Qualcosa da leggere…

Non sapete cosa leggere?

Avete comprato troppi libri e non sapete da quale iniziare?

State leggendo un libro che non vi piace molto?

Vi annoiate sotto l’ombrellone?

Non avete l’ombrellone ma vi annoiate ugualmente?

Non vi annoiate ma vorreste ugualmente comprare un ombrellone?

Vi infastidiscono i discorsi dei vostri vicini di ombrellone?

Siete al lavoro e vi infastidiscono i vostri vicini senza ombrellone?

Siete andati/e a letto tardi e non riuscite a svegliarvi?

Non siete andati a letto tardi ma non riuscite ugualmente a svegliarvi?

Lasciate perdere… in tutti questi casi (ad eccezione degli ultimi due) c’è un solo rimedio: prendetevi una pausa e leggete NIENTE È MAI COME PRIMA il mio nuovo romanzo.

Non è indigesto, non dà bruciori di stomaco, può essere letto prima, dopo e anche durante i pasti, non inquina e non ha controindicazioni.

E più che tutto sarete sicuri di fare felice almeno una persona!

Buona lettura, e buon lunedì qualunque cosa facciate.

Non vorrei essere ripetitivo…ma magari a qualcuno potrebbe essere sfuggito🙂🙃🙂

https://amazon.it/dp/B09C3YSZP8

NIENTE È MAI COME PRIMA

È in pubblicazione il mio nuovo romanzo; tra poco lo si potrà acquistare su Amazon!

Questa è la quarta di copertina:

A causa della crisi economica Vincenzo perde il lavoro senza riuscire a trovarne altri; diventa un senzatetto, finisce in carcere – una prima volta per piccoli reati e la seconda perché è accusato del tentato omicidio della ex moglie – e quando esce viene fermato dalla Polizia per essere espulso dal Paese. Nella sventura sarà il gesto di un bambino a cambiare la sua vita. La vicenda si svolge in un luogo immaginario, molto simile però al nostro mondo occidentale, in cui una politica nazionalista e razzista porta alla guerra civile. È il mondo creato da quelli che Vincenzo chiama i “cormorani”, persone ossessionate dalla lotta contro qualsiasi tipo di intrusione che finisce per diventare odio contro qualsiasi “diverso”. Vincenzo vive il periodo della guerra civile nella sua condizione di senzatetto, affrontando storie di amore e amicizia, di tradimenti ma anche di promesse mantenute, scontrandosi con persone in cui il bene, il male, l’ironia e il dramma convivono quotidianamente. Come in una favola, ma anche come nella realtà.

Un’anticipazione del mio nuovo romanzo

Vincenzo perde il lavoro, diventa un senzatetto, finisce in carcere e quando esce viene fermato dalla Polizia per essere espulso dal Paese. Nella sventura sarà il gesto di un bambino, Edoardo, che gli regala del cibo, a cambiare la sua vita e quella di Anna, la madre di Edoardo. La vicenda si svolge in un luogo immaginario, appartenente però al nostro mondo occidentale, in cui una politica nazionalista e razzista porterà alla guerra civile. È il mondo creato da quelli che Vincenzo chiama i “cormorani”, persone ossessionate dalla lotta contro qualsiasi tipo di intrusione che finisce per diventare odio contro qualsiasi “diverso”. Amore e amicizia, tradimenti e promesse mantenute, un po’ di ironia e di critica sociale; la vicenda umana di Vincenzo che, negli errori e nelle contraddizioni, riesce comunque ad amare e a farsi amare.

Ecco, penso che il romanzo racconterà una storia così.

Il borgo vecchio e il bene comune

Già, il borgo vecchio; per chi non lo conosce basta dire che è un luogo caotico, una città nella città, un posto dove non esistono regole. E dove non esistono regole – almeno questa era l’idea di Salvatore – l’unica regola che conta è la legge del più forte; e dove la forza la fanno i soldi, l’unica legge valida è quella di averne una grande quantità.

E così, almeno secondo lui, per tutta la vita c’è chi si ritrova a inseguire il denaro; quello suo, se riesce a guadagnarlo, o quello degli altri se a guadagnare il suo scopre di non esser capace oppure non ha tempo o voglia. E se sei cresciuto come Salvatore in un posto dove non esistono regole, nel medesimo modo in cui ogni volta sei costretto a inventarti il tuo diritto di precedenza agli incroci stradali per non essere investito, alla stessa maniera ti devi inventare i tuoi diritti agli incroci della vita, spostando se necessario – e lo è molto spesso – la linea che divide il giusto dall’ingiusto, il lecito dall’illecito, il bene dal male, e a volte cancellando del tutto quella linea che spesso diventa un po’ troppo ingombrante e fastidiosa.

