Scusate se mi faccio un po’ di pubblicità; ma ho scritto il libro da solo, l’ho pubblicato da solo, e se non faccio un po’ di pubblicità va a finire che lo leggo anche da solo! (Questa è la copertina dell’ebook).
Mario passava da un mondo luminoso, caldo, animato e piacevole ad un altro dove invece non c’era nessuno, se non lui; un luogo freddo e inospitale, ricoperto solo di ghiaccio, di un ghiaccio che non si scioglieva mai, un ghiaccio che rendeva impossibile e addirittura impensabile il nascere di qualcosa di diverso. Là non c’era mai il sole ma solo una fredda luce simile a quella della luna e, talvolta, neppure quella. In quei frangenti, Mario trascorreva il suo tempo a osservare in silenzio il paesaggio che oramai conosceva in ogni suo minimo dettaglio: era un paesaggio sempre uguale a se stesso e anche lui era sempre uguale a se stesso. In quel mondo era sempre solo, perché là dentro tutti quanti erano soli. Di persone ce n’erano tante ma ciascuna rimaneva oscura alle altre, come se si trattasse di esseri trasparenti e intangibili.
DI MAREMMA E DINTORNI è il titolo del mio nuovo libro in pubblicazione su Amazon.
Raccoglie storie di fantasia ambientate in un angolo di Toscana che ha come baricentro la Maremma; non si tratta però della Maremma geografica ma, come intende spiegare il titolo, anche dei suoi dintorni sia fisici che temporali. Le storie si snodano tra i boschi e la campagna rurale, le isole dell’arcipelago, le periferie urbanizzate, i vecchi borghi, le città d’arte e i porti sul Mar Tirreno. Insieme ai protagonisti dei racconti ci sono quasi sempre anche gli elementi naturali; il mare, il vento e il bosco accompagnano e guidano decisioni talvolta irrazionali dalle quali scaturiscono finali inaspettati. I dintorni temporali riguardano invece un futuro forse imminente e uno che speriamo resti solo immaginato.
Il libro comprende anche il racconto di come J. Iobiz sia riuscito a liberarsi del proprio autore, mentre per una sua biografia…
Ma forse la verità è un’altra; Mario aveva un baco nella testa. Sì, proprio un baco dentro la sua testa e neppure lui lo sapeva, perché alcuni difetti oggi te li scoprono addirittura quando sei ancora nella pancia della tua mamma, mentre altri li trovano subito dopo, o dopo qualche mese o qualche anno; ma se invece hai un baco nel cervello, un baco come dico io, quello può rimanere nascosto a tutti, perfino a te stesso, sino a quando un bel giorno – si fa per dire – Plaf!, se ne esce fuori e combina il suo casino. Eppure era sempre stato lì, lasciandoti vivere tranquillo senza che nessuno si accorgesse di lui. Questo, per me, è quello che è accaduto a Mario.
Verso la fine del mese di maggio, iniziò di tanto in tanto a farmi domande e discorsi sempre più strani…
Mario era sempre in giro per lavoro o per divertimento; spesso non riuscivo neppure a capire bene dove per finisse l’uno e iniziasse l’altro. Poi, però, a marzo di quel suo ultimo anno, incominciò a vedere le cose in modo diverso. Iniziò a dire che quando la sera rientrava a casa gli venivano in mente dei pensieri strani e malinconici.
Inizialmente questi attacchi di malinconia erano momentanei e duravano poco; una volta che se ne erano andati via tutto ritornava come prima. Raccontava anche di avere trovato un buon antidoto a quel malessere: quando si sentiva assalito da quel particolare malumore smetteva di fare ciò che stava facendo e concentrava il suo pensiero sull’immagine di una montagna; sì, proprio una grande montagna, con una parete verde ricoperta di prati senza alberi, con su una scritta fatta da tanti sassi bianchi, che diceva: «Non m’importa…
Non so se Mario sapeva di essere mio padre, ma io ne ero certa perché me lo aveva detto mia nonna prima di morire. E poi mi somigliava, stessi capelli biondi, stessi riccioli, le mani grandi e il viso spigoloso come il mio. Lo sapeva ma per qualche motivo voleva tenere questa cosa nascosta. Una delle ultime volte che lo vidi fu agli inizi del mese di ottobre, quando avevo compiuto da poco tredici anni. Certo, chi lo avesse incontrato prima di quella sua ultima estate lo avrebbe sicuramente trovato una persona diversa. Lui era un tipo allegro e cordiale, lavorava come un matto guadagnando un bel po’ di soldi e altrettanti li spendeva; sembrava in pace con il mondo. Ricordo che una delle ultime volte che lo incontrai mi raccontò che era stato al mercato di roba vecchia che facevano in una piccola…
Arnalda ha una sua teoria. Ah, dimenticavo di dirti che non è potuta venire perché non sta troppo bene, sai i soliti acciacchi delle donne. Comunque ti stavo dicendo che lei una teoria ce l’ha: troppe generazioni venute su senza conoscere cosa è la guerra. Bene, dirai tu; bene per niente, dice lei. Tutta questa pace ci ha rincoglioniti. Non ha fatto altro che rammollire i cervelli, i cuori e i muscoli. E così i nostri giovani sono cresciuti pieni di paure e nevrosi; si dovesse fare una guerra oggi i nostri giovani…buuum!… scapperebbero tutti al primo colpo di cannone! Altro che coraggio. La pace non è un valore ma uno stato di inerzia, inedia, mancanza di ideali. E da che mondo è mondo il declino dei popoli è sempre avvenuto quando non sono più riusciti a difendere le conquiste che avevano fatto e…
oggi c’è stato il funerale di Gino; non so se ti ricordi di lui. Io ero un po’ distratto e ho sbagliato; ho visto delle facce familiari e mi sono messo in fila, ma il funerale era quello di un altro. Avrei potuto proseguire, sai, per non fare brutta figura, tanto in paese ci si conosce tutti. Ma poi mi sono detto che era meglio di no e ho seguito il carro funebre di Gino.
