h 16.00

(Cronache dal diario segreto del professor Storti)

Passeggiata pomeridiana.

Passeggiando insieme ai miei osteoporotici amici siamo soliti discutere della malvagità o benignità della stagione meteorologica che, infischiandosene delle numerose e puntuali previsioni di cui sovrabbondano i mezzi di comunicazione, ha ormai l’abitudine di volgersi al bello come al cattivo tempo esclusivamente in base al proprio inconoscibile capriccio, dando poi magari la colpa delle errate divinazioni all’insipienza degli aeronautici meteorologi oppure all’imprevisto battito d’ali di una farfalla svolazzante nell’Oceano Pacifico – della cui reale esistenza, invero, nessuno è però mai stato in grado di addurre prove decisive ed inconfutabili, ragion per cui è sino ad oggi impossibile dimostrare l’effettiva concomitanza tra il suddetto batter d’ali, ammesso che esista veramente, e gli effetti termici e climatici ad esso surrettiziamente attribuiti.

Alcuni dei suddetti prostatici vecchietti teorizzano sul fatto che non esistono più le mezze stagioni e che anche quelle intere, pur restando in vita, pare abbiano perso il piglio, la ponderatezza e l’equilibrio di cui in passato erano dotate; filosofeggiano a lungo sull’idea che, essendo cambiato tutto quanto rispetto al tempo della nostra oramai trascorsa beata gioventù è del tutto logico e verosimile che anche il tempo e le stagioni non possano esser più quelle di una volta.

Certe filosoferie comuni danno la colpa di questi cambiamenti al buco nell’ozono e conseguente effetto serra, colpevole quest’ultimo di aver rialzato la temperatura globale; per altri, invece, i suddetti cambiamenti sono un effetto semplice e collaterale della globalizzazione, se non anche delle politiche sbagliate dei governi improvvidi che si sono succeduti negli ultimi decenni e, forse, anche del traffico aereo sempre più inquinante e invasivo. Quest’ultima, in verità, è però una tesi largamente minoritaria.

Riguardo all’innalzamento generale delle temperature, sembra prevalere il convincimento che le giornate non siano di per se stesse molto più calde che in passato. Pare, invece, che il vero, e forse unico, reale riscaldamento delle nostre giornate sia prodotto dai nipotissimi pargoli che nuore, generi, figli e figlie – tutti indaffaratissimi nel dare il maggiore impeto e sostanza possibili all’auspicato innalzamento del PIL mediante la diretta e quotidiana partecipazione all’apparato produttivo nazionale – lasciano volentieri in custodia e deposito dei nonni, con la sola ed unica raccomandazione di astenersi dall’interferire con l’impostazione genito-educativa.

(continua, sembra impossibile, ma continua)

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