Le réfugié

Jakob Iobiz

Photo by Collis on Pexels.com

Quando la nave attraccò sulla terraferma stava già facendo buio. Era freddo e la città attaccata al porto era immensa, piena di luci, di macchine e di autobus che viaggiavano carichi di gente. Mi ritrovai su una strada con grandi pozzanghere e i marciapiedi occupati da venditori ambulanti infreddoliti, tra i quali c’erano anche dei ragazzi arrivati da parti del mondo che neppure so dove sono. Ma non mi fermai con nessuno di loro.

Cercai invece di arrivare prima possibile nel posto che mi aveva indicato il mio amico Karim, prima della mia fuga dall’Istituto e con un po’ di fatica, e dopo aver camminato quasi un’ora, riuscii a trovarlo. Era l’indirizzo di un tizio, un certo Moussa; Karim mi aveva detto di andarci a nome suo perché lui mi avrebbe aiutato a trovare un modo per guadagnare un po’ di soldi e un posto…

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