Il fiume e il vino

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#53.

Se n’è andato via un altro anno senza che sia accaduto niente di particolare, ad eccezione di una cosa, una sola ma molto brutta e cioè la morte di Pilade.

A dicembre gli impiegati dell’Amministrazione sono andati tutti in vacanza. A gennaio, quando sono rientrati al lavoro c’erano le scadenze fiscali. A febbraio è arrivato come ogni anno il Carnevale. Marzo è stato un mese tranquillo; di aprile non posso dire niente di preciso. A maggio è esplosa la primavera, poi ci sono stati i mesi estivi delle vacanze. A ottobre sono iniziate tutte le nuove attività e poi è arrivato ancora una volta novembre e insieme a novembre anche un nuovo impiegato che ha preso servizio negli uffici dell’Amministrazione. Si chiama Tito.

Quando Tito ha iniziato il suo lavoro si è accorto che il suo predecessore aveva commesso un errore; si trattava…

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Salici, tigri e persone sbadate

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#51

Improvvisamente Adele è cambiata; ha iniziato a trascorrere sempre più tempo seduta in cortile a fissare con lo sguardo i grandi salici vicini al pozzo. Non viene più a passeggiare con me, Pilade e Massimo Valerio; e quando la chiamo mi risponde con un sorriso dolce, poi scuote leggermente il capo e resta seduta là, a fissare quei grandi salici. Mi ricorda mia madre.

Lei amava molto gli animali; ne aveva sempre avuto qualcuno anche prima di sposarsi. Ma con il passare del tempo, la sua passione superò ogni limite e oltre ai gatti e ai cani decise di portare nella villa dove abitavamo anche due tigri. Chiese a mio padre se egli fosse d’accordo per quel genere di acquisto e lui le disse di essere assolutamente contrario; non voleva animali feroci vicino casa. Per questo motivo, quando le tigri vennero consegnate alla…

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Quando ancora non esistevano i colori

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#50

Massimo Valerio dice che all’inizio del mondo non esistevano i colori ma c’erano solo il bianco e il nero; e ha precisato che quando dice bianco e nero non devo pensare alle vecchie foto o ai film d’epoca; no, intende dire che esisteva solo il bianco-bianco e il nero-nero, niente vie di mezzo. Solo in seguito, non sa dire con precisione quanto tempo dopo, cominciarono a mostrarsi tonalità più chiare di nero e più scure del bianco fino ad arrivare ad una scala infinita di grigi. Infine, comparve nel cielo un grande arcobaleno colorato che vi rimase per molto tempo. Forse un anno o un secolo, questo non sa dirlo. Comunque sia, a un certo punto quell’arcobaleno si ruppe e tutti i colori caddero sulla terra, proprio come è accaduto adesso. Fu allora che comparvero per la prima volta il giallo, il verde, il…

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L’arcobaleno si è rotto e i suoi colori sono caduti sulla terra

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#49

L’arcobaleno è andato via. Sono passati quasi quattro mesi da quando era comparso nel cielo ed oggi si è rotto ed è scomparso. I suoi colori sono finiti dispersi sulla terra e sopra le nostre teste. Ci sono voluti molti giorni e ce ne vorranno molti altri ancora per cancellare quei colori.

C’è chi dice che quello che è successo è tutta colpa dei partiti di opposizione, ma molti non credono che sia tutta colpa dei partiti di opposizione; c’è anche chi pensa sia stata un’operazione voluta dalla minoranza del Partito, chi invece crede si tratti di una trovata di qualche grande multinazionale; e poi c’è chi sente odore di mafia e quelli che giurano di essere certi che si tratti di un sabotaggio messo in atto dai servizi segreti di qualche Paese dell’Est europeo.

Pilade, invece, dice che la storia dell’arcobaleno è…

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Mangiatori di salsicce

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#46

Mi ha raccontato oggi Massimo Valerio di un suo lontano parente, un incrocio tra un San Bernardo e un Pastore del Bernina, che vive in montagna e delle proteste del suo anziano proprietirio nei riguardi dei mangiatori di salsicce. Si lamenta perché lassù, ormai, i suddetti mangiatori di salsicce arrivano da ogni parte del mondo, e in un numero sempre maggiore.