Povero Gino che se n’è andato, ma anche poveri noi che restiamo qua. Siamo sempre meno, proprio come in una guerra. E non è vero che se ne vanno sempre i migliori: partiamo tutti, in ordine sparso, mica in fila indiana, ma prima o poi si parte tutti. E, invece, ad arrivare sono solo immigrati, neri, occhi a mandorla, slavi, e via di questo passo. Basta accendere…
Credetemi, se questi nativi non impareranno altri sistemi per spostarsi rimarranno confinanti qui per sempre; il problema, può darsi, sia la stessa struttura fisica del loro cervello che è piuttosto misera, visto che non supera neppure la velocità di 126 bit.
Per tutto questo motivo vostro figlio Emidio potrebbe essergli molto utile, ma per adesso non gliene hanno data alcuna possibilità. Sarà forse un problema legato alla comprensione della lingua: qui ciascuno parla un idioma diverso dall’altro, anche in luoghi tra loro molto vicini. Ce ne sono in grande quantità – pare esistano migliaia e migliaia di lingue diverse – e ciascuna è comprensibile solo a un ristretto numero di persone.
Penso che in realtà neppure essi, i nativi, sappiano esattamente dove si trovano rispetto allo spazio cosmico; per questo motivo se ne stanno qui sospesi, un po’ come i gatti al sole, senza…
vi scrive da quaggiù vostro figlio Emidio perché vi vuole raccontare del suo ultimo viaggio. Innanzitutto spera che stiate bene in salute e siate ancora insieme da qualche parte, non importa dove.
Sapete che vostro figlio è finito in un mondo torto e curvo dove non esistono linee dritte: anche quelle che appaiono diritte lo sono soltanto se si osservano da molto vicino, ma basta allontanarsi, anche di poco, e si vede bene che invece sono linee curve e storte. E siccome qui tutto quanto è storto, è anche normale che sia altrettanto storto tutto quanto ci sta dentro: uomini, persone, cose e animali, compreso gli scienziati locali che, per la verità, non sono neppure molto intelligenti.
Fortunatamente questo mondo è anche abbastanza vuoto; anzi, è molto vuoto. Ho scoperto che qui è tutto molto rarefatto e questo, tutto sommato, è un…
Adesso hai un’occasione unica! Acquista o scarica al costo di 1€ il mio eccezionale ebook (che domani, grazie alla benevolenza di Amazon, sarà gratis!).
Ho fatto un corso di marketing, come vado? Ho imparato qualcosa di buono?
P.S. Naturalmente non è vero che il mio libro vi farà smettere di scrivere e neppure che ho fatto un corso di marketing.
P.S. Naturalmente è vero che è un libro eccezionale!!!
Le potrà apparire impossibile, caro giovane, ma io posso conoscere il futuro. Ormai ho i capelli bianchi, quei pochi che mi sono rimasti, eppure tutti i miei ricordi stanno là, nel futuro. Quando la guardo so già in anticipo cosa lei sta per fare, quali saranno i suoi movimenti. Per la verità, ho solo vaghi ricordi del futuro remoto; e questi non riguardano tutte le persone che incontro. Eh no, altrimenti sarei un indovino! I ricordi che ho del futuro sono solo quelli del mio futuro, non del futuro in generale.
Il vero problema, le potrà sembrare strano, è che non so più nulla del passato. Praticamente non so chi sono o cosa ho fatto.
Ma, non so se glielo ho già detto, i miei ricordi del futuro sono molto nitidi solo rispetto al futuro prossimo, sono invece nebbiosissimi quando si tratta del futuro remoto…