Un fatto di (micro)cronaca

(Dal diario segreto del professor Storti)

Lo sguardo indugia su campi lontani, clizie dai cuspidi circonflessi frammiste a sagome di grossi apparecchi armati con pressofusi cingoli acciaiosi e loro appendici rosso-colorate; e piccoli e grandi edifici dai tetti embricati accompagnati da arborei filari pervadevano eluviali o fluvioglaciali pianori immersi in una incantevole fluviattile atmosfera.

La calma sospesa del pomeriggio pare, più di ogni altri, aver contaminato alcuni giovani che inoperosi occupano semidistesi una sinuosa panchina. Giacciono lassi, forse per timore che un’attività anche solo di poco maggiore del dolce far niente, possa recare loro in dote una esiziale erniazione.

Giovani coppie si abbracciano appartate, prese dal consumo di quotidiane dosi di matrimonio, convivenza o semplici accompagnamenti, più o meno timorose, ovvero fiduciosi, per l’accadere di una futura prossima embriogenesi.

Sulla opposta sponda del contiguo corso veicolare, che corre per un lungo tratto parallelo al fiume e alla ferrovia, megacartelli pubblicitari avvertono della presenza in loco di venditori di auto nuove, neo-immatricolate e di deutero-mano, che si prodigano in offerte clamorose, uniche ed irripetibili, atte a convincere improbabili acquirenti, peraltro già tutti sicuramente gravati da feneratizi mutui immobiliari.

(Continua, ovviamente, questo è solo l’inizio)

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