In attesa di buone notizie

Molti secoli prima, quando non c’era ancora la ferrovia con il treno a vapore, a Collina Isola aveva piantato le proprie bandiere un popolo venuto da oriente. Dopo quei primi lontani colonizzatori alla guida della cittadina si susseguirono nei secoli successivi delle popolazioni venute dal mare; altre arrivarono dalla Capitale e poi arrivarono i barbari, i vescovi, le signorie, i marchesi, i conti e i re, fino a quando nacque la Repubblica. Lei accolse, come una brava madre, la piccola comunità di Collina Isola tra le sue braccia, così come fece con tutte le altre città, paesini, borghi e poderi disseminati nei dintorni, ovunque si girasse lo sguardo.

Nonostante tutti i cambiamenti di governanti, per molti secoli nessuno pensò di fare qualcosa di concreto per diminuire la lontananza che divideva quella specie di isola dalle altre città vicine cosicché Collina Isola continuò a rimanere appartata e divisa dal resto del mondo.

Questa suo isolamento finì per ingolosire la Signoria di una città vicina che vi costruì una fortezza, nella quale nessuno poteva entrare se non era autorizzato dalle guardie, che più tardi un Granduca trasformò in un carcere, dal quale nessuno poteva più uscire se non era autorizzato da nuove guardie arrivate al posto di quelle precedenti.

Tuttavia quell’isolamento, seppur drammatico, portò con sé anche qualcosa di positivo e di nobile e rese gli abitanti di Collina Isola orgogliosi di sentirsi diversi dalla gente che abitava la pianura; si sentivano particolarmente abituati a lottare con periodi difficili, stagioni di siccità e gelate, tempeste di pioggia e vento; gli uomini attendevano di veder maturare i raccolti, le madri aspettavano con ansia di vedere i loro figli crescere grandi o guarire o non più ammalarsi; le giovani donne attendevano impazienti notizie dei fidanzati o dei mariti partiti per qualche guerra lontana, e le cadenze mensili annunciare l’arrivo di un nuovo figlio. Tutti quanti, in realtà, erano sempre in attesa di qualche buona notizia, perché quelle brutte non c’era da aspettarle, arrivavano sempre da sole senza che nessuno le attendesse.

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