Tu da una parte e il resto del mondo dall’altra. Non c’è via di mezzo, non esiste un bene comune. «Dovresti proprio provarci a spiegarlo in giro per la città cosa è il bene comune, specialmente in certi quartieri» diceva Salvatore. «Innanzi tutto il bene, per essere tale, qualcuno lo deve avere e altri no, perché se ce l’hanno tutti non è più un bene ma è solo una cosa che hanno tutti. E quindi, se qualcuno lo deve avere e altri no, non può mai essere per davvero comune a tutti quanti, altrimenti non sarebbe più un bene per nessuno. Lo capisci o no?» chiedeva Salvatore. Lui lo aveva capito.

Ad ogni modo, ammesso anche che si potesse pensare diversamente, con chi si sarebbe dovuto condividere quel famoso bene? Forse le persone della tua famiglia o quelle del tuo quartiere, oppure anche tutti coloro che abitavano nella tua stessa città? O magari si dovevano comprendere anche gli abitanti di tutta la regione o dell’intero paese? O, chissà, se si doveva pensare anche a quelli degli altri paesi e, perché no, anche ai guaglioncelli che non erano ancora nati? Salvatore lo vedeva bene che in questo tipo di ragionamento c’era qualcosa che non tornava. Meglio allora restare con i piedi ben piantati per terra.

Non poteva essere un problema suo se in alcune parti del mondo qualcuno nasceva tra gente che faceva i propri bisogni dentro l’acqua che si poteva pure bere, e altri invece nascevano ancora in posti dove di acqua non ce n’era proprio, di nessun tipo, neppure quella necessaria per non morire.

E non c’entravano le razze o quelle storie là; no, secondo lui in un mondo dove contano solo i soldi di razze ne esistono solo due: i ricchi e i poveri. Stop. Chi nasce povero una sola cosa può fare: cercare di diventare ricco.

(Tratto dal racconto L’avvocato e l’ascensore, compreso nella raccolta Casi Privati, Amazon giugno 2021)

Domanda

Domanda: esiste veramente qualcuno che legge i libri di autori esordienti o comunque sconosciuti? Escluso amici, parenti e conoscenti, chi sono, ammesso che esistano, i lettori degli autori esordienti? Lo chiedo perché è un dubbio che mi accompagna da un po’ di tempo e mi piacerebbe avere qualche opinione.Io scrivo romanzi e racconti, pubblicati con piccole CE e da pochi mesi solo online, ma prima di essere uno scrittore sono un lettore; di norma termino la lettura di un libro a settimana, spesso anche di più, e nonostante questo, se scorro i titoli, mi accorgo che si tratta quasi esclusivamente di autori famosi e affermati. Mi viene il dubbio che se si escludono amici e parenti gli autori emergenti siano letti solo dagli addetti ai lavori, mi riferisco alle scuole di scrittura, agenzie di promozione, editor, ecc., e che si tratti quindi di un mondo molto autoreferenziale, almeno sino a quando non si riesce ad uscire da questo circolo vizioso diventando un autore “emerso” oppure “sommerso” perché naufragato definitivamente. Tutto questo, ovviamente, non c’entra nulla con la voglia e la volontà di scrivere che rimane immutata perché è prima di tutto un’esigenza, una necessità. C’è qualcuno che ha un’opinione su questo?

Buon sabato😊

Recensioni e commenti

Prendo spunto da un post pubblicato da @aure1970 lachimicadellelettere.wordpress.com – per il suo libro Inutili cianfrusaglie – per pubblicare anch’io dei commenti che mi stanno arrivando riguardo ai miei libri.

Inizio, rispettando l’ordine di anzianità, con il primo romanzo e da questo commento di Francesco di @atticoemostarda, che non conosco personalmente ma ringrazio tantissimo. Ci tengo a precisare che non si tratta di recensioni a pagamento, scambio di like o magheggi simili.