In tempi passati, quei pochi che arrivavano, cucinavano le loro salsicce solo giù nella valle; ma poi si sono presto abituati a salire fino a duemila metri e anche più in alto, per mangiare salsicce anche lassù. Più tardi, legati tra di loro con funi e aiutandosi con dei chiodi piantati nella roccia, sono saliti a mangiare salsicce ancora più in alto, sino alla cima delle montagne.

Successivamente, hanno teso delle grandi corde di acciaio dalla valle sino alle vette più elevate…

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Massimo Valerio Segugio Spinone

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#41

Massimo Valerio Segugio Spinone è un cane. Si chiama così; è di proprietà di una coppia di anziani che sono dovuti partire all’improvviso e lo hanno lasciato qui. Ho detto agli impiegati dell’Amministrazione che posso pensare io a lui; non è più molto giovane ma è molto educato. Abbiamo iniziato a fare insieme lunghe passeggiate e ho scoperto che, oltre a saper ascoltare, sa anche parlare. E credo sia un cane con una certa istruzione. Quando camminiamo nelle strade qui intorno, facciamo lunghe discussioni sulle differenze che ci sono tra il mondo degli uomini e quello degli animali. Ad esempio, sui modi che hanno i cani di segnare il loro territorio. Massimo Valerio insiste perché anch’io faccia come lui, in modo da tenere lontani certi tipi antipatici; gli ho spiegato di non essere capace di fare pipì a piccole dosi e in modo…

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Signora, si lasci andare

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#39

A dicembre, negli uffici del Comune dove abitavamo io e Caterina, gli impiegati andarono tutti in vacanza. Prima di andare in vacanza fecero un censimento degli appartamenti abitati e di quelli vuoti. Nella strada principale abitavamo noi due, all’epoca ancora due giovani sposi che non avevano ancora avuto figli. A gennaio, quando gli impiegati rientrarono a lavoro c’erano le scadenze fiscali. A febbraio
venne Carnevale. Marzo fu un mese tranquillo. Di aprile non potrei dire niente di preciso. A maggio arrivò la primavera, poi ci furono i mesi estivi delle vacanze. A ottobre iniziò un nuovo anno scolastico
e poi arrivò di nuovo novembre e dopo novembre giunse dicembre e gli impiegati del Comune andarono di nuovo tutti in vacanza ma, prima di andare in vacanza, fecero di nuovo il censimento degli appartamenti abitati e di quelli vuoti: nella strada principale non abitava più la giovane coppia di sposi…

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Non ricordi?

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Il treno era arrivato ai piedi della collina, Martin era sceso alla piccola stazione e aveva proseguito in autobus. In paese aveva trovato sua sorella. L’aveva abbracciata mentre lei gli accarezzava i capelli radi.

I primi forestieri avevano riempito la campagna di cereali, fratelli, cugini, zii e nipoti; gli altri di greggi di pecore. Poi erano arrivati gli stranieri. Prima gli amanti dei prati sempre verdi. “Non ci sono?” chiesero delusi. “No”, fu la risposta. “Pazienza, ci accontenteremo dei vecchi mulini abbandonati”. Dopo giunsero quelli che amavano la bellezza drammatica ma volevano anche gli abeti verdi. “Non ci sono?” chiesero. “No”. “Pazienza, va bene anche il vino rosso”, dissero.

«I loro padri erano venuti con l’uniforme?» le chiese lui.

«Sì. Sai, tutti abbiamo dovuto cambiare lavoro: camerieri, pizzaioli e baristi».

«E poi?» le chiese Martin.

«Dopo è arrivata la pandemia e i turisti sono…

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Non fare oggi quello che potresti fare domani

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#38

Oggi ho conosciuto Adele. Anche lei è ospite qui. È molto gentile e mi sembra proprio una bella persona. Viene da un piccolo paese del Centro Italia, in mezzo all’Appennino. Da giovane deve essere stata molto bella e conserva ancora un viso dolce dai tratti regolari e la sua pelle chiara non rivela gli anni – e non come Pilade che ha le mani e la testa ricoperte da numerose piccole macchie marroni. Adele ha però un animo malinconico, e questo lei lo sa. Glielo hanno detto fin da piccola: prima a scuola i suoi amici e poi anche i ragazzi che ha conosciuto, alcuni dei quali avrebbero anche voluto sposarla. Se avesse avuto dei figli, certamente avrebbero detto di lei la medesima cosa.

