L’ultima bambina (2)

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Qualcuno diceva che quell’eremita fosse addirittura un santo. Una delegazione costituita dai rappresentanti più autorevoli delle città della contea si recò ad incontrarlo e lui la accolse in modo cordiale, quasi stesse aspettando quella visita.

Gli fu spiegato il problema che affliggeva il paese e subito dopo gli fu rivolta la domanda cruciale: «Come mai sta accadendo tutto questo?». L’eremita, senza molti giri di parole, spiegò ai componenti della delegazione che il loro paese era oramai colmo di cattiverie, delitti e soprusi e, siccome la terra conserva la memoria delle cose che accadono nel corso degli anni e dei secoli, il suolo era diventato saturo di tutto quel male e questo rendeva sterile ogni persona che ci viveva.

«Cosa possiamo fare perché questa disgrazia abbia fine?» chiese allora il capo della delegazione all’eremita.

«Niente, non potete fare assolutamente nulla» fu la sua risposta. La delegazione chiese delle spiegazioni ma non ne uscì nulla di buono, perché secondo l’eremita l’unico rimedio era quello di partire e andare via, lontano da quei luoghi che, forse, con il tempo sarebbero potuti ritornare alla loro originaria vergine condizione.

I cittadini che componevano la delegazione iniziarono ad insultare il vecchio eremita dicendogli che era un esaltato e apostrofandolo nei modi peggiori. Quindi se ne ritornarono indispettiti nelle loro città, dove continuarono a intraprendere nuovi tentativi sempre più fantasiosi e maldestri per riportare i bambini nel loro paese. Ma nonostante tutto ciò il paese restò senza bambini.

Alcuni degli abitanti, allora, se ne andarono via e abbandonarono per sempre quella terra. Furono organizzati numerosi viaggi, in Sud America o in Estremo Oriente. Di loro però non si è più saputo niente. C’è chi afferma che stiano ancora viaggiando mentre secondo altri pare abbiano fondato una nuova colonia di cui però non sono mai arrivate notizie certe. Ma è molto probabile, invece, che le persone partite siano ormai tutte morte.

(continua)

J. Iobiz

10 pensieri su “L’ultima bambina (2)

      • Noi non siamo, fortunatamente, più abituati a mettersi in viaggio per cercare condizioni di vita migliori. Ma il senso del racconto vorrebbe essere questo: quando non sei più disposto a partire perché non ti interessa il futuro dei figli il tempo, cioè la vita, si ferma perché perde di significato e si ripiega su se stesso

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      • È un po’ troppo limitativo come concetto perdona… chi non vuole andarsene chi non vuole cambiare alla fine per forza di cose qualcosa intorno si modifica automaticamente o ti adegui o ci vivi male ma sono le cose intorno che cambiano quindi per forza un cambiamento è evidente niente rimane statico immobile fermo. La vita non è un orologio che può fermarsi perché la batteria si è scaricata o perché non si è data la carica manualmente

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      • Non potevano far nascere un figlio, non potevano adottare un figlio perché moriva presto e giovane, alla fine un cane è stata la soluzione per avere qualcosa a cui dare un senso alla vita. Chi è rimasto, inconsapevole si è solo goduto una vecchiaia molto lunga… circondato dai propri beni. chi è andato via ha costruito una nuova esistenza.. Tutti e due questi esempi hanno comunque vissuto. c’è sempre da dire però che quel terreno alla fine è in grado nel tempo di poter ospitare muove civiltà. A volte ci vuole molto coraggio per andarsene è vero ma è molto più facile anche restare e v.edere quello che accade si vede che è una buona parte di quella gente era troppo pigra per muoversi troppo interessata ai propri beni per lasciarli E poi insita in ogni essere umano c’è una cosa: la speranza…sai, tutto sommato non é andata poi così male a nessuno . c’è chi ha vissuto molto più a lungo sereno e chi ha vissuto lontano nuove avventure.

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      • Vedo che vuoi difendere in tutti i modi anche la scelta di chi è rimasto: va bene, però… dici che chi è rimasto era “inconsapevole”. Per me non lo era e ha fatto una scelta “consapevole”. Ha preferito rimanere in una terra contaminata dal male e un futuro, un cane ad un figlio, ma il mio è solo un punto di vista e vale quanto ogni altro. Anzi ti ringrazio per questi tuoi spunti interessanti, mi fanno molti piacere. Ogni racconto vive di vita propria e ha assoluto bisogno di qualcuno che lo legga; e se lo dico io, che sono un personaggio di fantasia nato proprio da un racconto, ci devi credere…

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      • Non difendo .., rispetto è diverso. Io ho sempre pensato che un racconto da un lato si veste dell’abito dell’autore che lo concepisce ma dall’altro chi lo legge può permettersi di ammirare, criticare, apprezzare, dire la sua, dissentire e essere pienamente d’accordo su quell’abito che vede davanti a se penso che uno scrittore non debba condizionare… e imporre ma semplicemente aprire la mente di chi lo legge per immaginare e spaziare. È stato un grande piacere per me dialogare con uno scrittore di fantasia come lo sei tu. Personaggio fantasioso o no scrivi quindi sei scrittore!

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