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Andiamo a casa, Martin (Incipit)
(Incipit del racconto “Andiamo a casa, Martin” che fa parte della raccolta “Di Maremma e dintorni”)
Martin guardava fuori dal finestrino e intanto si sorreggeva con una mano alla maniglia sopra lo sportello tentando così di rimanere il più possibile indenne dalle scosse che facevano oscillare da una parte e dall’altra l’auto, mentre affrontava gli stretti tornanti che salivano verso la sommità della collina.
Non avrebbe saputo dire da quanto tempo non tornava a casa, non riusciva più a ricordarlo. Rammentava ancora bene però il suo paese, la collina dove esso sorgeva, i suoi genitori, la sua famiglia e il nonno Martino da cui aveva preso il nome, anche se tutti in realtà lo chiamavano Martin per distinguerlo dal vecchio. Quando il treno era arrivato ai piedi della collina dove abitavano i suoi genitori, Martin era sceso alla piccola stazione e aveva proseguito in autobus. Mentre questo saliva lungo i…
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Il cuore non ha pace
Poesia dedicata all’ennesima, inutile, tragica e disumana carneficina in Palestina.
Il cuore non ha pace,
la terra neppure,
io nemmeno.
La guerra non ha pace
e non ha più voce
il milite ignoto
né l’ignoto civile
e ignudo è rimasto
anche il bambino,
figlio di nessuno.
Quale incenso arriva
tra questi morti ammazzati
e chi di loro ha adesso
un posto nella moschea,
in sinagoga o in cattedrale?
E dov’è il mio posto,
in quale fila di fuoco posso leggere il Vangelo?
E dove, questa sera di fuoco,
lo avrebbe annunciato Lui?
Diego Osvaldo Ardiles
In che modo Jakob Iobiz ha eliminato il suo autore (Incipit)
Mi chiamo Monica Boreca e sono la compagna dell’autore che ha creato, insieme a molti altri, anche il personaggio di nome Jakob Iobiz. Non chiedetemi se sono reale oppure no; per convenzione, qui tutto è finzione e solo le parole scritte sono realtà.
Mi trovo qui per raccontare quello che è accaduto una notte di qualche tempo fa. Me lo ha chiesto Jakob, e non solo lui.
L’autore, che chiamerò semplicemente Autore, era seduto di fronte al suo computer; la bottiglia di whisky era quasi finita e doveva per forza uscire a comprane un’altra, almeno di non rimanere il resto della notte senza bere rinunciando così all’unico aiuto di cui disponeva per sciogliere il fastidioso dilemma che lo stava assillando.
(Incipit del racconto dal titolo “In che modo Jakob Iobiz ha eliminato il suo autore” compreso nella raccolta “Di Maremma e dintorni”)
L’innamorata (incipit)
Questo è l’incipit del racconto “L’innamorata” che fa parte della raccolta “Di Maremma e dintorni”.
Arrivata all’ufficio postale, Giulia, aveva chiuso la lettera dentro la busta e la busta nella cassetta. Quindi aveva chiuso la giacca, le mani nelle tasche della giacca, e infine se stessa dentro l’autobus per fare ritorno a casa. In quel preciso momento era proprio tutto chiuso, anche il bar per turno di riposo e il cielo, almeno fino a quando il vento non si alzò, forse perché si annoiava o forse perché da seduto non arrivava bene a far sventolare la bandiera issata in alto sul pennone dell’ufficio postale.

Buona lettura!
Il mio libro “Di Maremma e dintorni” contiene questi racconti:
RACCONTO DI MAREMMA
BOMBER
L’INNAMORATA
PICCOLA STORIA DI UN VECCHIO SEDUTO SU UNA PANCHINA
LE RÉFUGIÉ
IL NONNO CON GLI OCCHIALI DA SOLE
BEATI GLI ULTIMI
AI PASCOLI ALTI
GIORNO DI RIPOSO
ANDIAMO A CASA, MARTIN
IRRUZIONE AL CASTELLO
IL FARO DI COLLINA ISOLA
IN CHE MODO JAKOB IOBIZ HA ELIMINATO IL SUO AUTORE Buona lettura!

Link per acquistare il libro o l’ebook
Scusate!
Scusate se mi faccio un po’ di pubblicità; ma ho scritto il libro da solo, l’ho pubblicato da solo, e se non faccio un po’ di pubblicità va a finire che lo leggo anche da solo! (Questa è la copertina dell’ebook).

