Piccola storia di un vecchio seduto su una panchina (1)

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C’è un vecchio seduto sulla panchina ai margini della strada nazionale. È solo, con lui c’è soltanto la nebbia. Ciò che la nebbia nasconde ai suoi occhi sono dei muri alti di mattoni che corrono ai lati della strada statale, dove una volta c’era una fabbrica, alcuni palazzi squadrati e un po’ tristi, una fila di platani e, più lontano, due alti pini.

Il vecchio è uno dei tanti che si vedono in città; magari non è facile descriverli perché raramente ci si sofferma a osservarli, ma sembra, anzi è proprio uguale ad uno di loro.

La visibilità è minima, e solo il minuto è visibile; sfuma invece l’orizzonte e fumano davanti a quel vecchio gli scarichi degli autobus, che da lì partono per andare in città. Al loro passaggio il vecchio è ogni volta investito da ventate di aria calda, umida e sature di gasolio bruciato.

Forse l’odore potrebbe spiegargli meglio l’origine di quel vento caldo ma ormai lui non sente più né olezzi né fragranze; forse è per questo motivo che si domanda da dove possa venire quell’aria calda. Sarà forse il vento? Sarà scirocco?

E se fosse veramente vento di scirocco, chissà allora quali tetti, case, angoli e cortili avrà già sfiorato prima di arrivare lì; e quali persone avrà accarezzato, o baciato o spettinato quel giorno stesso o i giorni prima. Chissà se si sarà levato presto al mattino o tardi nella notte, se avrà increspato il mare e scavato visi o mani portando con sé il profumo, l’odore e il sudore di quelle mille persone lontane, asciugamani stesi al sole, capelli bagnati e corpi nella sabbia.

Il vento soffia anche se non ha polmoni suoi, e lo fa usando l’alitare imprestato da luoghi lontani dai quali raccoglie qualcosa strada facendo, così come fa una valanga rotolando sulla neve fresca.

Chi può sapere quante cose durante il viaggio avrà già raccolto il vento quella mattina, prima di arrivare lì da lui, dal quel vecchio seduto a ridosso della strada nazionale.

Magari, se quel vento avesse una voce e parlasse una lingua comprensibile, chissà quali storie potrebbe raccontargli: sabbie rosse, dromedari, nomadi, carovane e petrolio, piste e fuori strada, autostrade e periferie lontane, bombe e dittatori, califfi e profughi, sultani e terroristi.

Purtroppo il vento soffia, fischia, ulula, ma non parla; al massimo spiega le vele alle navi e al mare arruffa le onde, quando questo è agitato – e se è agitato il mare figurarsi tutti quelli che ci stanno sopra, chiusi dentro ai barconi in cerca di fortuna, senza che nessuno abbia mai spiegato loro qualcosa riguardo al mare né su quando è mosso, né sugli effetti dei flutti sulla chiglia e il bagnasciuga.

(continua)

2 pensieri su “Piccola storia di un vecchio seduto su una panchina (1)

  1. 🤭 forse ho capito chi si cela dietro i racconti .., mio padre non c’è più farà due anni ad agosto insieme lèggevamo un libro di racconti che aveva comprato lui … mai terminato … devo cercarlo … è questo modo di scrivere questo racconto del vecchio che… a parte ricordarmi mio padre per alcune immagini che vedo nella scrittura… per lo stile e la minuziosa precisione nel raccontare, in più la scorrevolezza mi rammenta proprio l’autore ma non lo identifico! .

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