Cessate il fuoco

In passato, quando scoppiava un conflitto, la prima richiesta che veniva dagli organismi internazionali e dalla comunità dei paesi e delle istituzioni civili era quella del “Cessate il fuoco”. Si cercava di far tacere le armi, di facilitare una tregua per impedire nuovi morti e distruzione e quindi spingere le parti a sedersi a un tavolo di trattative. Questo indipendentemente dalle ragioni dei belligeranti. Forse, però, ricordo male. Tuttavia, mi sembrerebbe anche la cosa più logica, di buon senso per tutti coloro che dicono di amare la pace.

Nel caso dell’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina non mi pare di sentire voci di questo tipo e, anzi, si sta cercando piuttosto di rifornire di armi una della parti, quella aggredita, nel tentativo di aiutarla a difendersi e di riuscire a respingere l’invasore. Credo che questo porterà a un allungamento della guerra e a un suo inasprimento, quindi ancora più morti e distruzione. La giustificazione, almeno quella ufficiale, di questo comportamento è di far pagare alla Russia l’errore commesso, ristabilire l’ordine mondiale e far vincere la libertà; il paragone spesso utilizzato è quello di vedere in Putin un nuovo Hitler e l’invasione dell’Ucraina come quella della Polonia del ’39.

A parte il fatto che Berlino e  Auschwitz furono liberate dall’esercito russo, cioè di una nazione che a quei tempi era guidata da Stalin, e basterebbe leggere le pagine di Vita e destino di Grossman per capire come il male fosse ben radicato anche in quella parte; quasi mai il male e il bene si dividono in modo perfetto, e quindi dovremmo evitare questi facili ma superficiali paragoni. E poi, dipingere il nemico come un mostro con cui non si può dialogare è il miglior servizio che si può fare alla guerra.

Invece, sento prevalere la retorica che inneggia alla lotta per libertà, per l’indipendenza, e all’annientamento del dittatore Putin; tutti questi concetti sono sacrosanti ma in Ucraina marceranno sopra i corpi di giovani soldati, sopra future vedove di guerra, orfani, sfollati, case, fabbriche e ospedali distrutti. La comunità internazionale dovrebbe offrirsi come luogo di mediazione per interrompere subito i combattimenti ed evitare un’escalation di violenza che non si sa dove ci potrà condurre.

Quando le armi tacciono, tutto è ancora possibile. Questo è il mio augurio, la mia speranza.

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