Il borgo vecchio e il bene comune

Già, il borgo vecchio; per chi non lo conosce basta dire che è un luogo caotico, una città nella città, un posto dove non esistono regole. E dove non esistono regole – almeno questa era l’idea di Salvatore – l’unica regola che conta è la legge del più forte; e dove la forza la fanno i soldi, l’unica legge valida è quella di averne una grande quantità.

E così, almeno secondo lui, per tutta la vita c’è chi si ritrova a inseguire il denaro; quello suo, se riesce a guadagnarlo, o quello degli altri se a guadagnare il suo scopre di non esser capace oppure non ha tempo o voglia. E se sei cresciuto come Salvatore in un posto dove non esistono regole, nel medesimo modo in cui ogni volta sei costretto a inventarti il tuo diritto di precedenza agli incroci stradali per non essere investito, alla stessa maniera ti devi inventare i tuoi diritti agli incroci della vita, spostando se necessario – e lo è molto spesso – la linea che divide il giusto dall’ingiusto, il lecito dall’illecito, il bene dal male, e a volte cancellando del tutto quella linea che spesso diventa un po’ troppo ingombrante e fastidiosa.

Tu da una parte e il resto del mondo dall’altra. Non c’è via di mezzo, non esiste un bene comune. «Dovresti proprio provarci a spiegarlo in giro per la città cosa è il bene comune, specialmente in certi quartieri» diceva Salvatore. «Innanzi tutto il bene, per essere tale, qualcuno lo deve avere e altri no, perché se ce l’hanno tutti non è più un bene ma è solo una cosa che hanno tutti. E quindi, se qualcuno lo deve avere e altri no, non può mai essere per davvero comune a tutti quanti, altrimenti non sarebbe più un bene per nessuno. Lo capisci o no?» chiedeva Salvatore. Lui lo aveva capito.

Ad ogni modo, ammesso anche che si potesse pensare diversamente, con chi si sarebbe dovuto condividere quel famoso bene? Forse le persone della tua famiglia o quelle del tuo quartiere, oppure anche tutti coloro che abitavano nella tua stessa città? O magari si dovevano comprendere anche gli abitanti di tutta la regione o dell’intero paese? O, chissà, se si doveva pensare anche a quelli degli altri paesi e, perché no, anche ai guaglioncelli che non erano ancora nati? Salvatore lo vedeva bene che in questo tipo di ragionamento c’era qualcosa che non tornava. Meglio allora restare con i piedi ben piantati per terra.

Non poteva essere un problema suo se in alcune parti del mondo qualcuno nasceva tra gente che faceva i propri bisogni dentro l’acqua che si poteva pure bere, e altri invece nascevano ancora in posti dove di acqua non ce n’era proprio, di nessun tipo, neppure quella necessaria per non morire.

E non c’entravano le razze o quelle storie là; no, secondo lui in un mondo dove contano solo i soldi di razze ne esistono solo due: i ricchi e i poveri. Stop. Chi nasce povero una sola cosa può fare: cercare di diventare ricco.

(Tratto dal racconto L’avvocato e l’ascensore, compreso nella raccolta Casi Privati, Amazon giugno 2021)

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