Pugni e filosofia

Sabato scorso al supermercato un tizio, che per caso avevo urtato con il carello, mi rivolge un esagerato rimprovero al quale cerco di rispondere nel modo più educato possibile. Invece di accettare le mie scuse se ne esce con una frase che non sentivo pronunciare da un po’ di tempo: «Lei non sa chi sono io!».

Io rispondo in modo educato dicendo che in effetti non sapevo chi fosse e aggiungo che in realtà non sapevo neppure chi fossero tutte le altre persone che erano lì accanto a me. «Anzi, a dire la verità», gli dico, «e mi scusi se uso questa parola verso la quale dovremmo tutti avere un particolare rispetto, un rispetto assoluto direi, anche se assoluto, forse, non è il termine più appropriato, anzi non lo è senza dubbio, ecco faccia finta che non lo abbia neppure pronunciato… ecco, dicevo, non so neppure se il problema sia posto nei giusti termini; mi spiego meglio: sono tenuto a sapere chi è lei e chi sono tutte queste persone, ancora prima di venire qui al supermercato a fare la spesa, oppure…».

A questo punto mi interrompe e urla: «Ma come parla? Stia molto attento a quello che dice!».

Mantenendo la calma gli rispondo che sto sempre molto attento a quello che dico, a come uso le parole. «Non le accadrà mai di sentirmi sbagliare un congiuntivo o utilizzare in modo non appropriato un verbo o un aggettivo», dico, «come non sentirà mai uscire dalla mia bocca termini volgari e eppure…». Ecco, è stato precisamente in questo istante che qualcosa mi ha colpito sul naso. La discussione si è interrotta a causa di un forte stordimento che mi ha assalito e mi ha impedito di proseguire nelle mie spiegazioni e nell’esposizione delle mie argomentazioni.

Credo sia stato un pugno a colpirmi, ma non posso affermarlo con certezza. Di sicuro c’è solo l’esatta ubicazione della parte offesa, e cioè il mio naso, che ha preso a sanguinare.

Mentre mi sforzavo di dare insieme alle mie scuse le dovute spiegazioni, partendo dall’evidenza logica che occorre prendere atto che viviamo in un mondo in cui alcuni fatti e avvenimenti, pur apparendoci assolutamente certi non sono affatto veri, il tizio, divenuto da pochi istanti il legittimo proprietario delle bottiglie di vino che erano andate distrutte a causa della collisione con il mio carrello, si è arrabbiato ancora di più.

Non è servita a nulla neppure l’offerta di risarcimento, certo parziale, che ho tentato di proporre allungando la mano dove tenevo una banconota da dieci euro. E anche se, come dicevo, le apparenze possono ingannare e l’unica cosa di cui essere assolutamente certi è che non ci dobbiamo mai fidare ciecamente dei nostri sensi, secondo me ad interrompere la nostra discussione è stato proprio un pugno; più precisamente un diretto destro vibrato da quel signore alto e ben vestito che mi ha, peraltro giustamente, accusato di aver rotto diverse bottiglie di un preziosissimo vino che aveva appena profumatamente pagato.

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