Il nonno con gli occhiali da sole (2)

Photo by Pat Whelen on Pexels.com

I vecchi emigrarono e, anche se non andarono molto lontano, finirono ugualmente in mezzo a persone diverse, e un po’ stranieri lo diventarono anche loro, nella lingua, nei vestiti e nei modi di fare. Ma quando, dopo poco tempo, arrivò la guerra, cominciarono a pensare che era meglio se fossero rimasti in campagna. La città diventò un inferno e l’unica cosa positiva fu che le persone ritornarono a essere un po’ tutte uguali perché erano tutte disgraziate nel medesimo modo.

I vecchi ritornarono al paese sulla collina, ma non nella stessa casa perché lì ormai ci stavano già altri sfollati. Finirono in una specie di convento abbandonato insieme a molte altre famiglie. Quelli furono mesi durissimi, più neri di quei due inverni che gli erano piovuti  addosso nella vecchia casa in cima alla collina. Ad ogni modo, pare quasi impossibile, ma della mia famiglia nessuno morì in guerra: nove erano prima che iniziasse, senza contare il cane che si chiamava Buio e il nonno, e nove erano quando la guerra finì. Anzi, dopo erano anche di più, perché due sorelle del nonno erano diventate mamme di due bambini piccoli e una di loro aveva anche un marito e un cane. L’altra no, aveva solo il bambino che per dire la verità era una bambina e si chiamava Raffaella, come la bisnonna.

Una volta finita la guerra, le cose ricominciarono ad essere più normali. I nonni ritornarono in pianura, nella stessa città dove stavano prima della guerra ma in un’altra abitazione. Mio nonno passava le giornate in giro per la città perché ancora non aveva un lavoro; dava una mano in un magazzino di stoffe e tutto sommato quello per lui fu un bel periodo. Andava a vedere le partite di calcio, qualche volta al cinema, oppure se ne stava al bar con gli amici che si era fatto giù in città. Lassù in collina, invece, nelle case abbandonate, le porte erano sfondate e all’interno non c’era rimasto niente; le stalle erano vuote, le vigne erano andata in malora e in alcuni campi recintati pascolavano branchi di pecore senza pastore accompagnate da grandi cani con il pelo lungo e bianco come le pecore.

Più tardi, nonno trovò lavoro come bidello in una scuola ed era un lavoro che svolgeva volentieri. I ragazzi preferivano le sue barzellette alle poesie dei professori; e comunque, secondo lui, le poesie e le barzellette, in un certo senso, si somigliano: solo che le barzellette, quando le capisci ti fanno ridere mentre le poesie, quando te le spiegano bene, va a finire che ti fanno quasi sempre piangere.

J. Iobiz

7 pensieri su “Il nonno con gli occhiali da sole (2)

  1. Uno spaccato di vita di un tempo c lontano lontano ma con racconti dei vecchi che l’hanno vissuto sarà sempre vicino ad ognuno di noi finché ci sarà una memoria. Nell’insieme è un album fotografico ben curato. Buon 25!

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