LE PAROLE NON LE ASCOLTO, LE VEDO

(Microracconto) Io le parole non le ascolto,  le vedo. Sono come disegni, immagini, scene di un film. E mi riempiono il cervello. E quando il mio cervello è tutto pieno non ci posso infilare più nulla. IO: «E tu, cosa ci fai qui?». LUI: «Niente di particolare, quello che ci fai tu». Le onde sonore … Leggi tutto LE PAROLE NON LE ASCOLTO, LE VEDO

BERE O AFFOGARE

(Microracconto) «Si deve decidere prima, molto tempo prima, se si preferisce bere o affogare. Lo si deve decidere quando si è ancora in tempo di fare l’una e l’altra cosa» sussurrò l’uomo avvicinando il viso a quello di Martin. «E invece, quasi sempre, quando si arriva a quel punto rimane ormai solo la scelta di … Leggi tutto BERE O AFFOGARE

IL RITROVAMENTO

(Microracconto) Karl scese dalla macchina per sgranchirsi le gambe e avanzò lentamente tra i mezzi fermi in colonna. «Durante gli scavi hanno trovato dei reperti archeologici» disse una voce che proveniva dall’abitacolo di un camion. Karl non rispose. «Lavorano di notte perché di giorno c’è troppo traffico» aggiunse il guidatore del camion, «dicono che forse … Leggi tutto IL RITROVAMENTO

Libri da leggere

Sanguina ancora. L'incredibile vita di Fëdor M. Dostojevskij Ancora un meraviglioso libro di Paolo Nori "Io sono solo, mentre loro sono tutti" Fëdor M. Dostojevskij

Torta Sacher e belle ragazze

Ieri sera sono passato davanti alla terrazza di un bar e mi sono ritrovato ad osservare una fetta di torta Sacher ignorando completamente la ragazza che stava seduta al tavolo. Credo stia iniziando una nuova fase della mia vita.

L’Italia chiamò…

“Siam pronti alla morte l'Italia chiamò”; e trovò occupato. Richiamò e le fu risposto: “Armiamoci e partite”. Riprovò ancora e udì un coro: “Campioni del mondo! campioni del mondo! Chiamò nuovamente, e le dissero di non disturbare, “Qui facciamo la storia!”. Allora disse: “Riproverò tra cent'anni”. Si scherza, un po' di sano antipatriottismo fa sempre … Leggi tutto L’Italia chiamò…

Bomber (fine)

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Una sera, quando è tornato a casa, lei era a sedere con la lingua scura fuori dalla bocca e non lo ha riconosciuto. Roberto ha chiamato subito il 118. Lei glielo ha sempre detto: «Se mi succede qualcosa, tu non fare niente, chiama subito il 118».

La mamma era robusta, ma era diventata grassa e camminava con fatica. Le gambe erano sempre gonfie e sembrava che tutto il sangue le si fosse trasformato in grasso. Eppure, non c’era nessuno che resistesse alla fatica più di sua madre. Anche se era malata, a letto non ci si metteva mai. «A letto mi ci mettete quando sono morta», diceva, «te, piuttosto, non ti sei ancora trovato un lavoro, sei grande ormai …» eccetera eccetera, con le solite cose.

Non si ricordava neppure bene come si chiamava, quella nuova malattia che l’aveva colpita. Le pigliava un dolore…

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Bomber (3)

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Stamattina, Roberto è andato al parco perché aveva bisogno di liberarsi la mente da certi brutti pensieri; è rimasto da solo per un po’ di tempo, perché lì al parco avevano già tutti un cane, un bambino o un vecchio con cui parlare. Però, dopo una ventina di minuti, ha trovato un tipo in gamba con il quale si è messo a discutere del Barcellona, del campionato spagnolo, Messi, Neymar e Cristiano Ronaldo. Ma dopo pochi minuti è arrivata la madre e lo ha portato via perché doveva mangiare la merendina, fare la pipì e un sacco di altre cose che fanno i bambini a quella età. Allora Roberto gli ha regalato due figurine, una di Messi e una di Neymar e gli ha detto che se ritorna al parco continueranno a parlare di calcio.

Più tardi, nel pomeriggio, è andato al campo per…

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Bomber (2)

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Chi conosce Roberto sa che il pallone per lui non è solo una passione ma è molto di più; e in fatto di calcio, Roberto detto Rooney dagli amici, ha le idee chiare. Lo chiamano così perché assomiglia vagamente al fuoriclasse inglese; lui li lascia fare, anche se nel suo cuore c’è posto per una sola squadra e questa non è inglese ma catalana: da piccolo faceva il tifo per il Barcellona, ora fa il tifo per il Barcellona, quando morirà, ci potete scommettere, farà ancora il tifo per il Barcellona. Forse, anche dopo, se gli sarà possibile.

Quando si mise insieme con la sua prima ragazza, le chiese se anche lei tifava per il Barcellona; lei gli rispose: «Anche a me a scuola mi chiamavano baccellona!». La lasciò.

Tommy, il suo migliore amico, allora gli disse: «Ehi, Rooney, cerca di ragionare con codesto…

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