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Le réfugié (2)

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In quell’estate, non avevo ancora compiuto quattordici anni ed ero ospitato, prima di finire all’Istituto, in un paesino che si trova nella parte alta dell’isola, sospeso tra i boschi e il cielo. Quando non ero impegnato a giocare a calcio a guardare la televisione o a fare casino con i ragazzi del paese, mi piaceva stare sdraiato a osservare il cielo, specialmente se era azzurro.

Se però il cielo era pieno di nuvole, allora non mi piaceva più; se era la mia testa ad essere piena di nuvole, allora, non me ne fregava niente di come fosse il cielo. C’erano però dei giorni in cui eravamo sereni tutti e due nello stesso momento, io e il cielo, e quelli erano dei giorni davvero speciali.

Compresi presto che molte cose dipendevano dal vento, non solo per il cielo intendo dire, ma anche per me, perché il vento è davvero una brutta bestia che non lascia in pace nessuno, neppure i cani, i bambini e i ragazzi come ero io in quell’estate di qualche anno fa.

Il vento sa essere buono e dolce ma anche dispettoso, assassino e ladro. Sì, ladro, come quando si mette a rubare l’anima a qualcuno o a qualcosa e se ne serve per animare a modo suo altre cose, che invece dovrebbero restarsene ferme al loro posto senza andarsene in giro come tanti stupidi ubriachi.

Eppure, se passavano troppi giorni senza che il vento si facesse sentire, era come se mi mancasse qualcosa. E questo, forse, lo aveva capito anche il vento, visto che non trascorreva mai una settimana intera senza che si facesse sentire da est o da ovest, da sopra la montagna o da sotto gli scogli.

D’altra parte quello era il suo compito; il mio, invece, era quello di stare a sentire cosa mi diceva; e su quell’isola, ma anche dopo, ho scoperto che di cose da dirmi ne aveva veramente tante.

(continua)

J. Iobiz

Di J. Iobiz

Scrittore.
In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più.

Una risposta su “Le réfugié (2)”

Un elemento che non manca mai nei tuoi racconti è il vento … è come se fosse un “saggio” che accompagna nel bene e nel male la vita di ogni individuo vivente. Come è vero che il reale contamini ed elargisca sempre spunti nuovi nei racconti che un autore si accinge a scrivere. Una piccola isola del sud, più vicina all’Africa di altre, mi ricorda molto il posto dove si trova il rifugiato Ho notato che quel bisogno di libertà che lo ha indotto a fuggire dal suo paese lo sprona comunque ad andare via anche da lì anche se quel
posto potrebbe essere di gran lunga migliore di quello da cui è scappato. Ma per lui è una prigione anche quella …

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