ISTANTANEA

(Microracconto)

Lui è sul suo motorino quando all’improvviso qualcuno, all’interno di un’auto parcheggiata sul lato destro della strada, apre uno sportello e l’uomo va a sbatterci contro e cade.

È accertato dai Vigili Urbani che ad aprire lo sportello è una giovane mamma che stava facendo, in quello stesso istante, diverse altre cose. La donna parlava al cellulare con sua madre mentre intimava al figlio – che piangeva perché era imprigionato nel seggiolino ancorato ai sedili posteriori – di starsene buono ancora per un po’; tutto questo mentre cercava un mazzo di chiavi che le doveva essere, forse, caduto da qualche parte dentro l’auto e dava di sfuggita un’occhiata al colore delle punte dei suoi capelli, nonché una sbirciatina agli stivali di pelle ai piedi di una signora che stava passando proprio in quel momento; e, forse, altre mille cose ancora, tra le quali, appunto, anche aprire lo sportello senza guardare nello specchietto retrovisore.

Effetto collaterale di quel turbinio di movimenti è il colpo che riceve il tizio che viaggia sul motorino. Questi si ritrova, ma più precisamente sono i pietosi passanti a ritrovarlo, disteso sull’asfalto privo di sensi – per esser precisi, non è l’asfalto privo di sensi, ma l’uomo a essere privo di sensi.

La donna ha le mani nei capelli e il bambino in braccio; il piccolo adesso non piange più.

Istantanea/Nero cronaca

(Microracconto)

Salvo è seduto in giardino quando vede sopraggiungere il vicino di casa e due carpentieri che lavorano nella palazzina di fronte.

La notte si è svegliato due volte. La camera da letto era buia, il silenzio perfetto gli nascondeva ogni cosa.

Ricorda: vorrebbe allungare la mano per sentire se Claudia è ancora accanto a lui. Una delle due volte in cui si è svegliato, la prima, ma non ne è sicuro, lei non c’era. È ritornato a casa da solo. Claudia era rimasta dall’avvocato dove avevano cenato insieme ad altri amici. Lei ha detto per l’ennesima volta che vuole prendersi una pausa. Salvo le ha chiesto una spiegazione, ma lei ha risposto che non ci sono spiegazioni, ogni cosa che nasce è destinata a morire; di quale altra spiegazione aveva bisogno? L’avvocato intanto recitava poesie, orrende poesie.

Salvo è tornato a casa da solo ed è andato a letto. Un forte vento faceva sbattere le imposte e la casa era buia perché con il temporale era stata tolta l’energia elettrica. Si è addormentato quasi subito ma il sonno è durato pochissimo e quando ha riaperto gli occhi, Claudia era lì, vicino a lui. Era supina, con il volto leggermente inclinato dalla parte opposta e le spalle e il collo nudi fuori dalle coperte. Di lei non ricorda altro.

È uscito dalla stanza al buio, senza guardare nel letto ed è sceso al piano terreno. Si è vestito con gli abiti che ha trovato abbandonati sul divano ed è andato in giardino.

L’aria è ferma, il vento è cessato completamente; il terreno è bagnato, pieno di foglie e le sedie del giardino sono tutte rovesciate. Arriva la donna delle pulizie, gli concede un saluto distratto, entra in casa ma torna immediatamente fuori. Anche il suo vicino e i carpentieri entrano in casa ed escono quasi subito; lui rimane seduto per terra, sull’erba bagnata ed è lì che lo trova la polizia.

LE PAROLE NON LE ASCOLTO, LE VEDO

(Microracconto)

Io le parole non le ascolto,  le vedo. Sono come disegni, immagini, scene di un film. E mi riempiono il cervello. E quando il mio cervello è tutto pieno non ci posso infilare più nulla.

IO: «E tu, cosa ci fai qui?».

LUI: «Niente di particolare, quello che ci fai tu».

