L’innamorata (4)

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All’ufficio postale le dicevano che doveva avere pazienza, la risposta sarebbe arrivata. Ma il tempo passava e della risposta di Leonardo non vi era nessuna traccia.

Giulia provò ad ingannare il tempo ma senza successo, se ciò che deve accadere non accade, è insuccesso.

I giorni, i mesi passarono e dall’ufficio postale non le giunse nessuna risposta. Continuava a vedere Leonardo in strada, al supermercato o al bar, ma non notava in lui alcun cambiamento.

La sua amica Luisa le aveva detto: «Giulia, stai tranquilla, vedrai che una risposta ti arriverà. Dai tempo al tempo!». Ma chi glielo toglie il tempo al tempo, aveva pensato allora Giulia, anche volendo lei non ne sarebbe stata capace!

Restò in attesa come la pioggia ancora nel cielo, come una cosa prima che accada; pensò che quel suo amore fosse giunto troppo presto o forse era lei a…

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L’innamorata (3)

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(A proposito di Giulia)

Giulia per vivere mangiava ma per mangiare doveva fare la spesa cosicché le occorreva spesso del denaro, denaro che normalmente riusciva però a farsi consegnare in cambio del suo tempo libero. Cioè, una parte del suo tempo libero, che una volta dato in cambio non era però più libero ma diventava occupato. Ma lei sapeva in anticipo quale del suo tempo sarebbe restato libero e quale occupato; per questo motivo il tempo era spesso pre-occupato, ma lei no, lei non era preoccupata e mangiava regolarmente.  

Nonostante tutto ciò, Giulia non era felice. Le mancava qualcosa, anzi, qualcuno. Attendeva una risposta alla sua lettera.

Il tempo, però si sa, è come un treno che passa: può essere lungo e veloce nello stesso momento. E in quel periodo il tempo per lei passava veloce ma era così lungo che sembrava non…

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L’innamorata (2)

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Leonardo era veramente una gran bel ragazzo e Giulia non aveva potuto fare a meno di innamorarsene. In verità, anche a lei quando era piccola dicevano che era carina e lei ci credeva, specialmente quando a dirglielo era la mamma; di lei purtroppo ricordava poco mentre del padre invece aveva molti più ricordi. Erano di suo padre molte degli insegnamenti che lei aveva ricevuto: ad esempio le aveva insegnato a leggere e a scrivere.

«Scrivere per ricordare e leggere per dimenticare» così le diceva lui. E ancora: «Quando vuoi ricordare una cosa fai una lista perché tutto quello che ci metti, lì sta». Per questo lei faceva spesso delle liste di cose che voleva ricordare, e la faccenda sembrava che funzionasse bene. Leggere invece le serviva a volare e l’aiutava a passare sopra alle cose che la facevano stare male. E certe volte era…

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L’innamorata (1)

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Arrivata all’ufficio postale, Giulia, aveva chiuso la lettera dentro la busta e la busta nella cassetta. Quindi aveva chiuso la giacca, le mani nelle tasche della giacca, e infine se stessa dentro l’autobus per fare ritorno a casa. In quel preciso momento era proprio tutto chiuso, anche il bar per turno di riposo e il cielo, almeno fino a quando il vento non si alzò, forse perché si annoiava o forse perché da seduto non arrivava bene a far sventolare la bandiera issata in alto sul pennone dell’ufficio postale.

Giulia viveva da sola da quando aveva compiuto il ventottesimo anno di età, cioè da quando era morto suo padre. Non avendo nessuno che potesse pensare a lei, i servizi sociali che la seguivano avevano deciso di fare una prova. Il tentativo era andato bene e adesso, ormai da quasi dieci anni, viveva in modo…

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Giorno di riposo

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Il grosso fuoristrada nero fu ritrovato nella notte sulla spiaggia. Aveva ancora il motore acceso ma al posto di guida non c’era nessuno; apparteneva ad un uomo che aveva due figli, uno di dieci e uno di quattro anni. Era un lunedì, il giorno di chiusura settimanale del suo ristorante, e lui ne approfittava per trascorrere un po’ di tempo con loro.

Era passato a prendere il più piccolo a casa della ex moglie dicendole che voleva portarlo a fare una gita al mare. Dopo era andato dall’oratorio parrocchiale a prendere il figlio più grande. Quando era arrivato aveva incontrato padre Amos, il prete che insegnava catechismo, e che qualcuno mormorava avesse il dono di vedere lontano. Aveva detto al prete che sarebbe andato a fare una gita al mare con i figli, ma il prete intuì che quella era solo una mezza verità…

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Rivoluzioni

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La Terra imperterrita

continua a fare le sue brave rivoluzioni

mentre gli uomini ne parlano soltanto

e quando ne fanno una

tornano sempre al punto di partenza.

Senza neppure accorgersi

che intanto l’Universo si è spostato di lato,

forse un po’ più in basso o in alto.

(Diego Osvaldo Ardiles)

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Un buco nell’anima

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C’è un buco profondo

nella mia anima

da dove vedo l’universo

– e non so se lui può vedermi -.

Lì getto le mie parole

e le mie paure.

Lì a volte mi tuffo

esausto.

