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Ciao mamma (fine)

Photo by Jonas Kakaroto on Pexels.com

Arnalda ha una sua teoria. Ah, dimenticavo di dirti che non è potuta venire perché non sta troppo bene, sai i soliti acciacchi delle donne. Comunque ti stavo dicendo che lei una teoria ce l’ha: troppe generazioni venute su senza conoscere cosa è la guerra. Bene, dirai tu; bene per niente, dice lei. Tutta questa pace ci ha rincoglioniti. Non ha fatto altro che rammollire i cervelli, i cuori e i muscoli. E così i nostri giovani sono cresciuti pieni di paure e nevrosi; si dovesse fare una guerra oggi i nostri giovani…buuum!… scapperebbero tutti al primo colpo di cannone! Altro che coraggio. La pace non è un valore ma uno stato di inerzia, inedia, mancanza di ideali. E da che mondo è mondo il declino dei popoli è sempre avvenuto quando non sono più riusciti a difendere le conquiste che avevano fatto e che li rendevano superiori agli altri. Tutta la storia è un continuo livellamento; almeno nei grandi numeri, perché se poi vai a vedere i singoli casi, i poveracci come noi stanno sempre da poveracci.

E poi, dimmi un po’ tu, chi lo dovrebbe salvare questo nostro povero paese, i nostri valori, le tradizioni, chi? I giovani? Quelli come tua nipote? Pensa solo a uscire la sera e a mille altre cavolate simili. Ha detto che vuole andare a vivere in Papuasia. «Mitico, in Papuasia, zio, tutto l’anno in bermuda e canottiera! Mi ci vedi Zio?». Ce la vedo? No, no che non ce la vedo. Anzi, sì ce la vedrei, ma non glielo dico. So che lo fa per provocarmi e questa soddisfazione non gliela do. Sai che si droga? Fuma spinelli o qualcosa di simile perché dice che l’aiutano a capire meglio la musica e altre faccende complicate della vita; e beve, qualche volta anche parecchio, e comunque molto più di quanto dovrebbe.

Povera Simona, però; a volte mi fa anche un po’ pena. È come se fosse nata per amare le cause perse; forse, è così perché ha perso troppo presto le cose che amava di più. Le perde ma continua a amarle, le ama e continua a perderle. Sempre lì, con quei suoi occhi verdi drago, uguali a quelli della tua Giulia; quando mi guarda storto è proprio uguale a lei. La tua Giulia, la tua figliola prediletta… mamma, lo so che è che così; io ti sono sempre piaciuto un po’ meno di lei, adesso si può dire…

Ti racconto l’ultima. Dopo quasi due mesi che non si fa vedere sai cosa ha fatto Simona? Passa a trovarci insieme a un ragazzo di colore. Sia chiaro, io e l’Arnalda non abbiamo niente contro i neri, però che con tutti i ragazzi che ci sono qui non si riesce a capire per quale motivo sia andata a cercarsene proprio uno nero! A parte il fatto che di sposarsi non parla mai; ormai nessuno si sposa più. Però, magari, non si sposa ma potrebbe restare incinta. E così ci scodella qualche marmocchio nero; eh no! Chissà come verrebbe fuori: lei bionda e bianchiccia e lui tutto nero in quel modo. Macché, tanto, secondo me, neppure a fare i figli è buona la Simona.

E fa anche bene a non farne, i figli sono solo problemi e io, lo sai, sono sempre stato contrario ad averne. E, se devo dirti la verità, sono anche contento di non averli avuti. Lo so che tu la pensavi diversamente; che mi dicevi sempre guarda com’è brava tua sorella, non vedi che bella famiglia, e che io ti avrei fatto morire di crepacuore. Ma era tutta una finzione la tua, se ti fossi curata meglio il diabete, magari…

Ad ogni modo sarai contenta che ti sono venuto a trovare. Lo so, era da un po’ di tempo che non venivo, ma lo sai che questo posto mi deprime. Tutto questo silenzio, i cipressi e tutte queste facce tristi; gli unici volti sorridenti sono quelli nelle foto sulle lapidi, e chissà poi cosa avranno da ridere. Lascerò scritto che quando muoio ci mettano una foto seria sulla mia tomba: anzi, sai cosa faccio, quando torno a casa ne scelgo una e la lascio lì da una parte bell’e pronta perché me la mettano sulla tomba. E ho anche pensato cosa farmi scrivere sulla lapide:

LE COSE MIGLIORI, COME I TARTUFI E I TESORI, SONO QUELLE CHE STANNO SOTTO TERRA.

Ti piace? Adesso vado via, ma ti prometto che ritorno presto, magari quando c’è il prossimo funerale, tanto mi pare che stiano diventando sempre più frequenti. Ritorno a trovarti e così scambiamo ancora due chiacchiere e ti porto anche due fiori. L’Arnalda la lascio a casa, così parliamo io e te. Scusa se non vengo tanto spesso, ma tanto qui non hai bisogno di niente e io, quando voglio, ti penso anche da casa e ti vedo bene anche da là.

Ciao mamma, ora vado via davvero perché è quasi buio e lo sai, con l’oscurità il cimitero mi mette tristezza.

J. Iobiz

Di J. Iobiz

Scrittore.
In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più.

9 risposte su “Ciao mamma (fine)”

Non importa il
Viaggio che uno fa per andare a trovare chi non c’è più. Importa il pensiero che ci accompagna sempre perché anche fermi viaggia e si muove con noi. Un racconto toccante. Che scava nell’intimo di chi ha una sensibilità e un affetto che non conosce misura.

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