Le onde sonore salgono dal basso e rotolano incuranti della forza gravitazionale. Si inerpicano sulle facciate dei grattacieli come bolle di calore. Sirene e motori, insegne luminose e un orizzonte indefinito. E odori, profumi. Qualcuno sta fumando uno spinello.

LUI: «Perché non dici più nulla?».

IO: «Non ho niente da dire»

LUI: […]

IO: «Non so cosa dire, non ho niente da dire e non ho voglia di dirlo».

LUI: «Ma cosa sei, un misantropo?».

Vorrei dirgli che praticamente vivo qui. Non ho bisogno di scendere. Ciò che mi serve lo trovo quassù. Sono diventato un eremita. Se sapessi volare sarebbe perfetto.

Prima dell’incidente era tutto diverso. Avevo passato l’intera serata con gli amici e poi… lo spettacolo terminò e ritornò il silenzio. Era piuttosto freddo e il vento aveva alzato un sottile strato di nevischio sulla spiaggia. Dalla parte opposta al mare c’era una strada che proseguiva tra i campi e si perdeva nella notte. Io e Laura ce ne andammo via. Dicemmo che volevamo ritornare a casa. Mentre guidavo mi addormentai; la macchina finì sotto un argine scosceso. 

Non posso vedere la persona che è seduta vicino a me. Sento la sua mano che mi aiuta ad alzarmi. Dal tono di voce immagino sia una persona giovane. Intuito da non vedente. Fa freddo e voglio rientrare in camera. Ringrazio lo sconosciuto, ma gli dico che non importa, conosco bene la strada per arrivare alla mia camera, è breve e non cambia mai.

BERE O AFFOGARE

(Microracconto)

«Si deve decidere prima, molto tempo prima, se si preferisce bere o affogare. Lo si deve decidere quando si è ancora in tempo di fare l’una e l’altra cosa» sussurrò l’uomo avvicinando il viso a quello di Martin. «E invece, quasi sempre, quando si arriva a quel punto rimane ormai solo la scelta di affogare» puntualizzò. «Le cose si stanno mettendo male, ragazzo, il futuro diventa ogni giorno più buio».

«Non sono più un ragazzo», protestò Martin.

«Nei miei confronti sei un ragazzo! Quanti anni credi che abbia? Ne ho molti di più di quelli che pensi. Ed è per questo che ti dico che ad un certo punto tutti dobbiamo fare una scelta, bere o affogare», disse ancora il vecchio. «Bere o affogare, ricordalo ragazzo!».

Martin non rispose e il vecchio tornò a sistemarsi più comodamente alla guida dell’auto che avanzava lentamente.

«Si deve decidere prima… quando si è ancora in tempo… », disse ancora il vecchio, ma non riuscì a dire altro.

Il corpo di Martin fu estratto dall’auto poco prima dell’alba dai vigili del fuoco. Quello dell’uomo era ad una decina di metri dalla macchina; aveva ancora in mano una fiaschetta di metallo, ormai vuota.

IL RITROVAMENTO

(Microracconto)

Karl scese dalla macchina per sgranchirsi le gambe e avanzò lentamente tra i mezzi fermi in colonna.

«Durante gli scavi hanno trovato dei reperti archeologici» disse una voce che proveniva dall’abitacolo di un camion. Karl non rispose.

«Lavorano di notte perché di giorno c’è troppo traffico» aggiunse il guidatore del camion, «dicono che forse hanno trovato i resti del corpo di Gesù Nazzareno».

«Come?», chiese Karl.

«Sì, è tanto tempo che lo cercano».

«Chi?».

«Come chi, te l’ho detto, Gesù Nazzareno, lo hanno annunciato alla radio».

Karl non disse nulla.

«Così la faranno finita di dire che è risorto. Forse questa è la volta buona» affermò l’uomo dentro al camion.

«Già», rispose il giovane restando fermo con gli occhi incollati al lungo serpente di auto ferme che attendevano a luci spente.