l’ombrellone?

Non avete l’ombrellone ma vi annoiate ugualmente?

Non vi annoiate ma vorreste ugualmente comprare un ombrellone?

Vi infastidiscono i discorsi dei vostri vicini di ombrellone?

Siete al lavoro e vi infastidiscono i vostri vicini senza ombrellone?

Siete andati/e a letto tardi e non riuscite a svegliarvi?

Non siete andati a letto tardi ma non riuscite ugualmente a svegliarvi?

Lasciate perdere… in tutti questi casi (ad eccezione degli ultimi due) c’è un solo rimedio: prendetevi una pausa e leggete NIENTE È MAI COME PRIMA il mio nuovo romanzo.

Non è indigesto, non dà bruciori di stomaco, può essere letto prima, dopo e anche durante i pasti, non inquina e non ha controindicazioni.

E più che tutto sarete sicuri di fare felice almeno una persona!

Buona lettura, e buon lunedì qualunque cosa facciate.

Non vorrei essere ripetitivo…ma magari a qualcuno potrebbe essere sfuggito🙂🙃🙂

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Un’anticipazione del mio nuovo romanzo

Vincenzo perde il lavoro, diventa un senzatetto, finisce in carcere e quando esce viene fermato dalla Polizia per essere espulso dal Paese. Nella sventura sarà il gesto di un bambino, Edoardo, che gli regala del cibo, a cambiare la sua vita e quella di Anna, la madre di Edoardo. La vicenda si svolge in un luogo immaginario, appartenente però al nostro mondo occidentale, in cui una politica nazionalista e razzista porterà alla guerra civile. È il mondo creato da quelli che Vincenzo chiama i “cormorani”, persone ossessionate dalla lotta contro qualsiasi tipo di intrusione che finisce per diventare odio contro qualsiasi “diverso”. Amore e amicizia, tradimenti e promesse mantenute, un po’ di ironia e di critica sociale; la vicenda umana di Vincenzo che, negli errori e nelle contraddizioni, riesce comunque ad amare e a farsi amare.

Ecco, penso che il romanzo racconterà una storia così.

Ovosodo, Bobo Rondelli e Igor Protti

La famiglia di Jakob Iobiz era emigrata e si era trasferita, quando lui era ancora molto piccolo, in Italia. Jakob ha abitato per molti anni in una ridente città portuale toscana nota per le sue fortificazioni, Ovosodo, il Porto Mediceo, Bobo Rondelli, Igor Protti e il carattere aperto e gioviale dei suoi abitanti che sono sparsi in tutte le parti del mondo fino al Polo Nord, anche se lassù pare siano chiamati eschimesi.

Fino a pochi giorni prima della partenza, Jakob poteva essere definito una giovane serio, continuamente preso dallo studio e trascorreva molto del suo tempo al Circolo Sociale dei Wikipedi, un genere di ritrovo riservato a studiosi che amano la cultura veloce, anche se talvolta approssimativa, [dal termine hawaiano wiki (veloce), con l’aggiunta del suffisso – pedia (dal greco antico παιδεία, paideia, formazione]. 

Breve biografia dell’autore

Trattandosi del mio primo libro che sarà tra poco pubblicato, mi sono sentito in dovere di fare un breve cenno alla mia storia e spiegare chi sono. Per farlo ho chiesto aiuto ad un mio vecchio professore di liceo, Arturo Maria Storti, che ha acconsentito di buon grado a scrivere queste note biografiche; mi ha posto una sola condizione, che io, ovviamente, ho rispettato: quella di non modificare il testo che egli mi avrebbe inviato e di pubblicarlo interamente come lui lo avrebbe scritto.

Chi è Jakob Iobiz

È probabile, anzi è quasi certo, che nessuno di voi abbia mai sentito parlare ne sappia chi sia Jakob Iobiz. Non è però un’ignoranza imputabile alla notorietà dell’individuo, e neppure a quella di voi lettori, che non mi permetto neppure di prendere in considerazione; è piuttosto una conseguenza della facilità con cui siamo ormai abituati a masticare e dimenticare ogni tipo di informazione che, nella massa enorme ed indistinta, ci sommerge quotidianamente.

Ma nessuno ha neppure mai sentito Jakob Iobiz lamentarsi per la vita che il destino gli ha assegnato; è accaduto invece spesso, specialmente quando era ancora studente, che egli avesse da ridire su ciò che il destino aveva riservato per la vita degli altri, sia nel bene che nel male; quando capitava questo, allora imprecava contro tutto e tutti.