Caro Jakob, sono Francesco di @atticoemostarda. Ho appena terminato la lettura del tuo libro La vita è solo una malattia mortale sessualmente trasmissibile? Ed altri dubbi metafisici da annegare nell’amicizia e nel vino rosso. 
Devo ammettere che mi sono divertito tantissimo. Mi sono divertito perché l’idea del romanzo è interessante, la scrittura molto scorrevole e i simboli che crei sono molto vivaci; inoltre riuscire a parlare di certi argomenti senza annoiare e riuscire a dissacrarli nella loro complessità non è da tutti.
L’introduzione mi è risultata un po’ pesante da leggere, è lunga, sembra un trattato filosofico. Se l’introduzione non introduce il romanzo, può far calare l’attenzione ancor prima di arrivare al succo del discorso. Si nota la tua voglia di fare, le tante cose che hai da dire e spero tu non smetta mai di scrivere. 
Veniamo alla storia: sono colpito di aver ritrovato un piacevolissimo racconto dai toni scanzonati ma che può rivelare una profonda conoscenza di se stessi e del mondo; i personaggi sono ben caratterizzati, i temi trattati fanno trasparire un forte senso di sofferenza e di irrequietezza; il finale mi ha lasciato molti dubbi che ho provato a sciogliere e che mi faranno arrovellare per molto tempo. “Pilade” è l’anagramma di “Lapide”? Il cane così saggio è, in realtà, il punto di vista dello scrittore? E la montagna? Che fine fa Adele? 
Domande che non cercano davvero una risposta, è il segno di un bel libro che mi porterò dietro. 
Stupendi i giochi di parole del professore nella biografia, tipo il cane carasatu, sicuramente un cane molto buono. 
Ho amato questo pezzo: “E così mi sono messo d’accordo con Massimo Valerio: fino a quando sentiremo rumore, proseguiremo la nostra marcia per salire ancora più in alto. Ogni parola è un compromesso tra la verità, che non conosciamo mai perché non ci appartiene, e il silenzio che non siamo in grado di pronunciare.” Nel complesso quest’opera mi ha ricordato una versione contemporanea di “Candido” di Voltaire: un giovane dal carattere sincero che si scontra con la realtà, con gli specialisti, con il tempo."

(Link profilo Attico&Mostarda IG: https://www.instagram.com/attico_e_mostarda/)

I libri, sette istruzioni per l’uso

  1. I libri, per prima cosa, vanno letti almeno due volte; alcuni anche tre volte o di più, altri no.
  2. Ogni tanto vanno spolverati.
  3. Oltre che leggerli si può anche scriverli, ma questo non è obbligatorio.
  4. Ogni tanto vanno rispolverati.
  5. Si possono prendere in prestito e si possono prestare.
  6. Si possono comprare, possibilmente quelli belli.
  7. Si devono comprare (e soprattutto leggere), specialmente quelli di Jakob Iobiz.

N.B. La cosa più importante, ovviamente, è la numero 7

Collettivo Zubrowka; 2.420 amici su fb

15 giugno 2021, raggiunti 2.420 amici su Facebook; non è importante il numero ma il fatto che si tratta di 2.420 persone che non conosco personalmente, e non mi conoscono, non so chi siano come loro non sanno chi sia io, ed è per questo motivo che li ho scelti. Certo, non è solo per questo motivo, ho chiesto l’amicizia a persone con profili ineteressanti che hanno a che fare con i libri, scrittori, lettori, poeti, editor, eccetera.

Ho aperto l’account il 13 aprile e senza barare ho detto chi sono, cioè quello che sono anche qui, un personaggio nato da una fantasia letteraria che si è “emancipato” e adesso scrive in modo autonomo le proprie opere. (Non può essere vero? Ma cosa è vero qui dentro, dentro le pagine dei libri e nei romanzi? Forse, anche questo è, o diventerà, un romanzo).

Senz’altro è vero che insieme a me sono comparsi altri personaggi e adesso siamo in sei; ma non siamo in cerca di un autore, ce lo avevamo e lo abbiamo volontariamente abbandonato. Ci inibiva, era pigro, pieno di complessi, problemi esistenziali, di salute, impegni di lavoro e di famiglia. Noi no – parlo adesso anche a nome degli altri – noi non abbiamo nessuno degli impedimenti che aveva lui. Noi pensiamo solo a scrivere e a cercare qualcuno che abbia voglia di leggerci.

Collettivo Zubrowka.