I venditori di ombrelli (fine)

Mario passava da un mondo luminoso, caldo, animato e piacevole ad un altro dove invece non c’era nessuno, se non lui; un luogo freddo e inospitale, ricoperto solo di ghiaccio, di un ghiaccio che non si scioglieva mai, un ghiaccio che rendeva impossibile e addirittura impensabile il nascere di qualcosa di diverso. Là non c’era mai il sole ma solo una fredda luce simile a quella della luna e, talvolta, neppure quella. In quei frangenti, Mario trascorreva il suo tempo a osservare in silenzio il paesaggio che oramai conosceva in ogni suo minimo dettaglio: era un paesaggio sempre uguale a se stesso e anche lui era sempre uguale a se stesso. In quel mondo era sempre solo, perché là dentro tutti quanti erano soli. Di persone ce n’erano tante ma ciascuna rimaneva oscura alle altre, come se si trattasse di esseri trasparenti e intangibili.
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Di Maremma e dintorni – nuovo libro
DI MAREMMA E DINTORNI è il titolo del mio nuovo libro in pubblicazione su Amazon.
Raccoglie storie di fantasia ambientate in un angolo di Toscana che ha come baricentro la Maremma; non si tratta però della Maremma geografica ma, come intende spiegare il titolo, anche dei suoi dintorni sia fisici che temporali. Le storie si snodano tra i boschi e la campagna rurale, le isole dell’arcipelago, le periferie urbanizzate, i vecchi borghi, le città d’arte e i porti sul Mar Tirreno. Insieme ai protagonisti dei racconti ci sono quasi sempre anche gli elementi naturali; il mare, il vento e il bosco accompagnano e guidano decisioni talvolta irrazionali dalle quali scaturiscono finali inaspettati. I dintorni temporali riguardano invece un futuro forse imminente e uno che speriamo resti solo immaginato.
Il libro comprende anche il racconto di come J. Iobiz sia riuscito a liberarsi del proprio autore, mentre per una sua biografia…
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I venditori di ombrelli (3)

Ma forse la verità è un’altra; Mario aveva un baco nella testa. Sì, proprio un baco dentro la sua testa e neppure lui lo sapeva, perché alcuni difetti oggi te li scoprono addirittura quando sei ancora nella pancia della tua mamma, mentre altri li trovano subito dopo, o dopo qualche mese o qualche anno; ma se invece hai un baco nel cervello, un baco come dico io, quello può rimanere nascosto a tutti, perfino a te stesso, sino a quando un bel giorno – si fa per dire – Plaf!, se ne esce fuori e combina il suo casino. Eppure era sempre stato lì, lasciandoti vivere tranquillo senza che nessuno si accorgesse di lui. Questo, per me, è quello che è accaduto a Mario.
Verso la fine del mese di maggio, iniziò di tanto in tanto a farmi domande e discorsi sempre più strani…
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I venditori di ombrelli(2)

Mario era sempre in giro per lavoro o per divertimento; spesso non riuscivo neppure a capire bene dove per finisse l’uno e iniziasse l’altro. Poi, però, a marzo di quel suo ultimo anno, incominciò a vedere le cose in modo diverso. Iniziò a dire che quando la sera rientrava a casa gli venivano in mente dei pensieri strani e malinconici.
Inizialmente questi attacchi di malinconia erano momentanei e duravano poco; una volta che se ne erano andati via tutto ritornava come prima. Raccontava anche di avere trovato un buon antidoto a quel malessere: quando si sentiva assalito da quel particolare malumore smetteva di fare ciò che stava facendo e concentrava il suo pensiero sull’immagine di una montagna; sì, proprio una grande montagna, con una parete verde ricoperta di prati senza alberi, con su una scritta fatta da tanti sassi bianchi, che diceva: «Non m’importa…
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I venditori di ombrelli (1)

Non so se Mario sapeva di essere mio padre, ma io ne ero certa perché me lo aveva detto mia nonna prima di morire. E poi mi somigliava, stessi capelli biondi, stessi riccioli, le mani grandi e il viso spigoloso come il mio. Lo sapeva ma per qualche motivo voleva tenere questa cosa nascosta. Una delle ultime volte che lo vidi fu agli inizi del mese di ottobre, quando avevo compiuto da poco tredici anni. Certo, chi lo avesse incontrato prima di quella sua ultima estate lo avrebbe sicuramente trovato una persona diversa. Lui era un tipo allegro e cordiale, lavorava come un matto guadagnando un bel po’ di soldi e altrettanti li spendeva; sembrava in pace con il mondo. Ricordo che una delle ultime volte che lo incontrai mi raccontò che era stato al mercato di roba vecchia che facevano in una piccola…
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No
Ci può essere coraggio
dove non si conosce la paura?
Fede se non si sa cosa sia il dubbio?
Si può avere carità
senza conoscere l’egoismo?
Speranza là dove
s’ignora la disperazione?
No.
Diego Osvaldo Ardiles
Ciao mamma (fine)

Arnalda ha una sua teoria. Ah, dimenticavo di dirti che non è potuta venire perché non sta troppo bene, sai i soliti acciacchi delle donne. Comunque ti stavo dicendo che lei una teoria ce l’ha: troppe generazioni venute su senza conoscere cosa è la guerra. Bene, dirai tu; bene per niente, dice lei. Tutta questa pace ci ha rincoglioniti. Non ha fatto altro che rammollire i cervelli, i cuori e i muscoli. E così i nostri giovani sono cresciuti pieni di paure e nevrosi; si dovesse fare una guerra oggi i nostri giovani…buuum!… scapperebbero tutti al primo colpo di cannone! Altro che coraggio. La pace non è un valore ma uno stato di inerzia, inedia, mancanza di ideali. E da che mondo è mondo il declino dei popoli è sempre avvenuto quando non sono più riusciti a difendere le conquiste che avevano fatto e…
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