Abbiamo tutti un blues da piangere (3)

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Il vecchio compagno di studi mi racconta un fatto accaduto ad un certo Jean Jacques e alla sua compagna Angelica. Quando ha pronunciato questi nomi ho avuto la sensazione che li avesse inventati sul momento per non rivelare la vera identità dei protagonisti della storia che si apprestava a raccontare.

Questi due giovani erano pazzamente innamorati l’uno dell’altro. Ogni volta che si vedevano si amavano come fosse la prima volta, scambiandosi promesse di felicità e amore eterno. Jean Jacques rivolgeva ad Angelica sempre le stesse tenere parole:

«Oggi hai un abito bellissimo», le diceva, e poi aggiungeva: «Ma è il sorriso il tuo vestito più bello».

Tutto questo accadde per un numero infinito di incontri, e ogni volta i due giovani vissero il loro amore come fosse il primo giorno. Invece adesso, che Jean Jacques è un uomo di una certa età, non ricorda…

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Decalogo dello scrittore, secondo me.

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  1. Leggere molto
  2. Imparare a scrivere
  3. Imparare a scrivere bene
  4. Imparare a scrivere racconti e romanzi
  5. Imparare a scrivere bene racconti e romanzi
  6. Scrivere un bel romanzo.
  7. Cercare case editrici che pubblicano racconti e romanzi (e non solo bei romanzi)
  8. Inviare il proprio manoscritto a una o più case editrici (facendo in questo caso molta attenzione all’uso del “copia e incolla”)
  9. Aspettare.
  10. Imparare a vendere un libro, che non è detto sia davvero anche un bel romanzo.

  • La numero 10 è la cosa più importante

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Abbiamo tutti un blues da piangere (2)

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Nelle città dove mi reco per partecipare a una conferenza di solito trascorro almeno una notte. Al mattino seguente, ad attendermi fuori dall’albergo trovo un taxi che mi accompagna all’aeroporto o alla stazione e durante il tragitto vengo a sapere qual è la mia nuova destinazione. Molte volte mi domando chi organizza in questo modo tutte le mie giornate, ma non so rispondermi. Ho provato a fare qualche domanda agli uffici preposti e ho scoperto che la società per la quale lavoro nel frattempo è cambiata. Non è una novità, già in passato si è trasformata varie volte: cambia il nome, vengono sostituiti i dirigenti, il personale, la sede ma la procedura rimane inalterata.

Arrivo nel luogo dove si tengono le conferenze, espongo alcuni casi e poi rimango lì a far finta di ascoltare gli altri che parlano. A volte rispondo a qualche domanda…

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Cinque sensi

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La realtà non ha senso

o forse sono io che non ho sensi

a sufficienza per comprenderla.

Forse cinque sono pochi

e ne servirebbero di più: dieci, cento, chissà!

O magari i sensi sono come i soldi,

non sono tutto ma neppure niente

e soprattutto non sono mai tutti quelli che occorrerebbero,

ne manca sempre un po’.

Sì, non sono mai abbastanza

ed io invece ne ho fin sopra la testa – non di soldi –

ma di discorsi, sensi e non sensi.

Ma perché l’uomo ha proprio cinque sensi?

Diego Osvaldo Ardiles

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La trincea

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Dal futuro ci sparano addosso,

ogni giorno nuovi morti e feriti.

Non vedo la linea del fronte

ma ne distinguo gli effetti,

la lista dei caduti

che si allunga sempre più,

di giorno in giorno,

di notte in notte.

Sopraggiungono rinforzi dalle retrovie

ma anche loro corrono lenti

verso il fronte invisibile.

E non si cade in fila indiana,

ma in ordine sparso.

Diego Osvaldo Ardiles

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Abbiamo tutti un blues da piangere (1)

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Ieri sera ho sentito alle mie spalle una voce che mi sembrava proprio quella di lei. «Scusi signore, dobbiamo chiudere», ha detto. Invece era una cameriera.

«Certo, chiudete pure» le ho risposto.

«Per cortesia, deve uscire».

«Ok».

«Signore, si sente bene?».

