Il faro

Il treno non fu più sostituito. Collina Isola rimase ancor più isolata: per raggiungerla restava un’unica strada carrabile che saliva con stretti tornanti dalla valle. Era una strada che passava in mezzo alle balze di argilla che ogni anno ne inghiottivano qualche tratto: ogni inverno scompariva un tornante, una semicurva o un ponte, che l’anno successivo veniva nuovamente ricostruito nel solito identico modo.

Durante un inverno più cattivo e piovoso del solito, si verificò un numero incredibile di frane; alcune di queste distrussero la strada quasi completamente. Con caparbietà e grandi sacrifici i cittadini di Collina Isola eseguirono i lavori per ripristinarla, ma poco tempo dopo franò di nuovo e alla fine gli abitanti di Collina Isola, stremati da quella lotta impari, si arresero.

La strada restò così sepolta sotto l’argilla e al suo posto rimase solo un piccolo stradello largo poco più di un viottolo. Invece della strada, la cui ricostruzione fu reputata dai governanti dell’epoca troppo costosa, consigliai di costruire un faro di segnalazione; non sarebbe servito per esser visto dalle navi, che continuavano a girare a largo, molto a largo rispetto a quell’isola, ma avrebbe senz’altro garantito che Collina Isola si potesse vedere da tutte le altre città vicine. Quel segnale luminoso sarebbe servito per ricordare a tutti che, anche di notte, anche senza la strada e senza la ferrovia, sulla sommità di quella collina esisteva una piccola città con i suoi abitanti.

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