Natale a Zubrowka – Che strano anno, il ’56

Ricordo che era già quasi Natale, e come ogni anno Anna Tale si regalava un presente; Anna era indecisa tra un’acca di mento sfuggente e non pronunciato, privo di pronuncia, e un’invasata pianta carnivora che avrebbe potuto però in qualsiasi momento anche morderle il pollice – anche se lei lo aveva verde. Nell’indecisione, optò per la Mela di Penelope, un intervento di chirurgia estetica per quelli come lei, abituati ad un lavoro che sembrava non aver termine perché sempre rivisto, corretto, rifatto. 
E anche quell’anno, nonostante tutto, Anna Tale si regalò un presente e si augurò per tutti un mondo migliore.

Nelle settimane successive, giunsero lamentele da parte di Babbo Natale che aveva lavorato un sacco, anzi un’infinità di sacchi; aveva risposto ad una quantità enorme di lettere pervenute dopo il termine assegnato, fuori dal tempo massimo e anche dal massimo riserbo, scritte senza un minimo di educazione, in lingue sconosciute, desuete o inconsuete, e per giunta senza neppure l’ombra di un timbro postale che, invece, a norma di legge, era pur sempre l’unico che facesse fede riguardo ad una regolare spedizione. 

Accaddero durante quei giorni alcuni fatti incresciosi: un racconto scontato si scontrò, nel Comune di Battimento, con un articolo di molti commi, comminati e poi abortiti o abbandonati, che marciavano compatti ma in senso inverso. Accorsero sul posto le forze dell’ordine e imposero su quel ponte in Via di Ultimazione il divieto del doppio senso di  circolazione e di interpretazione. 

Un muro vanitoso, pieno di molti vani vuoti anziché di mattoni pieni, crollò sotto il peso proprio divenuto ormai insopportabile anche per lui stesso; fu immediatamente incriminato il progettista, un ingegnere, che confessò al magistrato di aver confuso la statica con la statistica. Fu eseguito un puntuale censimento delle case che aveva costruito, rimaste in piedi, purtroppo, solo in una certa percentuale.
Un dente perdente di un cavallo vincente giunse distaccato al traguardo.  
Uncinetto, figlio di Capitan Uncino, morì trapunto sotto coperta. Le indagini del  Governatore appurarono che fu ucciso per errore da un cinese che aveva sbagliato taglia, e per questo motivo non ricevette neppure alcuna ricompensa. Che strano anno, quel ’56!

Eppure, il 25 dicembre arrivò puntuale il Natale; ricordo come fosse adesso le rosse mani chine che raccoglievano gli avanzi sui marciapiedi osservate da rossi manichini al riparo dentro le vetrine. E le promesse di essere tutti più buoni, anche se poi, quando il Natale svanì, ci furono persone che si erano dichiarate unite per la vita e per la morte che tentarono di annientarsi in vita e odiarsi anche dopo morte. Ma questa era la vita, quella che come sempre arrancava da Santo Stefano fino al successivo 24 dicembre aspettando il nuovo Natale. 

E le stranezze non si fermarono qui. La crisi stazionaria pregiudicava anche il traffico ferroviario ed era quindi facile trovare agli incroci numerosi punti fermi che, in possesso di un biglietto di sola andata, si trasformavano sotto gli occhi increduli dei passanti in punti di non ritorno. Un punto controverso urtò sbadatamente la suscettibilità di un puntiglioso punto esclamativo che, a forza di far domande, si trasformò in interrogativo fino a diventare, prima dell’arrivo dell’ambulanza, un clamoroso punto e a capo. 

Mentre stava cantando il suo ultimo do di petto, un basso tenore di vita s'imbatté in un alto tenore di vita; era salito su scala mondiale ma una volta giunto quasi agli ultimi gradini precipitò, inopinatamente, nel vuoto del potere d’acquisto della moneta unica che, essendo unica, era divenuta praticamente introvabile – Ah! Averci pensato prima! dissero in molti.

Alcuni mesi prima, mia moglie era fuggita, notte tempo, per vedere il sole a mezzanotte che, in via del tutto eccezionale, pare fosse rimasto insieme a lei per una notte intera. Fu ritrovata, variabile e parzialmente coperta, solo a mezzogiorno di un martedì di dicembre di quel '56. 

Che dire? Solo una cosa, anzi un consiglio: gente, seguite la corrente! E così feci io. Scoprii che poco lontano esisteva un torrente; sorto dal niente alla sorgente aveva sorpreso la valle incantata a rimirare le creste ed i fianchi dei monti. La sua ansia di gettarsi in mare si era placata, e dopo i primi rapidi salti si era accomodato in larghe anse di noia giù nell’uggiosa pianura. E quando mi gettai tra i suoi gorghi pensai: che strano anno questo ’56!

J. Iobiz

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