In quei momenti, per la verità non rari, una delle sue espressioni ricorrenti era Maremma maiala! e vale la pena spiegare, specialmente per chi non è toscano, che Maremma maiala [pronuncia: ma’remma ma’iala] è un’imprecazione che non ha niente a che fare con la regione geografica compresa fra Toscana e Lazio e neppure con la femmina del Sus scrofa domesticus, vulgo suino, anche detto maiale. Di origine incerta, questa imprecazione è spesso sostituita anche da: Maremma impestata, Maremma uaifai, Maremma cane o altre dizioni simili. (continua)

Ogni parola è un compromesso tra la verità e il silenzio

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#55

Non è vero che Massimo Valerio Segugio Spinone sa parlare; è una bugia, e l’ho detta ad Adele e a Pilade non so neppure io il perché. O meglio, forse lo so il perché: per raccontare loro delle storie, come facevano certe volte Pilade e Adele.

Però, anche se non sa parlare, Massimo Valerio è capace di ascoltare. Di questo ne sono certo; e capisce il silenzio. Sono sicuro che anche lui è d’accordo sul motivo per cui non esistono i marciapiedi in questo paesino sperduto e sul fatto che è arrivato il momento di andarsene via per sempre da qui. Cercheremo rifugio in montagna; saliremo lungo i ripidi sentieri che portano in quota, sempre più in alto; all’improvviso ci fermeremo e rimarremo immobili, a occhi chiusi. In questo modo potremo  riconoscere e catalogare tutti i rumori intorno a noi. Il silenzio, più di ogni altro rumore, è il vero e autentico suono che cerco, l’autentica voce della montagna.

Non sopporto più di sentirlo interrotto; non digerisco il fatto che la sua voce venga disturbata da una serie di discorsi che sarebbero gli stessi anche sotto un ombrellone piantato in una fila lungo una spiaggia nel mese di agosto. E così mi sono messo d’accordo con Massimo Valerio: fino a quando sentiremo  rumore, proseguiremo la nostra marcia per salire ancora più in alto.

Ogni parola è un compromesso tra la verità, che non conosciamo mai perché non ci appartiene, e il silenzio che non siamo in grado di pronunciare.

J. Iobiz

La vita è solo una malattia mortale sessualmente trasmissibile?

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#54

Non saprei dirlo con certezza, ma fino ad adesso mi sembra di aver capito che esistono due tipi di persone: ci sono quelli che pensano che ciò che sta accadendo in questi giorni non è mai successo prima di ora, e che quindi il mondo si sia ormai incamminato verso la fine; e poi ci sono quelli che invece ritengono che il mondo sia sempre stato in questo modo, cioè pieno di eventi tragici e imprevedibili, e che gli uomini da sempre combinano gli stessi pasticci anche se in forme diverse, e quindi le medesime cose che si dicono  adesso sull’avvicinarsi della fine del mondo le hanno già pronunciate prima di noi i nostri nonni, e prima di essi i loro nonni, e i nonni dei nonni eccetera eccetera.

E poi, però, ci sono anche le persone come Pilade che non dicono nulla riguardo a questi problemi perché sono tipi di poche parole e, quindi, anche se una cosa la pensano non te la dicono.

A dire la verità, non solo non so cosa pensava lui, ma non so neppure cosa penso io; a dire la verità non so neppure se è giusto pensare a cose di questo tipo o è meglio fare qualcosa di diverso, come scrivere delle ricette per i dolci, guardare una serie TV o mettersi a fare una collezione qualunque.

C’è un tizio famoso* che ha scritto che la vita è una malattia mortale che si può trasmettere per via sessuale. A parte l’ottimismo che deve aver avuto nelle vene questo tizio famoso, a me, quando ho letto questa cosa, è venuto un po’ di sconforto. Ma, porca miseria! allora tutto quello che si fa e si sente non conta nulla? Non ci credo che possa trattarsi di una cosa del genere e comunque quando muore qualcuno ci rimango male e mi viene da piangere. E così è accaduto anche ora che è morto Pilade, il mio amico.

J. Iobiz

  • Il tizio famoso è lo psichiatra scozzese Ronald Laing (1927-1989), e la citazione completa è “La vita è una malattia a trasmissione sessuale; ed ha un tasso di mortalità del 100%.”.In realtà fu pronunciata in senso ironico.

