Come mi sono liberato del mio autore (fine)

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[Il finale, appena arrivato da Monica Boreca]

A questo punto rimaneva solo Jakob. Non è stato difficile localizzare in quale palazzo si era rifugiato a fare l’eremita. Una volta individuato l’Autore lo ha raggiunto salendo fino all’ultimo piano dell’edificio. Da lì ha seguito le indicazioni per i depositi dell’acqua ed è sbarcato su una terrazza posta sul tetto dell’edificio. Jakob era sdraiato in un angolo e sembrava che dormisse. L’Autore non voleva interrompere il suo sonno. La serata era piuttosto nuvolosa e il cielo si era abbassato fino quasi a farsi toccare con una mano. Giù dalla strada arrivavano odori e rumori indistinti mescolati in un caos che non aveva niente di piacevole. All’Autore è venuto in mente di affacciarsi a guardare giù ma si è dovuto fermare perché ha iniziato a girargli la testa. Arretrando deve aver compiuto un movimento maldestro, è inciampato in qualcosa che era dietro di lui ed è caduto in terra. Il rumore della caduta ha svegliato Jakob.

«Cosa ci fa quassù?» gli ha chiesto il giovane mentre si passava una mano davanti agli occhi.

«Ciao, sono qui perché volevo scambiare due parole con te», gli ha risposto l’Autore.

«E cos’ha di tanto importante da dirmi per venire fino a quassù?».

«Jakob, non so come continuare il romanzo. Cioè, lo saprei ma mi serve capire prima cosa ne pensate voi perché ci sono alcune cose che vi riguardano da vicino».

«Noi?» ha chiesto il giovane.

«Sì, intendo dire tu e gli altri». Jakob a quel punto si è incupito e ha esclamato: «Ehi, ascolta, io faccio squadra per conto mio e non mi devi mescolare con nessuno dei tuoi fantasmi e fantocci di carta! Vuoi scrivere una storia? Bene, io sono qua, ma non pensare di venire qui con le tue storie! Te lo ha mai detto nessuno che un romanzo non è un posto dove poter appiccicare i tuoi testi già preconfezionati, non è una pagina bianca dove puoi attaccare le tue storie come se fossero quadri da appendere su una parete vuota! Ti conviene andare a dormire e domani, a mente fredda, ripenserai a questo incontro e ti renderai conto di che stupidaggine hai fatto a venire qui e fare codesti discorsi idioti».

Per alcuni istanti Jakob è rimasto in silenzio, con il volto rivolto verso il pavimento. Poi, improvvisamente ha alzato la testa e il suo sguardo aveva qualcosa di diverso. «Anzi no», ha detto, «ho un’idea migliore» e mentre pronunciava queste parole si è avventato contro l’Autore; questi è arretrato ma Jakob ha continuato a spingerlo fino a quando è inciampato nel cordolo che delimita la terrazza ed è caduto giù.

Adesso sono le due di notte, lo schermo del computer illumina di luce azzurra la poltroncina vuota, quella dove fino a qualche ora prima era seduto l’Autore. Un anonimo messaggio di standby corre da sinistra verso destra ogni trenta secondi, incurante del fatto che la stanza sia ormai completamente vuota.

Sui motivi dell’inspiegabile salto nel vuoto dell’Autore si interrogheranno sicuramente in molti ma non è detto che qualcuno riesca a trovare una risposta; e anche se qualcuno avanzerà delle spiegazioni, o le solite immancabili congetture, magari basandosi sul suo inusuale abbigliamento, difficilmente tra queste potrà esservi quella che avete avuto il privilegio di poter leggere in queste pagine. Tutto questo dovrà però rimanere un segreto, un piccolo segreto tra me e voi.

Monica Boreca

P.S. Conoscendo piuttosto bene l’Autore, sono quasi certa che questa sua eliminazione non potrà che fargli piacere. Tornerà alla sua routine quotidiana, alle sue occupazioni abituali, senza più doversi preoccupare delle vicende dei molti personaggi rompiscatole che gli affollavano la testa e finivano spesso per rovinargli le giornate.

In fondo, si tratta di una storia a lieto fine. Almeno per adesso. 

M. Boreca

3 pensieri su “Come mi sono liberato del mio autore (fine)

  1. Ah. Ah. Ahah ! La legge di gravità insegna che chi si sporge in avanti da un parapetto il peso della testa posta sul collo porta ad inclinare al punto tale il corpo da sbilanciarsi e cadere giù. Diciamo che … il suicidio “premeditato” fin dall’inizio dall’autore ha portato lo stesso a girovagare per andare a parlare con i vari protagonisti … è stato solo interrotto dal risveglio di Jakob… ( e lui lo sapeva che Jakob era un permaloso)… che ignaro di quanto aveva in mente l’autore (di burlar giò dalla terrazza) ha semplicemente finito il lavoro … che codardo l’autore!!!!! 🤣 si, è un lieto fine… si è liberato di tutti. E di se stesso. ( Ho il sospetto che soffrisse di una grave forma di sdoppiamento della sua personalità un po’ come Dottor Jekyll e Mr. Hyde e per dirla tutta per quanti personaggi aveva intorno immaginari e fantasiosi possiamo anche definirlo un supereroe !

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