Il silenzio del mondo, quello che non ha misura

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#57

Molti esseri umani, sino a poco tempo prima completamente spensierati, avevano finito per restare intrappolati dentro pensieri prima di allora sconosciuti. Alla televisione dicevano che, per difendersi dalla pioggia di pensieri, erano stati inventati degli appositi ombrelli colorati in grado di proteggere la mente delle persone dai cattivi pensieri. I primi modelli in circolazione, per la verità, costavano molto, ma in seguito il prezzo è sceso ed è divenuto possibile trovarne di ottimi anche ad un costo molto accessibile.

Però, ormai, i cattivi pensieri si erano sparsi ovunque e non è stato più sufficiente proteggersi da quelli nuovi che piovevano dal cielo. Le persone, senza neppure accorgersene, si sono ritrovate a camminare con i piedi dentro qualche pozzanghera di pensieri altrui, e allora anche quel magico ombrello non serviva più a nulla. Meno male che, per quanto forti e decisi possano essere i cattivi pensieri, dentro la testa delle persone ne possono entrare solo uno per volta. Non possono essere compressi e quindi ciascuno di essi occupa solo il proprio spazio che rimane solo il suo. Il rapporto rimane sempre a due: ogni testa un pensiero per volta, uno solo.

Con i sentimenti e gli stati d’animo invece è tutto diverso; questi si mescolano come fossero colori e danno luogo ogni volta a sentimenti differenti e nuovi. Dipende solamente da quale tavolozza ciascuno ha dentro di sé e dal silenzio che c’è intorno: può trattarsi del silenzio delle idee, di quello dei pensieri e delle parole; oppure del silenzio del mondo, quello che aleggia sui monti più alti, quello che non ha misura.

J. Iobiz

Parole in attesa di giudizio, e giudizio in attesa di parole

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#56

Adele resta per ore con lo sguardo fisso in direzione dei grandi salici vicini al pozzo. Questa è per lei una brutta estate. In realtà è stata brutta per tutti. Per molti mesi sono piovuti dal cielo cattivi pensieri; venivano giù da certe nuvole grigie e nere che nessun vento sembrava in grado di spazzare via. Tutte le colline qui intorno sono state ricoperte da un cielo incontinente che ha fatto piovere brutti pensieri su tutto e su tutti. Sembrava che nel cielo si fosse formato un enorme buco proprio sopra di noi, e da quella fenditura cadessero giù tutti i cattivi pensieri del mondo.

Nessuno sapeva quale vento avesse addensato nel cielo quei grossi cumulonembi; ma era chiaro che all’interno di quelle nubi si erano condensati dei cattivi pensieri che provenivano da ogni angolo della terra. All’improvviso sono piovuti pensieri sopra tutta la regione, sopra i grattacieli e i palazzi giù in città, sopra le piazze, le strade e i parchi e sopra le teste delle persone che vi abitano; in parte hanno finito per formare grandi pozzanghere prima ancora di riversarsi nei corsi d’acqua, nei canali e nei fiumi e da lì nei laghi. Molti restavano direttamente appiccicati addosso agli uomini, alle donne, ai giovani, agli anziani e ai bambini, ed erano quasi sempre pensieri neri e grigi come le nuvole che stazionavano sopra le nostre teste.

Il suolo marcescente è diventato ben presto saturo, e anche l’aria ha superato ogni limite di pensosità relativa – e, forse, anche assoluta. Le persone vagavano incerte sul da farsi, seguendo le correnti e intruppandosi in banchi nei quali tutti seguivano qualcun altro senza che nessuno sapesse verso dove e il perché. C’era il timore che i fiumi esondassero e allora il disastro avrebbe assunto dimensioni ancora maggiori e non ci sarebbe stato più neppure un lembo di terra vergine, neppure quella poca necessaria a dare una sepoltura ai morti che, nonostante tutto, continuavano a morire. Anche le persone più sagge non avevano più parole, neppure di semplice conforto, e la loro ragione è sembrata anch’essa disciogliersi in quel diluvio. Sono rimaste in giro solo poche parole ancora in attesa di giudizio; ed il giudizio è restato sospeso in attesa di nuove parole.

