La teoria delle linee dritte – o degli elefanti imprudenti (fine)

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Credetemi, se questi nativi non impareranno altri sistemi per spostarsi rimarranno confinanti qui per sempre; il problema, può darsi, sia la stessa struttura fisica del loro cervello che è piuttosto misera, visto che non supera neppure la velocità di 126 bit.

Per tutto questo motivo vostro figlio Emidio potrebbe essergli molto utile, ma per adesso non gliene hanno data alcuna possibilità. Sarà forse un problema legato alla comprensione della lingua: qui ciascuno parla un idioma diverso dall’altro, anche in luoghi tra loro molto vicini. Ce ne sono in grande quantità – pare esistano migliaia e migliaia di lingue diverse – e ciascuna è comprensibile solo a un ristretto numero di persone.

Penso che in realtà neppure essi, i nativi, sappiano esattamente dove si trovano rispetto allo spazio cosmico; per questo motivo se ne stanno qui sospesi, un po’ come i gatti al sole, senza riuscire a sapere se sono soli nell’universo oppure vi siano altri esseri più o meno intelligenti.

Vostro figlio sta cercando di aiutare alcuni scienziati con i quali è entrato in contatto ma, sinceramente, è tutto molto difficile e non sa più cosa pensare; ha grosse difficoltà a spiegare a questi scienziati una serie di concetti banali e semplicissimi, ma spero che le cose possano migliorare in un prossimo futuro. A volte ho la sensazione che da quaggiù potrò andar via solo quando sarò morto, almeno che prima di allora non riesca a trasformarmi di nuovo in un essere diverso e più evoluto. Credetemi, credete a quanto vi sto scrivendo, è solo la pura verità; e poi, che motivo avrei di dirvi delle bugie? Adesso vi lascio; è appena arrivato il suono della sveglia del mattino a mettere il suo sigillo sul fatto che la notte è finalmente terminata. Saluti da Vostro figlio disperso, per adesso, sul pianeta Terra.

P.S. Ah, quasi mi dimenticavo. Sicuramente vi ho scritto in una precedente occasione di un grosso masso con la forma di zampa di elefante che si intravedeva sotto la siepe in fondo al viale di ingresso dell’istituto. Ebbene l’altra sera, mentre vostro figlio Emidio stava rientrando con la bicicletta, il masso, cioè la zampa, si è mosso e tutto l’elefante che vi stava appresso ha improvvisamente attraversato la strada. Non potendo evitare l’impatto, sono caduto a terra. Per fortuna non mi sono fatto niente di male. Quando ho raccontato l’accaduto agli scienziati locali mi è stato detto che sarebbe bene che smettessi di bere vino e altri alcolici! Io ho risposto che Emidio non beve alcolici ed è del tutto sobrio; e che, casomai, è stato l’elefante a essersi ubriacato, altrimenti non si spiega perché mi abbia attraversato la strada in quel modo. Loro, però, non mi hanno creduto e hanno continuato a dare ragione all’elefante. In ogni caso ho deciso che non passerò più da quel viale. Neppure a piedi.

P.S. Qui ancora nessuno lo sa, ma il mondo finirà giovedì prossimo alle 16.30

J. Iobiz

6 pensieri su “La teoria delle linee dritte – o degli elefanti imprudenti (fine)

  1. Questo racconto è davvero la regola del caos … scritto in prima persona, terza persona , plurale quando invece è singolare … l’unica cosa giusta in questo caos (che alla fine suona pure sbagliata) è l’ora della fine di sto posto. … … Madó che casino coinvolgente ! Mi domando : Ma i pachidermi hanno tutta sta roba così caotica in un cervello piccolo? Ecco… son andata nel caos pure io. Non ha un senso tutto questo… no.

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  2. Fantastico! Catturata dallo stile, e dal pachiderma. In effetti visti dal vivo sembrano tutta scatola cranica in mezzo alle parabole! A proposito, sono andata a cercare su wiki come si chiamassero le orecchie di elefante, è uscito di tutto, ma le orecchie si chiamano orecchie 🤣 chissà cosa mi ricordavo!

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