Un po’ di cultura musicale

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IL VIBRAFONO

Il vibrafono, che tutti chiamano erroneamente xilofono – che è invece un altro strumento, ma comunque non c’è molta differenza – fu inventato per fare i documentari sui pesci, che prima di allora non esistevano (i documentari, i pesci sì).

J. Iobiz

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Personaggi famosi

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#44

Durante le ultime settimane sono arrivate quassù alcune persone famose: può darsi che siano qui per trascorrere un periodo di riposo o forse perché anche loro sono in cura da qualche bravo dottore come quello che conosco io. Tra gli ultimi arrivati ci sono due fratelli che si dice in giro siano celebri perché scrivono libri di molte pagine composti da una sola parola ripetuta un sacco di volte. Il maggiore dei due fratelli adesso pare che ne stia scrivendo uno usando solo le parole che iniziano con la lettera “A”, mentre il fratello minore fa altrettanto utilizzando solo le parole che hanno la lettera “Z” come iniziale; procedono spediti nel tentativo di incontrarsi da qualche parte in mezzo al vocabolario. Alcuni critici gli hanno fatto notare che scrivendo in questo modo corrono il rischio di scrivere dei libri un po’ noiosi; ebbene, loro…

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Aforisma 53

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(Aforisma semiserio)

Esistono verità attendibili ed altre che è meglio non attendere

Diego Osvaldo Ardiles

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Aforisma 59

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(Aforisma semiserio)

Il lavoro mobilita l’uomo

che altrimenti sarebbe

molto più sedentario.

Diego Osvaldo Ardiles

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Aforisma 55

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(Aforisma semiserio)

Ricordati di dire le cose fuori dai denti,

perché dentro

non c’è nessuno ad ascoltare.

Diego Osvaldo Ardiles

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Aforisma 63

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I pesci stanno dentro al mare

come la realtà dentro a Internet.

Diego Osvaldo Ardiles

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Aforisma 64

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Rassegnarsi vuol dire anche

fare cose inutili

sapendo che sono inutili

Diego Osvaldo Ardiles

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Aforisma 65

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Quando il cielo è chiuso e carico di nuvole nere, l’aria diventa irrespirabile; allora, è la terra stessa che invoca il sopraggiungere del temporale, e la massa non può fare altro che rimanere vittima delle intemperie.

Diego Osvaldo Ardiles

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Finalmente è online con il testo corretto

https://www.amazon.it/dp/B095MH6WXZ/ref=cm_sw_r_cp_awdb_imm_6P5QAF6ZW2X8A2M32HH4 Per quanto riguarda invece il libro cartaceo è ancora online la versione non aggiornata.

Il nuovo libro

Buongiorno, volevo fare un po' di pubblicità al mio nuovo libro ma mi sono accorto che ho pubblicato, sia nella versione ebook che in quella cartacea, il file sbagliato. Mannaggia! Adesso ho caricato di nuovo il testo ma devo aspettare che Amazon aggiorni la pubblicazione. Quindi, anche se morite dalla voglia di leggerlo, vi chiedo … Leggi tutto Il nuovo libro

Case, palazzi e filosofia

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26 marzo 2021

#17

Comunque, a guardare le cose con occhi diversi, mi sono accorto di tanti particolari che prima non avevo notato; per esempio che esistono case felici, case tristi e case che una volta erano felici e adesso non lo sono più, e queste sono quelle che a vederle fanno più tristezza di tutte.

Ciò che fa apparire le case felici o tristi sono i particolari: la forma del tetto, i colori delle facciate, le finestre, i balconi, le ringhiere, i fiori che hanno sui davanzali e il giardino, se ce l’hanno.

Ogni casa e ogni palazzo, a guardarli bene, mostra il suo ghigno o sorriso, oppure un senso di indifferenza, alterigia o ostentazione. Chi ha costruito quegli edifici, forse senza neppure saperlo, ha messo in piazza i pregi e i difetti della propria anima. E così anche i cancelli, i muri di…

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Con occhi diversi

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25 marzo 2021

#16

Comunque, io ho deciso che non scriverò nel mio romanzo niente del genere, e cioè storie che parlano di commissari, poliziotti, assassini, avvocati, cani, gatti o di gente che cucina roba da mangiare in modo fenomenale, anche perché non ne conosco nessuno di commissari, poliziotti, eccetera, e invece una delle prime regole che uno scrittore deve imparare è proprio quella che si deve scrivere solo di cose che si conoscono bene.

Per esempio, se vuoi scrivere di New York o di Corleone o del Nepal, ci devi essere stato veramente a New York o a Corleone o nel Nepal; e neppure è sufficiente che tu ci sia stato da turista – perché quando ci vai in vacanza sei come quelli che fanno i viaggi in crociera; non penserai mica che dopo una crociera uno ti possa venire a dire di…

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Un libro triste?

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23 marzo 2021

(Una breve introduzione/11)

Comunque io, dopo che tutti mi avevano detto che il mio primo libro era triste – e hai voglia di spiegare che era triste solo perché parlava di cose tristi, tanto non cambiava nulla – ho pensato:

1. che è meglio se non scrivo più delle storie tristi;

2.     che sarebbe stato diverso se avessi spiegato bene nell’introduzione qual era il motivo per cui erano tristi quelle storie, cosa che invece non avevo fatto – perché il libro era uscito senza un’introduzione, e io nemmeno ci avevo pensato che all’inizio del libro potessi mettere una bella introduzione – e questo, forse, è il motivo per cui quel libro non ha avuto grande successo.

Cioè, chi lo ha letto, quel libro, mi ha detto che gli è piaciuto, anzi spesso che le è piaciuto, perché la maggior parte sono…

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Un po’ blues, ma non triste

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23 marzo 2021

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#12

Se uno si ritrova questo testo tra le mani – che di sicuro non è triste – potrebbe pensare che nel periodo che è trascorso da quando scrissi il primo libro ad oggi mi sia successo qualcosa di strano, magari anche di molto allegro. Siccome però non mi è successo niente di strano e di allegro, sento il dovere di spiegare il motivo per cui questi due testi sono così diversi tra loro.

Perché qualcuno, lo so già, potrebbe dire che sembra quasi che a scrivere questa roba qui sia stato un altro al posto mio. Se questo qualcuno dovesse fare un’affermazione del genere, gli risponderò dicendo che la presente introduzione non è stata pensata per essere scritta ma espressa a voce ai futuri lettori del mio nuovo romanzo. Ed è normale che sia scritta in questo modo, certamente un…

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Un lavoro complicato

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24 marzo 2021

#14

Studiando per completare questa breve introduzione al mio nuovo romanzo, una cosa credo di averla compresa: fare lo scrittore è un mestiere complicato. Ed è complicato perché non è che uno scrittore passa tutto il suo tempo a scrivere, e così la gente capisce che fa davvero lo scrittore. Anche quando lavora, e non fa solo finta di lavorare, deve fare altre mille cose come: guardare fuori dalla finestra, pensare, leggere, camminare, fare la punta alla matita, osservare fisso lo schermo del computer, oppure starsene da solo chiuso dentro una stanza; che sono tutte cose che se qualcuno ti guarda, e non sa che sei davvero uno scrittore, può pensare che tu sia soltanto un perditempo che non ha voglia di far niente oppure, nella migliore delle ipotesi, un tizio stravagante a cui piace guardare fuori dalla finestra, pensare, leggere, camminare, che per molti è quasi…

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