Nel pomeriggio vado insieme a Pilade, Adele e altre persone al mercato e incontriamo Anna, una dottoressa molto gentile…

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L’uomo più vecchio del mondo

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#36

Le persone che sono qui, il posto in cui mi ha mandato il bravo dottore, passano il loro tempo parlando del più e del meno, giocando a carte e bevendo limonata o gazzosa. All’improvviso, mentre giocano a carte, qualcuno racconta una storia e poi un’altra e poi un’altra ancora. “Ma pensa te”, immagino che rimugini nella sua testa il vecchio con il pancione che ho conosciuto alla fermata dell’autobus – che non era la fermata dell’autobus – e che ha detto di chiamarsi Pilade; ma veramente è una cosa che penso io, perché lui cosa pensa non me lo dice. Pilade è di poche parole; lui dice solo: «E chi lo avrebbe mai detto?». E invece lo ha detto proprio lui, mentre se ne sta seduto sotto la pergola a prendere il fresco e a bere limonate e gazzose – ma forse non sono…

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Elena Ferrante

Non lo avevo ancora letto e devo dire che mi è piaciuto. Certo, non nego che sentirlo leggere da Anna Bonaiuto può aver contribuito in modo importante alla formazione del mio giudizio.

Pilade, le mosche e la fine del mondo

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#35

Sono le quattro del pomeriggio. Pilade, il tizio che ho conosciuto alla fermata dell’autobus – che non era la fermata dell’autobus –, è seduto di fronte a me. Fa caldo e con noi ci sono soltanto le mosche con i loro voli fastidiosi, tra le grinze dei volti e delle braccia, ma questo con la storia che intendo raccontare non c’entra un granché. Ma, anche se con la storia non c’entra un granché, noi, con pazienza, ci impegniamo ugualmente a spingere via le mosche con le mani, mentre alcune volte, invece, le lasciamo fare, sopportandone il fastidio.
Chiedo a Pilade cosa ne pensa del fatto che nel mondo stiano accadendo un sacco di cose che non sono mai accadute prima: fa parte di quelli che pensano che siamo vicini alla fine del mondo oppure appartiene alla categoria di persone che pensano che il…

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Un carro armato in giardino

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#35

Mio padre e mia madre erano persone perbene; una famiglia quadrata, quadrato lui, quadrata lei. Quando nacqui io si accorsero subito che ero quadrato anch’io e ne furono contenti. Poi, però, arrivato all’età dell’adolescenza, smisi di essere quadrato, caddi e rotolai per molti anni di qua e di là.

Rotolando, ritornavo qualche volta a trovare i miei genitori, perché, forse, avevo anche bisogno di soldi. Mio padre e mia madre, per non saper né leggere e né scrivere, mi portavano ogni volta in città a farmi visitare da qualche medico molto famoso, di quelli conosciuti specialmente tra i padri e le madri di ragazzi che nascono quadrati e poi invece rotolano in giro di qua e di là. Ogni volta era la solita storia: i medici dicevano che il mio era un caso disperato e che ormai non ci si poteva fare più niente:…

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Medici, coccodrilli e vacanze a Cesenatico

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1 aprile 2021

#34

Accadde la prima volta nel mese di febbraio; io ero un generale che vinceva tutte le guerre. Poi, però, successe questa cosa dei coccodrilli e una di queste guerre la persi e ci rimasi male. Mia madre, allora, mi portò in città a farmi visitare da un medico che era molto bravo a curare le persone che avevano problemi con i coccodrilli, soprattutto nel mese di febbraio.

Il medico visitò il generale e diede preziosi consigli alla madre del generale; lei ne fu molto soddisfatta, gettò via il vestito da generale e l’anno dopo per Carnevale mi vestì con un bellissimo costume di Arlecchino. Ma i coccodrilli non scomparvero.

Crescendo diventai un ragazzo che di solito non era molto bello. Una mattina, però, mi svegliai e guardandomi allo specchio mi accorsi di essere diventato bellissimo. Lo dissi a mia madre…

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