Diego Osvaldo Ardiles

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Persone e parole

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Ho conosciuto persone che non dicono niente,

altre che potrebbero farlo ma non lo fanno,

e altre ancora che dicono tutto, anche quando rimangono in silenzio.

Diego Osvaldo Ardiles

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Sorella Pazienza e sorella Speranza

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All’ospedale siamo tutti pazienti

ma ancor di più lo saremo al cimitero

belli ordinati e composti,

anzi decomposti.

Senza più nulla da aspettare

libere le anime si alzeranno

dimentiche di cosa fosse la pazienza.

Anche lei finalmente riposerà

sepolta là vicino,

insieme a sorella Speranza.

(Diego Osvaldo Ardiles)

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Come mi sono liberato del mio autore (fine)

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[Il finale, appena arrivato da Monica Boreca]

A questo punto rimaneva solo Jakob. Non è stato difficile localizzare in quale palazzo si era rifugiato a fare l’eremita. Una volta individuato l’Autore lo ha raggiunto salendo fino all’ultimo piano dell’edificio. Da lì ha seguito le indicazioni per i depositi dell’acqua ed è sbarcato su una terrazza posta sul tetto dell’edificio. Jakob era sdraiato in un angolo e sembrava che dormisse. L’Autore non voleva interrompere il suo sonno. La serata era piuttosto nuvolosa e il cielo si era abbassato fino quasi a farsi toccare con una mano. Giù dalla stradaarrivavano odori e rumori indistinti mescolati in un caos che non aveva niente di piacevole. All’Autore è venuto in mente di affacciarsi a guardare giù ma si è dovuto fermare perché ha iniziato a girargli la testa. Arretrando deve aver compiuto un movimento maldestro, è inciampato in…

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Come mi sono liberato del mio autore (3)

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Incontrando Eva (dalle parole di Monica Boreca).

La difficoltà più grande è stata quella di liberarsi dei suoi amici e rimanere da soli, in modo che l’Autore potesse spiegare ad Eva il motivo di quella visita. Il locale era pieno di giovani che sorseggiavano birra, vino e superalcolici fumando sigarette arrotolate; è un vecchio cinema dismesso riadattato a pub al quale si accede da una corte dove sono sistemati una ventina di tavoli. Quella parte di città è piena di locali simili dove si ritrovano la sera giovani dai  venti ai quarant’anni.

Pensando all’ambiente in cui si sarebbero incontrati l’Autore ha scelto di vestirsi in modo diverso dal solito e ha optato per un abbigliamento casual, scarpe sportive running, un cappotto grigio spigato, una sciarpa giallo ocra, un berretto da baseball americano e occhiali da sole scuri.

Non appena sono rimasti soli, l’Autore ha…

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Come mi sono liberato del mio autore (2)

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(Prosegue il racconto di Monica Boreca)

A Ivanka, l’Autore si è dovuto avvicinare con cautela; seppure ancora giovane lei ha il corpo e l’anima già segnati da molte esperienze. Il suo è uno sguardo ormai disincantato sul mondo e, nonostante i suoi quarant’anni, sembra che non rincorra più nessuna meta. È come se avesse fatto un accordo con il proprio destino dove entrambi, sia lei che il destino, rinunciando a qualcosa di importante avessero ottenuto in cambio quello che più stava loro a cuore, e cioè l’ultima parola sul futuro. Un parola condivisa e ormai nota a entrambi.

La sensazione che si ha osservando il suo sguardo e il suo modo di muoversi, sempre misurato e gentile, è che lei sappia in anticipo ciò che sta per accadere. Certo, è solo una sensazione, non si sono verificati fatti o circostanze che possano far pensare…

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Come ho fatto fuori il mio autore

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Mi chiamo Monica Boreca e sono la compagna dell’autore che ha creato, insieme a molti altri, anche il personaggio di nome Jakob Iobiz. Non chiedetemi se sono reale oppure no; per convenzione, qui tutto è finzione e solo le parole scritte sono realtà.

Mi trovo qui per raccontare quello che è accaduto una notte di qualche tempo fa. Me lo ha chiesto Jakob, e non solo lui.

L’autore, che chiamerò semplicemente Autore, era seduto di fronte al suo computer; la bottiglia di whisky era quasi finita e doveva per forza uscire a comprane un’altra, almeno di non rimanere il resto della notte senza bere rinunciando così all’unico aiuto di cui disponeva per sciogliere il fastidioso dilemma che lo stava assillando.

Scrivendo un romanzo si era ritrovato con quattro personaggi, un vecchio professore di nome Arturo Maria Stori, la sua badante Ivanka, Eva, la figlia…

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Ciò che rimane

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Morire a poco a poco

in un letto di ospedale

scoprendo sulla tua pelle

fino a quando il gioco vale.

Quando tutto ciò che possiedi

é solo quello in cui credi,

tanto tempo per pensare

ed un angolo per pregare.

Morire lentamente

in un letto di ospedale

tenendo tra le tue mani

chi ti accompagnerà lontano.

Aggrapparsi alla vita

anche se speri sia finita,

mentre si spegne sul tuo viso

anche l’ultimo sorriso.

Proprio quello mi è rimasto

e lo rivedo, sai,

ogni giorno ancor più bello.

(Diego Osvaldo Ardiles)

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