Ai pascoli alti

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Nel bosco c’è odore di funghi e legna tagliata. Vecchi ceppi emergono qua e là e la loro sagoma si potrebbe facilmente confondere con quella di un animale fermo ad osservare il passaggio di qualche ospite inatteso. L’intera valle è ormai quasi interamente in ombra, stretta su ogni lato da alti monti scuri; solo il cielo conserva ancora qua e là le ultime frange di azzurro della giornata.

Gemma ha risalito in fretta le pendici della montagna perché tra non molto sopraggiungerà l’oscurità completa. Per un lungo tratto non ha incontrato nessuno, poi ha visto da lontano due pastori che scendevano a valle percorrendo lo stesso suo sentiero ma in senso inverso. Questi discutevano tra loro dell’aggressione compiuta il giorno precedente dall’orso nei pascoli alti; erano talmente presi dai loro discorsi, e forse anche dalla paura di incontrare l’orso, che neppure si sono accorti di lei, rimasta ferma ai piedi di un larice fino a quando gli uomini non erano completamente scomparsi inghiottiti dal bosco.

Il mattino precedente un orso aveva tentato di aggredire un pastore; questi si era nascosto nell’ovile e solo l’intervento dei cani era riuscito a far fuggire l’animale. Non era assolutamente un fatto normale che tra quelle montagne ci fossero orsi; i pochi valligiani che avrebbero potuto raccontare di averne visto uno vagare in quella valle erano già tutti passati a miglior vita da molto tempo. Eppure, negli ultimi tempi e sempre con maggiore frequenza, si succedevano avvistamenti di orsi nei boschi e nei valloni più lontani dal paese. I testimoni raccontavano di incontri più o meno ravvicinati con un esemplare piuttosto grosso; però le narrazioni venivano spesso infarcite di particolari che apparivano più legati alla fantasia, o alla paura, dei testimoni  quindi non si sapeva bene dove finisse la realtà e iniziasse ormai una specie di leggenda. Ma quello che era accaduto il giorno prima nei pascoli alti aveva convinto anche i più scettici. Il pastore, visto l’orso avvicinarsi al gregge, aveva provato a scacciarlo ma l’orso lo aveva attaccato; il pastore si era nascosto dentro un ricovero per il bestiame ed era potuto uscire solo più tardi grazie all’intervento dei suoi cani che erano riusciti a far allontanare il grosso mammifero. Gli abitanti della valle si erano subito divisi tra coloro che avrebbero voluto cacciare l’orso, quelli che si sarebbero accontentati di catturarlo e rinchiuderlo da qualche parte in modo da renderlo  innocuo, e altri che rivendicavano invece il suo diritto a rimanere su quelle montagne che un tempo erano state anche le montagne degli orsi.

Giù in paese le luci dentro le case e nelle strade sono ormai tutte accese. Gemma continua il suo cammino ai margini del sentiero tra abeti e larici che puntano silenziosi e dritti verso il cielo già interamente scuro. Più di una volta ha avuto la sensazione di essere inseguita; si è fermata, ma il silenzio assoluto ha finito per rassicurarla della sua solitudine. Passa timorosa davanti ad un vecchio fienile con le pareti sghembe e dopo un tratto di percorso più ripido riesce finalmente a raggiungere i pascoli alti.

Oramai è quasi completamente buio. Là vede che gli armenti sono stati tutti allontanati ma si riescono ancora a distinguere le tracce del loro passaggio. Prosegue sino ad una radura; poco più lontano, nella semioscurità, vede una massa scura: è proprio quella del grosso animale che se ne sta disteso, all’apparenza in modo tranquillo, sul margine di quella piccola radura.

L’orso, un robusto maschio ancora giovane, è veramente bello e tutto ricoperto da un fitto mantello marrone. Oramai è notte. Gemma si alza per un istante sulle sue zampe posteriori e si gratta la schiena contro il tronco di un abete; annusa ancora una volta l’aria fredda e proprio in quel momento le arriva un verso amico dall’altra parte della radura.

J. Iobiz   

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