Parole in attesa di giudizio, e giudizio in attesa di parole

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#56

Adele resta per ore con lo sguardo fisso in direzione dei grandi salici vicini al pozzo. Questa è per lei una brutta estate. In realtà è stata brutta per tutti. Per molti mesi sono piovuti dal cielo cattivi pensieri; venivano giù da certe nuvole grigie e nere che nessun vento sembrava in grado di spazzare via. Tutte le colline qui intorno sono state ricoperte da un cielo incontinente che ha fatto piovere brutti pensieri su tutto e su tutti. Sembrava che nel cielo si fosse formato un enorme buco proprio sopra di noi, e da quella fenditura cadessero giù tutti i cattivi pensieri del mondo.

Nessuno sapeva quale vento avesse addensato nel cielo quei grossi cumulonembi; ma era chiaro che all’interno di quelle nubi si erano condensati dei cattivi pensieri che provenivano da ogni angolo della terra. All’improvviso sono piovuti pensieri sopra tutta…

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Il posto fisso

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È giunto il momento

in cui le pratiche arrivano così istruite

che sanno già tutto loro,

mentre io mi accorgo

di non sapere più niente.

Per questo lascerò il mio posto fisso,

e mi metterò io a girare al posto suo,

in cerca di qualche pratica ancora ignorante

o di una teoria istruttrice

di un modo di vivere, e morire,

migliore di questo.

Diego Osvaldo Ardiles

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Aforisma 61

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L’apparenza inganna

Quello di oggi è il mondo dell’apparenza

Il mondo di oggi e il mondo dell’inganno

Diego Osvaldo Ardiles

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Aforisma 60

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(Aforisma semiserio)

Se il mattino ti sorride non farti illusioni,

può darsi che lo faccia solo perché gli sembri buffo/a.

Oppure perché si è alzato bene lui.

Rilassati

Diego Osvaldo Ardiles

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Parla come mangi!

Parla come mangi! Ti dicono. Così, chi non ha niente da mangiare non ha neppure niente da dire.Diego Osvaldo Ardiles

Parole vane

Esistono parole vane: le riconosci perché senti stanchezza nel pronunciarle, nel sentirle ripetere da una vita e forse anche di più.Diego Osvaldo Ardiles

Parole semplici

Esistono parole semplici, facili da dire e capire; e non difficili per non dire e non farsi capire, pronunciate solo per farsi ammirare.Diego Osvaldo Ardiles

Frasi fatte

Esistono frasi fatte, che non le devi fare tu; sono come uomini e abiti rifatti e disfatti non si sa più da chi e chissà quante volte, e quante altre volte ancora no. Frasi già pronte per ogni circostanza per tutto e per tutti. O forse per nessuno. D. O. Ardiles

h 17.00

(Cronache dal diario segreto del professor Storti) PASSEGGIATA POMERIDIANA È pur vero che questo tipo di disturbo, lo shopping compulsivo, può colpire anche gli uomini, ma ciò accade in verità in modo molto più limitato rispetto al genere antagonista che, invece, appare più esposto a tale tipo di contagio e ne resta vittima con frequenza … Leggi tutto h 17.00

h 16.40

(Cronache dal diario segreto del professor Storti) PASSEGGIATA POMERIDIANA Camminando, notiamo come molte donne si vestano con cura, altre addirittura sembrano curare con i vestiti qualche loro dispiacere, ed altre ancora per i vestiti appaiono invece ammalarsi; e non si tratta di malattie che possono insorgere a causa della inadeguatezza dell’abbigliamento indossato rispetto al clima, … Leggi tutto h 16.40

h 16.30

(Cronache dal diario segreto del professor Storti) La passeggiata pomeridiana. Alla nostra età dobbiamo stare molto attenti ai mutamenti del tempo, ma le asprezze della stagione che più ci affliggono sono in realtà quelle causate dalle debolezze subdolamente sopraggiunte con gli anni alle giunzioni e legamenti, articolazioni deambulatorie e processi cognitivi; senza parlare dell’indebolimento dei … Leggi tutto h 16.30

h 16.00

(Cronache dal diario segreto del professor Storti) Passeggiata pomeridiana. Passeggiando insieme ai miei osteoporotici amici siamo soliti discutere della malvagità o benignità della stagione meteorologica che, infischiandosene delle numerose e puntuali previsioni di cui sovrabbondano i mezzi di comunicazione, ha ormai l’abitudine di volgersi al bello come al cattivo tempo esclusivamente in base al proprio … Leggi tutto h 16.00

Disadattato

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All’improvviso ha gettato il cappello per aria

e il vento glielo ha portato via

mentre il tempo gli portava via la vita.

Ora è fermo all’angolo della via e della vita

la fronte fugge da non sai cosa

le orecchie sventolano ai lati del viso.

La pancia spancia più del dovuto

e del voluto, senz’altro più del goduto.

Pagine e dita ingiallite, reparti e case imbiancate

vette e storie inviolate.

Qui è un triste andirivieni

dove è facile andar perduti

senza più venir trovati.

Il viso è fisso davanti alla tivù

come il quadro alla parete

e lo sguardo nel vuoto.

Come quel soprabito

disabitato appeso ad un attaccapanni di ferro

inchiodato ad una parete verticale.

Il muro scende a piombo

tra soffitto e pavimento,

croste e crepe, vicino ad un portaombrelli chiusi.

Uno specchio non pensa

ma riflette ora una immagine vuota

ora un vecchio ora un raggio di…

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A pensarci bene, non è una cosa da poco

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30 marzo 2021

#30

Sono le quattro del pomeriggio. In realtà, non ho ancora finito di leggere il post che spiega come superare il blocco dello scrittore, che già mi è tornata la voglia di scrivere. Partiamo dal titolo, scrive lui. Il suo consiglio è trovare un buon titolo, che sia originale e che si colleghi bene a quello di cui tratta la storia che stiamo scrivendo. Questo consiglio mi piace, anche perché di titoli qualcuno ce l’ho già. Quelli che mi piacciono di più sono:

– Se posso passo;

– Tutte le ragazze si chiamano Viola;

– Non chiedetemi perché;

– Il bello di essere brutti (che potrebbe avere un seguito dal titolo Il brutto di essere belli);

– Fabula rasa, o Tabula rosa o Fabula rosa.

Poi ce n’è un altro che mi piace molto, ma secondo me assomiglia troppo a un…

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Beati gli ultimi (3)

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Il mattino seguente la luce entra lentamente dentro lo scompartimento. Il treno procede a scatti. Mio nonno guarda fuori dai finestrini ma non può distinguere nulla perché c’è una nebbia fittissima. Lui però dice di sapere dove ci troviamo; se non ci fosse quella nebbia, si vedrebbero degli enormi palazzi dagli occhi vuoti che stanno ancora dormendo e dentro ai recinti della città i giardini delle case con gli alberi spenti. Ma la nebbia è fittissima e non lascia intravedere nulla.

E allora dice di vedere emergere da quella massa bianca e informe i paesaggi di casa sua e mi racconta dei luoghi dove è iniziato questo nostro viaggio; la campagna dove è nato e dalla quale mia madre è emigrata prima che io nascessi, per andare a lavorare all’estero. Ora è ritornata per prendere anche lui perché ha deciso che è meglio stare…

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