L’innamorata (1)

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Arrivata all’ufficio postale, Giulia, aveva chiuso la lettera dentro la busta e la busta nella cassetta. Quindi aveva chiuso la giacca, le mani nelle tasche della giacca, e infine se stessa dentro l’autobus per fare ritorno a casa. In quel preciso momento era proprio tutto chiuso, anche il bar per turno di riposo e il cielo, almeno fino a quando il vento non si alzò, forse perché si annoiava o forse perché da seduto non arrivava bene a far sventolare la bandiera issata in alto sul pennone dell’ufficio postale.

Giulia viveva da sola da quando aveva compiuto il ventottesimo anno di età, cioè da quando era morto suo padre. Non avendo nessuno che potesse pensare a lei, i servizi sociali che la seguivano avevano deciso di fare una prova. Il tentativo era andato bene e adesso, ormai da quasi dieci anni, viveva in modo autonomo nell’appartamento che le aveva lasciato suo padre.

Quel giorno Giulia era uscita, come ogni mattina, prima che arrivasse la Maria. (Eh già, avrei anche potuto far finta che, invece di Maria, la signora che la aiutava a tenere in ordine la casa si chiamasse Alba; mi sarebbe tornato più comodo. Avrei potuto così scrivere che, quella mattina, Giulia era uscita di casa prima che arrivasse l’Alba. Anzi, più esattamente avrei scritto che il lunedì, il martedì e il venerdì Giulia usciva prima che giungesse l’Alba, perché negli altri giorni, la suddetta signora, non veniva; se ne restava a casa sua o andava in giro a fare spese. Ma, purtroppo, l’anziana signora che aiutava Giulia a tenere in ordine l’appartamento non si chiamava Alba ma Maria. Cosa ci posso fare? E siccome vorrei raccontare le cose come realmente sono andate, senza togliere né aggiungere nulla, ho deciso lasciare il nome vero senza fare alcun cambiamento).

Quella mattina Giulia era uscita di buon’ora – ma non prima che arrivasse l’alba! – per andare all’ufficio postale. Doveva, infatti, spedire una lettera che aveva scritto a un giovane di cui si era innamorata. Il contenuto della lettera era il seguente:

Caro Leonardo,

se vorrai ti darò una mano, ma promettimi di non perderla

e di tenerla sempre sul tuo cuore. Ti darò anche quello, il mio

cuore, e se vorrai ti darò tutta me stessa, basterà che tu trovi un

posto dove tenermi. Non pretendo un posto fisso, è sufficiente posto che non sia già occupato da altri.

La tua Giulia

Il giovane dei suoi sogni, il destinatario della lettera, si chiamava Leonardo; purtroppo più di questo Giulia non era riuscita a sapere. E non riuscendo a conoscere né il cognome né l’indirizzo, sulla busta della lettera lei aveva scritto solo il nome. Anzi, per dire proprio tutta la verità, le cose non andarono neppure in questo modo. Infatti, in un primo momento lei era intenzionata a scrivere nella lettera il nome poi, per educazione e per rispetto della privacy, non aveva scritto neppure quello.

J. Iobiz

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