Categorie
Libri

I sogni dei bambini non finiscono mai

Photo by Alena Darmel on Pexels.com

Martina nacque quando io avevo quattro anni; era una bambina graziosa con dei bellissimi capelli biondi e due occhi grandi, grandi come i suoi sogni. E i suoi sogni nel tempo si rivelarono davvero molto grandi. Era un po’ come se Martina fosse nata portando dentro di sé dei sogni più grandi lei.

Mia madre diceva che al momento in cui si nasce i nostri sogni li abbiamo già tutti dentro di noi; sono rappresi in qualche parte del nostro corpo, in qualche filamento sconosciuto delle cellule o in qualche ignoto angolo della nostra anima.

«Vedi Alberto», mi diceva mia madre, «forse un giorno la scienza riuscirà a scoprire dove stanno nascosti i sogni delle persone, ma non è detto che sarà una buona notizia; è molto meglio che quel luogo resti ben nascosto».

«Perché?» le chiesi.

«Perché a nessuno venga voglia di ficcarci il naso, magari per rubare i tuoi sogni o cambiarli mettendoci dentro quelli di qualcun altro» mi rispose.

Sia come sia, mia madre era convinta che i sogni sono destinati a crescere insieme a noi e che assumono  la faccia e le sembianze delle persone che incontriamo nel corso della vita finendo per essere contaminati dalla vita stessa. Un po’ come accade per i nostri occhi: alla nascita, loro sanno già di che colore diventeranno ma noi no, per noi è impossibile sapere quale sarà quel colore e neppure possiamo prevedere quanto saranno allegri, tristi, malinconici o avidi.

Quando Martina divenne più grandicella, scoprimmo che i suoi sogni avevano una caratteristica speciale: non finivano quando lei si svegliava ma continuavano anche dopo. Secondo me molto dipendeva dalla Luna, perché i sogni di Martina erano talmente densi che risentivano della sua attrazione; con la Luna piena essi aumentavano il loro livello tanto da finire nella vita reale; come le maree che spingono il mare ad uscire dal limite dei bassi fondali sabbiosi, i sogni di mia sorella Martina si spingevano oltre il sonno fino ad invadere le sue normali giornate quotidiane. E anche lei finiva per essere trasportata nel mondo reale dentro l’alta marea dei suoi sogni.

Lei, essendo una ragazzina sveglia, non amava molto raccontare i sogni che faceva. Aveva capito che, anche se poteva sembrare vero il contrario, i sogni interessavano solo chi li faceva e raccontarli agli altri era spesso solo tempo sprecato. Le persone adulte facevano finta di ascoltarla ma non appena aveva finito di raccontare un sogno, che a lei era piaciuto tantissimo, subito cambiavano discorso parlando di qualcosa che non c’entrava nulla, come dirle cosa doveva fare o non fare o che doveva  andare in un posto, che magari neppure le piaceva.

C’erano, è vero, anche Cielo e Nuvola, il cane e il gatto che vivevano con noi, ma nonostante gli svariati tentativi fatti da Martina, nessuno di loro aveva mai manifestato interesse ai suoi racconti. Le restavo solo io.

Martina si dimenticava spesso i sogni che faceva la notte; nello stesso modo le accadeva anche di dimenticarsi di svegliarsi e di continuare a dormire, nonostante  cercassimo in tutti i modi di svegliarla.

Una volta sognò di essersi persa in un bosco sconosciuto, così mi disse; nessuno riuscì più a trovarla e lei rimase a letto a dormire per molti giorni di fila. Un’altra volta, invece, sognò di essere arrivata prima a una corsa e si svegliò tutta sudata trovando intorno a lei il dottore, gli infermieri, la mamma, la nonna che la applaudivano con le lacrime agli occhi. E le dettero anche un bel premio. E quella volta c’ero anch’io all’Ospedale Maggiore, e me lo ricordo bene.

E poi c’erano alcuni sogni talmente brutti da toglierle il sonno e addirittura il respiro. Alcune notti si ritrovava improvvisamente sveglia, senza poter respirare e con gli occhi sbarrati verso il buio.

Per fortuna vi erano anche altri sogni che erano belli, anzi molto belli. Uno dei sogni più belli e straordinari, Martina mi disse di averlo fatto una notte di giugno, quando era appena finito il suo primo anno di scuola. Disse che era stato un sogno meraviglioso, così stupendo che aveva deciso di raccontarlo anche a babbo e mamma. Era un sogno con una forza eccezionale, pieno di una luce speciale e colori che non aveva mai visto prima. Aveva sognato di andare a scuola da sola insieme ai suoi compagni; era contenta, camminava e correva insieme agli altri bambini, giocando con loro e riuscendo a fare tutte le cose che facevano gli altri bambini, compreso delle corse velocissime. Il mondo intorno a lei era diventato all’improvviso più semplice e anche ciò che era stato fino ad allora troppo complicato, a un tratto, le si era mostrato facile e raggiungibile. Tutti erano felici, il babbo, la mamma, io, Cielo e Nuvola. Ma i giorni seguenti passarono in fretta. Sopraggiunsero rapidi nuovi sogni. Poche settimane dopo, Martina sognò di essere morta e da quella notte non si svegliò più. All’ospedale dissero che il sogno di morire fu per lei l’ultimo sogno ma io credo invece che avesse ragione la mamma quando diceva che i sogni dei bambini non finiscono mai.

J. Iobiz

Di J. Iobiz

Scrittore.
In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più.

Una risposta su “I sogni dei bambini non finiscono mai”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...