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Con occhi diversi

Photo by Jonathan Borba on Pexels.com

25 marzo 2021

#16

Comunque, io ho deciso che non scriverò nel mio romanzo niente del genere, e cioè storie che parlano di commissari, poliziotti, assassini, avvocati, cani, gatti o di gente che cucina roba da mangiare in modo fenomenale, anche perché non ne conosco nessuno di commissari, poliziotti, eccetera, e invece una delle prime regole che uno scrittore deve imparare è proprio quella che si deve scrivere solo di cose che si conoscono bene.

Per esempio, se vuoi scrivere di New York o di Corleone o del Nepal, ci devi essere stato veramente a New York o a Corleone o nel Nepal; e neppure è sufficiente che tu ci sia stato da turista – perché quando ci vai in vacanza sei come quelli che fanno i viaggi in crociera; non penserai mica che dopo una crociera uno ti possa venire a dire di conoscere il mare? Devi proprio averci passato parte della tua vita nei luoghi di cui parli nei tuoi libri; perché altrimenti chi legge lo capisce subito.

E quando parlo di queste cose, arriva sempre qualcuno che dice: «Eh, va bene, ma allora Salgari?». Sì, certo, Salgari è Salgari, e io che ne so, non sono mica qui a fare una conferenza su Salgari – una cosa su di lui però la voglio dire: una volta per tutte Salgari si pronuncia Salgàri, perché lui era veronese e salgàri è il nome locale dei salici (l’ho letto adesso su Wikipedia).

Ad ogni modo, durante questi giorni ho ripensato alle parole che disse uno scrittore russo famosissimo, “Parla del tuo villaggio e parlerai del mondo”, e ho deciso che avrei impiegato questo periodo per guardare con occhi diversi tutto quello che c’è intorno a me. Per adesso sono arrivato fino in fondo alla strada di casa mia, ma devo fare un po’ più in fretta altrimenti mi ci vorrà tropo tempo anche solo per dare una semplice occhiata alla città dove abito.

Intanto, una cosa di cui mi sono accorto è che a guardarmi intorno con occhi diversi non solo le persone mi parlano anche quando stanno zitte – e forse sono anche più sincere – ma anche le cose mi parlano, e lo fanno spesso in modo ancora più sincero delle persone quando stanno zitte.

E questa era una cosa che diceva anche mio nonno; lui diceva anche altre cose, che se le scrivo qui, uno che legge potrebbe pensare che non c’entrano niente con tutto il resto, ma se invece finisce di leggere fino in fondo capisce che un collegamento c’è.

Per esempio, mio nonno diceva che per un uomo sposare la propria moglie è una decisione saggia, molto più saggia che sposare la moglie di un altro. Anche per i figli, diceva sempre che era molto più saggio fare i propri figli che fare i figli di altri. Ed è una regola, diceva mio nonno, che può andar bene per mille altre cose, come per esempio per i governi delle nazioni che sarebbe una decisione molto più saggia che ciascuno pensasse a governare la propria nazione, anziché voler governare anche le nazioni di qualcun altro, e di sicuro così ci sarebbero meno guerre. Questa idea di mio nonno è un concetto che può andar bene per tantissime cose, così tante che volendo ci potrei anche scrivere un libro.

J. Iobiz

Di J. Iobiz

Scrittore.
In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più.

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