Tre regole utili (e gratis) per essere uno scrittore

1. Imparare a riconoscere chi è interessato ai nostri manoscritti oppure solo ai nostri soldi (questa è seria);

2. Per essere scrittori regolari è necessario scrivere almeno tre volte al giorno, oppure una volta ogni tre giorni; è come per altre funzioni vitali…(questa non è seria)

3. È inutile partecipare a corsi dove insegnano a promuovere i nostri i libri; quelli li promuoviamo sempre, anche da soli; casomai sono gli altri che ce li bocciano (questa… fate un po’ voi).

E, comunque, buona serata🙂 siamo già a mercoledì!

I sei guardiani del farò

1. Dottor Obiettivo. Inizia ad agire non per progredire ma per arrivare. Non conta niente agire, capire o correggere, ma solo giungere all’obiettivo;

2. Dottor Fatica. Devi avere la consapevolezza che la peggiore fatica è quella di muoversi. Chi fa sbaglia, chi non fa non sbaglia. Sbaglia lentamente per imparare con il tempo a non fare nuovi errori;

3. Dottor Fallimento. L’unico fallimento è quello di non rimandare quando avresti potuto farlo. I tuoi successi saranno frutto della decisione di evitare i fallimenti;

4. Dottor Vorrei Essere. Poni attenzione alla persona che vorresti essere. Cerca un’idea iniziale con dei riferimenti di massima e dopo tenta di capire cosa veramente è importante per te; ma parti solo quando lo avrai capito;

5. Dottor Perfetto. Aspetta di essere perfetto e che tutte le condizioni esterne a te siano perfette. Non agire quando ti sentiresti pronto, ma solo quando sarai perfetto.

6. Dottor Domani. Non fare oggi quello che potrai fare domani; forse domani non ce ne sarà più bisogno, oppure ciò che pensavi di dover fare lo avrà fatto qualcun altro al posto tuo, magari, anche meglio di come avresti potuto farlo tu.

Adesso hai tutte le giustificazioni teoriche per accomodarti sul divano e non fare nulla; ti sembra poco?

Controcorrente?

Mio nonno diceva che per un uomo sposare la propria moglie è una decisione saggia, molto più saggia che sposare la moglie di un altro. Anche per i figli diceva sempre che è molto più saggio fare i propri figli che fare i figli di altri. Ed è una regola, diceva mio nonno, che può andar bene per mille altre cose, come per esempio per i governi delle nazioni che sarebbe una decisione molto più saggia che ciascuno pensasse a governare la propria nazione, anziché voler governare anche le nazioni di qualcun altro, e di sicuro così ci sarebbero meno guerre.

Questa idea di mio nonno è un concetto un po’ controcorrente ma potrebbe andar bene anche oggi per tantissime cose.

Aforisma 85 (che è un po’ troppo lungo e forse non è neppure un aforisma)

Mio nonno, nonostante sia vissuto a cavallo di due guerre – e non deve essere stato facile vivere a cavallo di due guerre – trovò una donna, se la sposò e si costruì una famiglia.

E anche mio padre, che è vissuto a cavallo di una guerra sola – ma non deve essere stato uno scherzo neppure vivere a cavallo di una guerra sola – ha conosciuto mia madre, l’ha sposata e si è costruito una famiglia tutta sua.

E io, invece, che ho vissuto a cavallo di qualcosa che neppure ho ben capito cosa fosse – e non è stato facile vivere a cavallo di qualcosa che non sai neppure cos’è – una donna che mi sposasse non l’ho mica trovata.

Senz’altro, sarà stata colpa mia, o di quella cosa che neppure ho ben capito di aver cavalcato.

Può darsi però che dipenda dal fatto che, quando vivi a cavallo di qualcosa che non sai neppure cos’è, di mettere su famiglia e fare figli alla gente importa molto meno. Perché, secondo me, in tempi come questi, alla gente importa un po’ meno di tutto, figurarsi di mettere su famiglia e fare figli.

Ho deciso che smetterò di scrivere!

E la colpa è del mio lettore ideale. Anzi della mia lettrice ideale; improvvisamente è scomparsa!

Quella che stava seduta di fronte a me mentre scrivevo, che mi seguiva nelle mie elucubrazioni e digressioni senza mai perdere il filo del discorso e della storia; quella che mi accompagnava e con la sua presenza era in grado di suggerirmi i sentieri da percorrere; il suo taciturno lavoro è stato per me indispensabile (Talvolta ho dubitato che non fosse lei ad essere la mia lettrice ideale ma piuttosto io il suo scrittore ideale. In una cosa certamente eravamo uguali: ambedue ideali, l’uno per l’altra. Forse troppo ideali).