Il fiume e il vino

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#53.

Se n’è andato via un altro anno senza che sia accaduto niente di particolare, ad eccezione di una cosa, una sola ma molto brutta e cioè la morte di Pilade.

A dicembre gli impiegati dell’Amministrazione sono andati tutti in vacanza. A gennaio, quando sono rientrati al lavoro c’erano le scadenze fiscali. A febbraio è arrivato come ogni anno il Carnevale. Marzo è stato un mese tranquillo; di aprile non posso dire niente di preciso. A maggio è esplosa la primavera, poi ci sono stati i mesi estivi delle vacanze. A ottobre sono iniziate tutte le nuove attività e poi è arrivato ancora una volta novembre e insieme a novembre anche un nuovo impiegato che ha preso servizio negli uffici dell’Amministrazione. Si chiama Tito.

Quando Tito ha iniziato il suo lavoro si è accorto che il suo predecessore aveva commesso un errore; si trattava di uno scambio di persona: Pilade, l’uomo che secondo il predecessore di Tito risultava già morto nei registri ufficiali – e invece era ancora vivo – non era quel Pilade lì, il mio amico, ma un altro Pilade. Tito ne parlò subito con il Segretario del Capoufficio, con il Capoufficio e con il Capo del Capoufficio in persona. Tito ne parlò anche con il Direttore e quando arrivò a casa raccontò tutto anche a sua moglie.

La sera stessa ne discusse con i suoi amici mentre giocava a carte, ma questi gli dissero di non preoccuparsi, perché il fiume e il vino avevano nel frattempo già sistemato ogni cosa. Infatti, un anno prima, a novembre, un uomo era caduto nel fiume; pareva che si trattasse di un fuorilegge, una persona che aveva un conto in sospeso con la giustizia. Ma non era vero nulla, si trattava di Pilade, il mio amico.

I funzionari della Direzione avevano intrapreso contro Pilade un procedimento, perché lui, pur essendo ancora vivo, secondo gli atti dei registri ufficiali sarebbe dovuto essere già morto. Lui, cioè Pilade, dopo essere venuto a conoscenza di questa accusa, aveva chiesto scusa a me, ad Adele e a tutte le altre persone con le quali aveva condiviso i suoi ultimi giorni. «Dimenticatemi» aveva detto, «scordate il colore dei miei occhi e quello dei miei capelli, dimenticate la forma del mio viso e del mio corpo; dimenticate le parole che ho detto e anche quelle che avrei potuto dire». «Per fortuna, non ho avuto figli», mi aveva sussurrato, anche se aveva preferito non fare questa affermazione in pubblico perché non era certo che qualche suo figlio potesse veramente esistere di qua o di là in qualche parte del mondo.

Hanno detto che è precipitato nel fiume mentre orinava controcorrente, ubriaco. E questa ricostruzione dei fatti è stata ritenuta verosimile dalla Polizia e da quasi tutti i gestori delle osterie della zona.

J. Iobiz

La tomba in giardino

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#52

Prima che terminasse l’estate, dopo neppure un mese da quando mia madre aveva acquistato gli animali, una delle tigri riuscì a fuggire. Venne udito il suo ruggito due volte prima di mezzanotte e poi la belva svanì nel nulla. Mia madre, in preda al panico, la mattina successiva fece riportare la tigre rimasta, la femmina, al negozio dove l’aveva acquistata. Del maschio, invece, si persero le tracce. Nonostante il fatto che la tenuta fosse completamente recintata, dopo qualche giorno tutti pensarono che l’animale fosse ormai riuscito ad oltrepassare la recinzione e fosse fuggito chissà dove.

Quella, comunque, e non solo per questo motivo, fu davvero un’estate strana. Anche di mio padre non si seppe più nulla. Ci fu chi disse che era stato rapito per ottenere un riscatto, altri che si era allontanato volontariamente per motivi misteriosi, altri ancora che fosse fuggito con una giovane ragazza che pare avesse i capelli rossi e le gambe lunghissime. Mia madre, però, fece costruire una tomba nel giardino della villa ed ha sempre sostenuto che mio padre fosse sepolto là sotto. Secondo lei era morto durante la ricerca della tigre fuggita, ucciso proprio da quella belva feroce. In molti dicevano però che mia madre aveva perso la ragione a causa di qualche cattivo pensiero che le era piovuto addosso in quella stupida estate. Ma lei, ogni giorno, fino a quando è rimasta in vita ha continuato a portare fiori freschi sulla tomba di mio padre nel giardino della villa.

