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Un carro armato in giardino

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#35

Mio padre e mia madre erano persone perbene; una famiglia quadrata, quadrato lui, quadrata lei. Quando nacqui io si accorsero subito che ero quadrato anch’io e ne furono contenti. Poi, però, arrivato all’età dell’adolescenza, smisi di essere quadrato, caddi e rotolai per molti anni di qua e di là.

Rotolando, ritornavo qualche volta a trovare i miei genitori, perché, forse, avevo anche bisogno di soldi. Mio padre e mia madre, per non saper né leggere e né scrivere, mi portavano ogni volta in città a farmi visitare da qualche medico molto famoso, di quelli conosciuti specialmente tra i padri e le madri di ragazzi che nascono quadrati e poi invece rotolano in giro di qua e di là. Ogni volta era la solita storia: i medici dicevano che il mio era un caso disperato e che ormai non ci si poteva fare più niente: non sarei più tornato quadrato come prima, e molto probabilmente avrei rotolato per il resto della mia vita. I miei genitori si intristivano; poi mi abbracciavano e mi davano un po’ di soldi. Io andavo via e ritornavo dopo un po’ di tempo a fargli visita.

Durante uno dei miei vagabondaggi conobbi Caterina, una ragazza bionda molto bella che aveva la mia stessa età; con lei scoprimmo subito di avere molti interessi in comune. Più tardi, io e Caterina ci sposammo e per un certo periodo siamo stati veramente bene insieme, io e lei. Le cose però peggiorarono quando Caterina diventò la mia ex moglie, se ne andò via. Essendo rimasto solo andai ad abitare in una villetta bifamiliare della periferia di una grande città del Nord Italia insieme ai miei zii.

Trascorsi alcuni mesi annoiandomi fino a quando, una mattina, scesi nel giardino della loro villetta, che si trovava nella periferia di quella grande città del Nord Italia, e vi trovai parcheggiato un carro armato russo. Tornai immediatamente in casa e ne parlai con mia zia che non era ancora andata a lavorare e forse non ci sarebbe più andata perché ormai aveva già più di settant’anni. Lei chiamò mio zio e insieme mi accompagnarono in città da un medico molto famoso, conosciuto specialmente tra le persone che trovavano carri armati parcheggiati nei giardini delle villette bifamiliari, e non solo nelle grandi città del Nord Italia. Il medico ordinò di fare alcune indagini; dai risultati di queste indagini fu possibile accertare che non si trattava di un carro armato russo, come io avevo supposto. Non ci fu quindi motivo di chiamare l’Ambasciatore russo, come io avevo chiesto; ma ad ogni modo qualcuno – però io non so chi sia stato – si preoccupò di far rimuovere il carro armato perché quando tornammo a casa il cingolato non era più là. Fu come e fosse svanito nel nulla.

J. Iobiz

Di J. Iobiz

Scrittore.
In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più.

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