Ad ogni modo, se mai esisterà ancora un mio lettore ideale vorrei che fosse come era lei, una lettrice che adora leggere molti libri ed è alla continua ricerca di qualcosa di nuovo e originale; una ragazza che ama tutti i generi letterari ma preferisce la letteratura non di genere; che in libreria si perde tra saggistica e narrativa seguendo traiettorie immaginarie che solo lei è in grado di vedere.

Ma adesso basta con le chiacchiere inutili.

Dovunque sia finita, deve sapere che ho preso una decisione importante: crede di essere stata lei ad abbandonare me? Niente affatto, sono io che ho deciso di cancellarla! Ucciderò la mia lettrice ideale; non so ancora esattamente come ma sento che è arrivato il momento di farla finita. Non ci sarà spargimento di sangue, non è necessario nel mondo ideale ci si uccide in modo incruento.

Comunque ho deciso che lei non mi serve più, non ne ho più bisogno; anzi la sua presenza potrebbe solo inquietarmi: ma cosa vuole da me? Non faceva altro che dirmi: «Sono qui!», e poi: «Erano giorni che non ti vedevo più!» oppure «Lo sai che non puoi scrivere niente senza che ci sia io ad ascoltarti».

Adesso c’è una novità: non voglio più scrivere nulla; mi arrendo. Non ne ho più voglia,  non so più cosa scrivere e credo sia meglio così.  Mi dispiace per lei ma sono convinto che troverà presto un altro autore ideale con cui consolarsi. È giovane, ama leggere e ha tanti interessi, sono sicuro che non sarà difficile. Il mondo è pieno di persone che scrivono e pubblicano libri di qualsiasi genere; il mondo è pieno di autori che hanno estremo bisogno che ci sia qualcuno ad ascoltare quello che scrivono. Il mondo è pieno di tutto.

Se lo desidera le potrò dare qualche nome e indirizzo. E così potrà rinascere non appena sarà morta dalle sue stesse ceneri e ricominciare a fare quello che ha sempre fatto.

Anche se devo dire che un po’ mi dispiace. Mi dispiace perché mi ci ero affezionato e so che mi mancherà; e mi dispiace perché c’era una ultima storia che volevo raccontare. Mi sembra una storia carina. Ormai che siamo qui la racconto.  

È quella di un Dio che si arrabbia con gli uomini per tutte i casini che combinano senza mai prestare ascolto alle sue parole e ai suoi ammonimenti e perciò decide di punirli; stanco delle cavallette e di altre piaghe simili, cerca di inventarsi qualcosa di nuovo. Pensa e ripensa, decide di far piovere sulla terra la confusione tra destra e sinistra. Essendo tuttavia un Dio misericordioso decide di lasciare almeno un termine sostitutivo per indicare destra e sinistra e opta per di qua e di là. In tutto il mondo, improvvisamente, spariscono dai vocabolari, dai manuali d’istruzione e dal cervello delle persone queste due semplici parole: destra e sinistra. Ne segue un caos tremendo. Il traffico stradale va immediatamente in tilt; anche i voli aerei sono sospesi così come si arrestano le rotte di navigazione. Ma ci sono conseguenze enormi anche negli ospedali; regna la confusione nei Pronto Soccorso, nei reparti di ortopedia, negli studi dentistici, ma anche nelle case di abitazione, nelle scuole, nei campi di calcio, di rugby, di basket e di altri sport. In una parola tutto il mondo piomba nella confusione.

Trattandosi di un Dio veramente buono, quando vede tutto questo, anche se ha dalla sua parte tutte le ragioni del mondo, si pente della punizione che ha comminato agli uomini e la elimina. Tutto ritorna come prima. È stato come un piccolo mancamento ma il mondo si riprende immediatamente; riparte il traffico stradale, riprendono i voli aerei e quelli marittimi, le partite momentaneamente sospese nei campi da gioco e tutto sembra tornato normale.

Ma non proprio tutto torna come prima perché, forse involontariamente, un po’ di confusione rimane; un po’ come la polvere che si annida nei luoghi più chiusi e nascosti ed è renitente anche alle pulizie più meticolose.

Sì, perché è solo in questo modo, immaginando questo improvviso e momentaneo mancamento, che riesco a spiegarmi cosa possa essere accaduto nella mente dei politici che non sanno più distinguere la destra dalla sinistra e se ne vanno tranquillamente di qua e di là  senza mostrare nessuna vergogna.

Ecco fatto.

Con queste righe credo di aver ucciso per sempre la mia lettrice ideale. Lei non si sarebbe mai aspettata da me una cosa simile. Forse, fino a un certo punto, mi ha anche seguito ma poi deve essere caduta esangue.

Le auguro buona fortuna e di trovare presto un nuovo scrittore ideale che la faccia sognare viaggiando sulle ali della fantasia come ho cercato di fare io in questi anni senza infangarle con la tristezza delle cronache quotidiane

(Ovviamente è solo un racconto, non ho per nulla intenzione di smettere di scrivere).