J. Iobiz

Salici, tigri e persone sbadate

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#51

Improvvisamente Adele è cambiata; ha iniziato a trascorrere sempre più tempo seduta in cortile a fissare con lo sguardo i grandi salici vicini al pozzo. Non viene più a passeggiare con me, Pilade e Massimo Valerio; e quando la chiamo mi risponde con un sorriso dolce, poi scuote leggermente il capo e resta seduta là, a fissare quei grandi salici. Mi ricorda mia madre.

Lei amava molto gli animali; ne aveva sempre avuto qualcuno anche prima di sposarsi. Ma con il passare del tempo, la sua passione superò ogni limite e oltre ai gatti e ai cani decise di portare nella villa dove abitavamo anche due tigri. Chiese a mio padre se egli fosse d’accordo per quel genere di acquisto e lui le disse di essere assolutamente contrario; non voleva animali feroci vicino casa. Per questo motivo, quando le tigri vennero consegnate alla villa lei le fece nascondere nella parte più lontana dei loro edifici, all’interno di una rimessa che non veniva mai usata. Mio padre, a quel punto, avrebbe preferito sapere dove erano sistemate le tigri, ma lei gli disse solo che doveva stare tranquillo e di non preoccuparsi; gli animali, un maschio e una femmina, erano rinchiusi in due gabbie sicure e non c’era quindi da temere alcun pericolo.

Ma mio padre non era per niente tranquillo perché conosceva bene mia madre e sapeva che era una persona molto sbadata. Lui era anche consapevole che la loro tenuta era molto grande e non si poteva mai sapere cosa potesse accadere in qualche angolo lontano; lo aveva ripetuto un sacco di volte anche a mia madre: poteva verificarsi un crollo in un’ala in cui nessuno andava mai, e gli animali si sarebbero potuti trovare improvvisamente liberi. Le chiese molte volte, e in molti modi diversi, di far portare via le tigri, ma ogni volta lei diceva che dovevano e potevano restare dov’erano. E ovviamente non diceva mai dov’erano. Mio padre, a quel punto, decise di fare delle ricerche per conto proprio perché era sicuro che la storia delle tigri sarebbe andata a finire male. E purtroppo aveva ragione.

J. Iobiz

Quando ancora non esistevano i colori

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#50

Massimo Valerio dice che all’inizio del mondo non esistevano i colori ma c’erano solo il bianco e il nero; e ha precisato che quando dice bianco e nero non devo pensare alle vecchie foto o ai film d’epoca; no, intende dire che esisteva solo il bianco-bianco e il nero-nero, niente vie di mezzo. Solo in seguito, non sa dire con precisione quanto tempo dopo, cominciarono a mostrarsi tonalità più chiare di nero e più scure del bianco fino ad arrivare ad una scala infinita di grigi. Infine, comparve nel cielo un grande arcobaleno colorato che vi rimase per molto tempo. Forse un anno o un secolo, questo non sa dirlo. Comunque sia, a un certo punto quell’arcobaleno si ruppe e tutti i colori caddero sulla terra, proprio come è accaduto adesso. Fu allora che comparvero per la prima volta il giallo, il verde, il rosso e via via tutti gli altri colori. Ci volle un po’ di tempo affinché ciascun colore trovasse il suo posto definitivo, e prima che ciò accadesse si verificò un po’ di confusione, sì un bel po’ di confusione.

Da allora, solo ad alcuni animali preistorici è rimasto un mantello in bianco e nero, proprio per testimoniare l’era del mondo senza colori. Adesso, quando guardo una zebra, o un istrice o un tasso, non posso fare a meno di pensare a come sarebbe triste vivere in un mondo in bianco e nero e come invece è bello un  mondo dove il mare è azzurro, gli alberi verdi, i campi di grano maturo gialli, e i capelli delle ragazze biondi, rossi e castani.

Ad ogni modo, se è vera la storia che ha raccontato Massimo Valerio il fatto che una cosa simile sia accaduta di nuovo può veramente significare che il tempo che stiamo vivendo non è un tempo uguale a tutti quelli passati, ma è un po’ speciale. Sì, penso sia proprio così, questo è un tempo un po’ speciale.

J. Iobiz