J. Iobiz

Ogni parola è un compromesso tra la verità e il silenzio

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#55

Non è vero che Massimo Valerio Segugio Spinone sa parlare; è una bugia, e l’ho detta ad Adele e a Pilade non so neppure io il perché. O meglio, forse lo so il perché: per raccontare loro delle storie, come facevano certe volte Pilade e Adele.

Però, anche se non sa parlare, Massimo Valerio è capace di ascoltare. Di questo ne sono certo; e capisce il silenzio. Sono sicuro che anche lui è d’accordo sul motivo per cui non esistono i marciapiedi in questo paesino sperduto e sul fatto che è arrivato il momento di andarsene via per sempre da qui. Cercheremo rifugio in montagna; saliremo lungo i ripidi sentieri che portano in quota, sempre più in alto; all’improvviso ci fermeremo e rimarremo immobili, a occhi chiusi. In questo modo potremo  riconoscere e catalogare tutti i rumori intorno a noi. Il silenzio, più di ogni altro rumore, è il vero e autentico suono che cerco, l’autentica voce della montagna.

Non sopporto più di sentirlo interrotto; non digerisco il fatto che la sua voce venga disturbata da una serie di discorsi che sarebbero gli stessi anche sotto un ombrellone piantato in una fila lungo una spiaggia nel mese di agosto. E così mi sono messo d’accordo con Massimo Valerio: fino a quando sentiremo  rumore, proseguiremo la nostra marcia per salire ancora più in alto.

Ogni parola è un compromesso tra la verità, che non conosciamo mai perché non ci appartiene, e il silenzio che non siamo in grado di pronunciare.

J. Iobiz

La vita è solo una malattia mortale sessualmente trasmissibile?

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#54

Non saprei dirlo con certezza, ma fino ad adesso mi sembra di aver capito che esistono due tipi di persone: ci sono quelli che pensano che ciò che sta accadendo in questi giorni non è mai successo prima di ora, e che quindi il mondo si sia ormai incamminato verso la fine; e poi ci sono quelli che invece ritengono che il mondo sia sempre stato in questo modo, cioè pieno di eventi tragici e imprevedibili, e che gli uomini da sempre combinano gli stessi pasticci anche se in forme diverse, e quindi le medesime cose che si dicono  adesso sull’avvicinarsi della fine del mondo le hanno già pronunciate prima di noi i nostri nonni, e prima di essi i loro nonni, e i nonni dei nonni eccetera eccetera.

E poi, però, ci sono anche le persone come Pilade che non dicono nulla riguardo a questi problemi perché sono tipi di poche parole e, quindi, anche se una cosa la pensano non te la dicono.

A dire la verità, non solo non so cosa pensava lui, ma non so neppure cosa penso io; a dire la verità non so neppure se è giusto pensare a cose di questo tipo o è meglio fare qualcosa di diverso, come scrivere delle ricette per i dolci, guardare una serie TV o mettersi a fare una collezione qualunque.

C’è un tizio famoso* che ha scritto che la vita è una malattia mortale che si può trasmettere per via sessuale. A parte l’ottimismo che deve aver avuto nelle vene questo tizio famoso, a me, quando ho letto questa cosa, è venuto un po’ di sconforto. Ma, porca miseria! allora tutto quello che si fa e si sente non conta nulla? Non ci credo che possa trattarsi di una cosa del genere e comunque quando muore qualcuno ci rimango male e mi viene da piangere. E così è accaduto anche ora che è morto Pilade, il mio amico.

J. Iobiz

  • Il tizio famoso è lo psichiatra scozzese Ronald Laing (1927-1989), e la citazione completa è “La vita è una malattia a trasmissione sessuale; ed ha un tasso di mortalità del 100%.”.In realtà fu pronunciata in senso ironico.