J. Iobiz

Fai la cosa sbagliata

Ieri sera ho guardato un film e, come mi accade spesso, mi sono ritrovato a suggerire dentro la mia testa preziosi consigli al protagonista; e lui, il protagonista, immancabilmente faceva sempre il contrario di quello che gli suggerivo io.

Come era prevedibile si è infilato in un mare di problemi da cui non riusciva più a venirne fuori. Non so come è finito il film perché mi sono addormentato, ma non ha importanza.

Quello che è importante è che ho capito che le storie dei film e dei romanzi nascono sempre perché i protagonisti si ostinano a fare le cose sbagliate. Se facessero quelle giuste avrebbero senz’altro una vita più tranquilla, ma non diventerebbero mai i protagonisti di un film o di un romanzo. Forse, potrebbero fare il protagonista di uno spot pubblicitario; questi fanno quasi sempre la cosa giusta.

J. Iobiz

I libri, sette istruzioni per l’uso

  1. I libri, per prima cosa, vanno letti almeno due volte; alcuni anche tre volte o di più, altri no.
  2. Ogni tanto vanno spolverati.
  3. Oltre che leggerli si può anche scriverli, ma questo non è obbligatorio.
  4. Ogni tanto vanno rispolverati.
  5. Si possono prendere in prestito e si possono prestare.
  6. Si possono comprare, possibilmente quelli belli.
  7. Si devono comprare (e soprattutto leggere), specialmente quelli di Jakob Iobiz.

N.B. La cosa più importante, ovviamente, è la numero 7

Un fatto di (micro)cronaca

(Cronache dal diario segreto del professor Storti)

Tra la folla accorsa ad assistere alla piccola ma gradevole bonus track giornaliera di reale vita vissuta nasce un piccolo consulto a cui fa seguito l’immediata chiamata telefonica al 118.

Nel trascorrere di pochi istanti arriva sul posto anche un comunale decumano dall’aspetto patriottardo che fa cenno alla piccola folla di fare largo, dopodiché si china sulla vittima e le solleva le gambe in alto, esitando un attimo, forse perché nell’agitazione del momento si confonde nella individuazione di quali siano esattamente gli arti inferiori e quali quelli superiori.

Il gesto, invece, secondo i commenti dei più informati tra i presenti, è eseguito correttamente ed è quello prescritto dalle buone norme di pronto soccorso con la precisa funzione di smuovere eventuale circolazione che rimanga dimenticata nelle regioni più lontane dal cuore e dal cervello, e per questo motivo, magari, si sia distratta e un po’ rammollita.

La manovra, anche se eseguita con dovizia, suscita una leggera ilarità dei presenti, forse dovuta ad un allentamento della tensione o forse perché, mostrando in bella vista le cosce della anziana combattente la cui gonna si ripiega sul resto della sua figura come una bandiera ammainata, provoca in lei una reazione immediata e violenta contro il suo soccorritore a cui molla un bel ceffone, per poi svenire nuovamente.

Sarà per l’efficienza delle telecomunicazioni e dei servizi sanitari, oppure per il fatto che quando la vita è vissuta intensamente il tempo sembra fluire più veloce, fatto sta che con positiva meraviglia di tutti i presenti l’ambulanza arriva in pochi minuti e dall’abitacolo discendono celeri i cerusici che dotati dei loro sofisticati apparecchi accudiscono la  signora.

Ma prima che la lettiga venga interamente inghiottita dallo sportello tergale del bianco-arancio autoveicolo, l’anziana signora si riprende e sente il dovere di alzare un braccio per donare un saluto rassicurante alla piccola folla radunata intorno a lei, ottenendo come risposta un caloroso applauso.

Appagato dall’inatteso spettacolo, e convinto che la signora sia ormai in buone mani, e non vedendo ragione per trattenermi ancora, mi allontano proseguendo la mia camminatella pomeridiana. Interpellato però il rotondo quadrante inverto il senso di marcia facendo rotta verso casa, felice di poter raccontare il fattaccio di microcronaca a cui la sorte mi ha concesso di partecipare come diretto testimone.

Fine

Un fatto di (micro)cronaca 4

(Cronache dal diario segreto del professor Storti)

Il guardia-banca risponde, educato ma deciso, che non è suo compito far da angelo custode ai posti auto e che, anche se volesse, non potrebbe intervenire né con quel signore né con altri cittadini automuniti per far rispettare le pur giuste regole di transito e/o di sosta.

