Un fatto di (micro)cronaca 2

(Cronache dal diario segreto del professor Storti)

Cammino osservando gli sguardi dei passanti, che mi appaiono perlopiù orfani di benigne fulminazioni, e proseguo nella deambulatoria salutevole ora d’aria. Deambulano insieme ai miei arti inferiori, cuoio-calzati, anche le cellule spirito-cerebrali che, navigando al di là dei contingenti ambiti spazio-temporali, vagano  impegnate in discettazioni circa l’essere e il nulla, il mare e la montagna e le qualità del vino bianco in opposizione al rosso e al rosé.

Un giovane tizio egurgita in un angolo dell’ingresso dell’Ectobar, proprio dinanzi a me, chissà se perché colpito da una subitanea infezione virustagionale o se invece perché acciaccato dalle elevate gradazioni bibitologiche ingurgitate. Il tizio è prontamente assistito da un gruppetto di fanciulle, premurosamente situatesi tutte però ad una certa distanza dal giovane avventore.

Mi allontano sospinto a passi alterni tra le passeggiate degli amanti e gli amanti delle passeggiate, velopassanti e corsaioli, opuscolanti impegnati e arrivo ad uno slargo dove alcuni versi ovattati ricordano il sangue versato: nomi di persone luttuosamente affondate con i vascelli nel mare e ora circondati da alberi le cui radici silenziose affondano nella terra come lame di coltelli affusolati.

Incontro Brunino, ex di mia figlia, con una nuova compagna. Questi è un giovane pressoché circonfuso in contrabbassevoli incontri e drummiche session, con la mente costantemente obnubilata dalla spinelleggiante abitudine di infarcire le proprie serate in fumisterie varie che gli lasciano, variodisposti sul bel viso regolare, racchiuso da penduli riccioli da ogni parte provenienti, i loro immancabili segni; e quel che è peggio nella sua mente eccessivi iporilassamenti. È per questo motivo che, suo malgrado, Brunino resta anche nelle ore di maggiore irraggiamento solare spesso assente anche nell’atto della sua presenza, estraneo ed incapace dei declinarsi ai presenti.

Mi congedo dalla giovane coppia ed ecco che avviene il fattaccio.

(Ovviamente, continua…)

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