«Sì, sì, va tutto bene… tutto bene. Le posso fare una domanda?», ho chiesto alla ragazza, e senza attendere la risposta ho detto: «Lei ha un sogno?». Mi ha guardato con uno sguardo stanco ed è rimasta in silenzio. «Se ne ha uno non se lo lasci scappare, gli corra dietro…».

Lei ha ripetuto la solita domanda: «Signore, si sente bene?».

«Sì, tutto okay». Mi sono alzato, sono uscito dal bar dell’albergo e sono salito in camera. Ho bevuto un ultimo bicchiere e sono andato a dormire.

Questa è la mia vita. Ogni sera disfaccio la valigia in un albergo diverso, in una…

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Cori da “La Rocca” T. S. Eliot

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Dov’è la saggezza,

che abbiamo perso,

nella conoscenza?

Dov’è la conoscenza,

che abbiamo perso,

nell’informazione?

Thomas Stearns Eliot

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Ponti, ingegneri, poeti e barboni

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Sulle rive dei fiumi sognano i poeti,

negli alvei gli ingegneri costruiscono campate

e sotto i ponti si accampano i barboni la notte

– ma non nei ponti fatti tra due dì di festa,

buoni solo per far vacanza ma non per dormirci sotto.

Sui ponti l’acqua ci cade sopra e ci corre sotto,

le persone, invece, ci corrono sottosopra

e, per fortuna, ci cadono raramente,

perché inciampano, o sono molto distratte

oppure sono colpite da improvvisi accidenti.

I treni e le auto, invece, passano

indifferentemente dove credono,

anche se credere, parlando di un treno

o ad un’auto, è una parola ingombrante

che sotto il ponte non sempre ci passa.

I ben passanti se la passano bene

e pensano e pescano nei loro ricordi

un’esca o una vecchia fantesca

della quale ricordano, forse sbagliandosi,

di essere stati in braccio da piccoli.

Pontaioli e contadini non hanno però mai visto

i…

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Racconto di Maremma (fine)

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Il figlio di Costantino,  quando il notaio gli spiegò che i debiti da pagare erano superiori al valore dell’azienda agraria, rinunciò all’eredità. Da allora tutto è in stato di abbandono:  il bosco si è preso la rivincita e ha invaso i campi e le corti delle case.

Lo zio Costantino, che era proprietario di tutti i terreni della valle, in passato era stato processato per aver eseguito abusivamente dei tagli del bosco e c’era mancato poco che finisse in carcere; al penitenziario fu rinchiuso, invece, per una rissa con un tizio in paese. Questi fu portato all’ospedale con delle gravi lesioni e denunciò lo zio Costantino che fu arrestato. Prima di allora, gli era già accaduto di aver a che fare con la legge, ma se l’era sempre cavata senza troppe conseguenze.

Una volta lo avevano accusato di aver sepolto decine di pecore morte in…

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Racconto di Maremma (1)

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Lungo la strada provinciale che sale in paese, prima degli ultimi tornanti, c’è sulla destra una strada sterrata che va a morire in un grande bosco di lecci e di cerri. In realtà quella piccola strada non muore veramente, è solo addormentata e un giorno, quando le squadre di operai scenderanno di nuovo a tagliare il bosco, sarà di nuovo aperta e riprenderà a svolgere il suo vecchio compito.

Noi abitavamo nella prima casa lungo la strada ed io aiutavo mio padre che lavorava dallo zio Costantino; in realtà Costantino non era mio zio, ma a lui piaceva che io lo chiamassi così. Mio padre faceva un po’ di tutto, ma più di ogni altra cosa il suo compito era accudire il bestiame. E presto diventò anche il mio.

Quando non avevo ancora nove anni, fui mandato a fare la guardia al gregge delle…

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Ai pascoli alti

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Nel bosco c’è odore di funghi e legna tagliata. Vecchi ceppi emergono qua e là e la loro sagoma si potrebbe facilmente confondere con quella di un animale fermo ad osservare il passaggio di qualche ospite inatteso. L’intera valle è ormai quasi interamente in ombra, stretta su ogni lato da alti monti scuri; solo il cielo conserva ancora qua e là le ultime frange di azzurro della giornata.