La signora insiste nel chiedere che la guardia colpisca lo sciagurato cittadino ladro di parcheggi con l’esplosione di qualche colpo di pistola ben assestato, e di fronte al nuovo cortese ma fermo diniego chiede espressamente alla guardia medesima di consegnare a lei l’arma, promettendo solennemente che gliela restituirà immediatamente, non prima però di averla usata per far intendere i motivi di giustizia al delinquente che nel frattempo si è però già quasi ormai completamente dileguato all’orizzonte.

La guardia, fortunatamente ancora del tutto integra nelle proprie facoltà mentali, a quel punto fa capire alla signora, con gesti e vocaboli eloquenti e di chiara decifrabilità, che l’argomento deve considerarsi chiuso e che la signora è pregata, pur con tutto il rispetto dovuto all’età e alla sua appartenenza al gentil sesso, di andare a farsi una passeggiata il più possibile lontano dall’agenzia bancaria, evitando di continuare ad infrangere i paramilitari corbelli!

Vedo allora l’arzilla vecchietta, violentemente colpita dal tono e dal contenuto dell’inattesa risposta, esplodere paonazza per poi subito dopo afflosciarsi al suolo, forse per l’eccessivo carico affidato alle proprie decussazioni. Prima di spirare – o almeno questa è l’impressione che ho insieme alla maggior parte degli astanti  – essa getta un’ ultima frase in faccia al guardia-banca: «Colluso!».

(Continua, ancora per poco)

Un fatto di (micro)cronaca 3

(Cronache dal diario segreto del professor Storti)

Mentre avanzo tra ricordi e pensieri ecco che un irrispettoso  automobilista occupa abusivamente un posto riservato, con evidenti segni giallo-orizzontali e apposito cartello verticale, alle necessità di parcheggio di disabili muniti di idoneo distintivo.

Un’anziana signora che assiste alla scena, sollecitata nei suoi più intimi e radicati istinti di giustizia, investe il guidatore irrispettoso invitandolo a rimuovere testé il mezzo e lasciare inoccupato lo spazio che ben si evidenziava essere destinato ad altri scopi.

L’automobilista, che una volta uscito dal proprio mezzo si rivela un distinto signore di mezza età preso da tutt’altri pensieri, si allontana senza neppure degnare l’anziana donna di uno sguardo. Al che, essa medesima scatta e chiede d’imperio l’intervento di un guardia giurata appollaiata all’ingresso di un’agenzia bancaria posta in fronte al suddetto parcheggio, invitando il paramilitare ad usare, se del caso, anche la grossa arma che pende appesa al suo cinturone, a modo dei bovari che invasero il lontano west americano nonché per molti anni a seguire anche molti cinema e televisioni nostrane.

(Continua)

Un fatto di (micro)cronaca 2

(Cronache dal diario segreto del professor Storti)

Cammino osservando gli sguardi dei passanti, che mi appaiono perlopiù orfani di benigne fulminazioni, e proseguo nella deambulatoria salutevole ora d’aria. Deambulano insieme ai miei arti inferiori, cuoio-calzati, anche le cellule spirito-cerebrali che, navigando al di là dei contingenti ambiti spazio-temporali, vagano  impegnate in discettazioni circa l’essere e il nulla, il mare e la montagna e le qualità del vino bianco in opposizione al rosso e al rosé.

Un giovane tizio egurgita in un angolo dell’ingresso dell’Ectobar, proprio dinanzi a me, chissà se perché colpito da una subitanea infezione virustagionale o se invece perché acciaccato dalle elevate gradazioni bibitologiche ingurgitate. Il tizio è prontamente assistito da un gruppetto di fanciulle, premurosamente situatesi tutte però ad una certa distanza dal giovane avventore.

Mi allontano sospinto a passi alterni tra le passeggiate degli amanti e gli amanti delle passeggiate, velopassanti e corsaioli, opuscolanti impegnati e arrivo ad uno slargo dove alcuni versi ovattati ricordano il sangue versato: nomi di persone luttuosamente affondate con i vascelli nel mare e ora circondati da alberi le cui radici silenziose affondano nella terra come lame di coltelli affusolati.

Incontro Brunino, ex di mia figlia, con una nuova compagna. Questi è un giovane pressoché circonfuso in contrabbassevoli incontri e drummiche session, con la mente costantemente obnubilata dalla spinelleggiante abitudine di infarcire le proprie serate in fumisterie varie che gli lasciano, variodisposti sul bel viso regolare, racchiuso da penduli riccioli da ogni parte provenienti, i loro immancabili segni; e quel che è peggio nella sua mente eccessivi iporilassamenti. È per questo motivo che, suo malgrado, Brunino resta anche nelle ore di maggiore irraggiamento solare spesso assente anche nell’atto della sua presenza, estraneo ed incapace dei declinarsi ai presenti.

Mi congedo dalla giovane coppia ed ecco che avviene il fattaccio.

(Ovviamente, continua…)