L’innamorata (4)

Photo by Karolina Grabowska on Pexels.com

All’ufficio postale le dicevano che doveva avere pazienza, la risposta sarebbe arrivata. Ma il tempo passava e della risposta di Leonardo non vi era nessuna traccia.

Giulia provò ad ingannare il tempo ma senza successo, se ciò che deve accadere non accade, è insuccesso.

I giorni, i mesi passarono e dall’ufficio postale non le giunse nessuna risposta. Continuava a vedere Leonardo in strada, al supermercato o al bar, ma non notava in lui alcun cambiamento.

La sua amica Luisa le aveva detto: «Giulia, stai tranquilla, vedrai che una risposta ti arriverà. Dai tempo al tempo!». Ma chi glielo toglie il tempo al tempo, aveva pensato allora Giulia, anche volendo lei non ne sarebbe stata capace!

Restò in attesa come la pioggia ancora nel cielo, come una cosa prima che accada; pensò che quel suo amore fosse giunto troppo presto o forse era lei a non essere arrivata al momento giusto.

Si sentiva come il tempo nei giorni primaverili, instabile e variabile ma… comunque tendente al bello. Tutti tendiamo al bello, pensava Giulia, come i panni stesi al sole ad asciugare, come i giovani in attesa di un uomo o di una donna da sposare.

Passò la primavera, poi l’estate e arrivò l’autunno. Giulia sentiva una voce dentro di sé che le diceva: «Attenta al tempo che passa, ti sorpassa e ti sorprende mentre tu dormi, lui di nascosto t’inganna». E allora, Posta fai il tuo dovere!

E invece…

L’innamorata (2)

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Leonardo era veramente una gran bel ragazzo e Giulia non aveva potuto fare a meno di innamorarsene. In verità, anche a lei quando era piccola dicevano che era carina e lei ci credeva, specialmente quando a dirglielo era la mamma; di lei purtroppo ricordava poco mentre del padre invece aveva molti più ricordi. Erano di suo padre molte degli insegnamenti che lei aveva ricevuto: ad esempio le aveva insegnato a leggere e a scrivere.

«Scrivere per ricordare e leggere per dimenticare» così le diceva lui. E ancora: «Quando vuoi ricordare una cosa fai una lista perché tutto quello che ci metti, lì sta». Per questo lei faceva spesso delle liste di cose che voleva ricordare, e la faccenda sembrava che funzionasse bene. Leggere invece le serviva a volare e l’aiutava a passare sopra alle cose che la facevano stare male. E certe volte era davvero importante poter dimenticare qualcosa, e riuscire a farlo nel minor tempo possibile.

Ah, dimenticavo, un’altra cosa le aveva insegnato suo padre e che le era stata molto utile: le aveva insegnato a guardare i film, e più esattamente i bei film. Questi sì che la facevano stare bene perché l’aiutavano a passare il tempo e a svagarsi la mente dai brutti pensieri. Di film ne aveva visti e ne continuava a vedere moltissimi ma, a dire il vero, non sempre riusciva a capire tutto ciò che vedeva e ascoltava.

Però, in compenso, una cosa l’aveva capita: che, in fondo in fondo, nei film il fatto di capire o non capire non era poi la cosa più importante. Più volte le aveva spiegato anche suo padre che i film più belli sono proprio quelli in cui ci sono delle cose che non si riescono a capire. E in questo lei si sentiva brava, brava almeno come tutti gli altri.

J. Iobiz

L’innamorata (1)

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Arrivata all’ufficio postale, Giulia, aveva chiuso la lettera dentro la busta e la busta nella cassetta. Quindi aveva chiuso la giacca, le mani nelle tasche della giacca, e infine se stessa dentro l’autobus per fare ritorno a casa. In quel preciso momento era proprio tutto chiuso, anche il bar per turno di riposo e il cielo, almeno fino a quando il vento non si alzò, forse perché si annoiava o forse perché da seduto non arrivava bene a far sventolare la bandiera issata in alto sul pennone dell’ufficio postale.

Giulia viveva da sola da quando aveva compiuto il ventottesimo anno di età, cioè da quando era morto suo padre. Non avendo nessuno che potesse pensare a lei, i servizi sociali che la seguivano avevano deciso di fare una prova. Il tentativo era andato bene e adesso, ormai da quasi dieci anni, viveva in modo autonomo nell’appartamento che le aveva lasciato suo padre.

Quel giorno Giulia era uscita, come ogni mattina, prima che arrivasse la Maria. (Eh già, avrei anche potuto far finta che, invece di Maria, la signora che la aiutava a tenere in ordine la casa si chiamasse Alba; mi sarebbe tornato più comodo. Avrei potuto così scrivere che, quella mattina, Giulia era uscita di casa prima che arrivasse l’Alba. Anzi, più esattamente avrei scritto che il lunedì, il martedì e il venerdì Giulia usciva prima che giungesse l’Alba, perché negli altri giorni, la suddetta signora, non veniva; se ne restava a casa sua o andava in giro a fare spese. Ma, purtroppo, l’anziana signora che aiutava Giulia a tenere in ordine l’appartamento non si chiamava Alba ma Maria. Cosa ci posso fare? E siccome vorrei raccontare le cose come realmente sono andate, senza togliere né aggiungere nulla, ho deciso lasciare il nome vero senza fare alcun cambiamento).

Quella mattina Giulia era uscita di buon’ora – ma non prima che arrivasse l’alba! – per andare all’ufficio postale. Doveva, infatti, spedire una lettera che aveva scritto a un giovane di cui si era innamorata. Il contenuto della lettera era il seguente:

Caro Leonardo,

se vorrai ti darò una mano, ma promettimi di non perderla

e di tenerla sempre sul tuo cuore. Ti darò anche quello, il mio

cuore, e se vorrai ti darò tutta me stessa, basterà che tu trovi un

posto dove tenermi. Non pretendo un posto fisso, è sufficiente posto che non sia già occupato da altri.

La tua Giulia

Il giovane dei suoi sogni, il destinatario della lettera, si chiamava Leonardo; purtroppo più di questo Giulia non era riuscita a sapere. E non riuscendo a conoscere né il cognome né l’indirizzo, sulla busta della lettera lei aveva scritto solo il nome. Anzi, per dire proprio tutta la verità, le cose non andarono neppure in questo modo. Infatti, in un primo momento lei era intenzionata a scrivere nella lettera il nome poi, per educazione e per rispetto della privacy, non aveva scritto neppure quello.

J. Iobiz