Gemma ha risalito in fretta le pendici della montagna perché tra non molto sopraggiungerà l’oscurità completa. Per un lungo tratto non ha incontrato nessuno, poi ha visto da lontano due pastori che scendevano a valle percorrendo lo stesso suo sentiero ma in senso inverso. Questi discutevano tra loro dell’aggressione compiuta il giorno precedente dall’orso nei pascoli alti; erano talmente presi dai loro discorsi, e forse anche dalla paura di incontrare l’orso, che neppure si sono accorti…

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Soldi e poesia

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Mi hanno detto che morirò povero

come povero sto vivendo.

Ho risposto che lo so

con le poesia non si fanno soldi.

Ma neppure con i soldi si fanno le poesie.

Con le poesie si fanno altre poesie

e  con i soldi si fanno altri soldi.

Ed è per questo motivo che i poeti muoiono poveri

e i ricchi non capiscono le belle poesie.

Diego Osvaldo Ardiles

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Beati gli ultimi (finale)

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Stamattina, mentre ero in cortile, a un tratto si è aperta la finestra della mia camera e si è affacciato un Generale dell’Armata Rossa. Quando l’ho visto, colto di sorpresa, gli ho detto: «Generale, che ci fa lassù?». Lui mi ha risposto con un tono gentile ma fermo: «Compagno Luigi, cosa vede all’orizzonte?».

«Dove?» gli ho chiesto.

«Là, dietro la collina!» ha urlato lui.

«Generale, dietro la collina non c’è più nessuno… solo silenzio, aghi

di pino e funghi…».

«Ma che cavolo dice, compagno Luigi!».

Io sono rimasto fermo e senza parole.

«Dietro la collina c’è il sole!» ha detto il Generale. «Non lo vede come è già alto? Sa che ore sono? La farò processare per abbandono del posto di lavoro!». Sono rimasto impietrito: già sentivo i passi delle guardie che arrivavano per arrestarmi. Poi ho avuto un sussulto. «Porca miseria, sono già…

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Il sommesso scandire del respiro del mare

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Di tutte le volte che siamo stati al mare

nella nostra ultima estate

una ricordo più di ogni altra.

Un pomeriggio di ottobre

con il mare sornione senza un’onda,

una vela o una bagnante.

Verso sera rimanemmo soli sulla spiaggia

e mi tornarono in mente certi giorni d’agosto

quando vi restavamo fino a notte.

Sfollati gli infiniti bagnanti,

scomparivano anche le ultime voci,

le urla e ogni altro piccolo rumore,

e il mare riprendeva a respirare.

E se chiudo gli occhi,

mi sembra di udire

nel pacato suono delle onde

il sommesso scandire del respiro del mare,

simile a un enorme animale ferito

finalmente libero

da nugoli di cavallette impazzite.

Il cielo e il mare tornavano ad abbracciarsi

e cancellavano la linea dell’orizzonte

che fino a un momento prima

li aveva divisi.

Si riunivano in quel silenzio

di nuovo raccolto

e non aveva nessuna importanza

sapere che sarebbe arrivato presto

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Beati gli ultimi (5)

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In un angolo c’è un prete che ripete parole che ho ritrovato scritte nei libri: «Vivono e muoiono insieme la verità sull’uomo e Dio, e l’uomo non è se Dio non è. Simul stant et simul cadunt. Solo il divino è stabile. Stanno e cadono insieme. Il resto è fumo. Solo in Dio c’è amore pieno. Nihil nisi divinum stabileest. Caetera fumus. Nothing is stable if not divine. The rest is smoke. Solo quello che veramente è amore rimane; il resto sono solo scorie che andranno perdute per sempre nel nulla». Ombre scure lasciano i loro contorni sfumati sulle ampie vetrate dell’hangar e queste rimangono impressionate da quelle anonime sagome. Si mormora di focolai di guerra in diverse regioni del nord. La frontiera rimarrà ancora chiusa per un periodo indeterminato.

Arrivano dei vecchi autobus e lentamente ci fanno salire. Lungo tutta la…

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